La bellezza fa bene. Soprattutto alla salute

Il 26 marzo 2018, Fondazione Exclusiva propone un seminario di studi che ha come scopo stimolare un confronto a più voci sul ruolo generativo della bellezza, dell’immaginazione e della creatività a servizio delle comunità. In particolar modo applicandolo alla sanità ovvero ai luoghi della salute in genere  e prendendo spunto anche dalle Case della salute che nei Paesi più avanzati d’ Europa ed anche in Italia, per esempio in Toscana,(ma sono in previsione anche nella regione Lazio), costituiranno una punta avanzata non solo dei Pronto Soccorso ma anche un riferimento per i cittadini sul territorio. Fondazione Exclusiva è convinta che proprio per questa funzione di legame tra il territorio ed i cittadini questi nuovi luoghi debbano contenere una funzione di bellezza che non è aggiuntiva rispetto alle consuete attività di cura ed anzi utilizzando il parametro della creatività, assolvono meglio al dettato della nostra Costituzione sulla salute dei cittadini.  Ne viene fuori l’idea di una bellezza che coincide con il “far bene per star bene”. Bellezza come “pratica”, come “cura”, come salute delle comunità e dei territori, come benessere e qualità della vita, come strumento di welfare sociale. Un approccio complesso, che richiede il concorso di diversi settori: l'arte, la cultura, il design, la scienza, l’innovazione.

Io credo che la bellezza sia una forza che nasce dall’interno e si trasmette “dalle” persone verso il contesto e in cui esse si muovono e viceversa.- lo afferma Fabio Mazzeo.architetto e designer, Presidente della Fondazione Exclusiva, organizzatrice del “kick-off” del 26 marzo- Per questo motivo vogliamo promuovere un confronto polifonico e meta-disciplinare sul ruolo della bellezza come agente di cambiamento e come strumento, praticabile ed efficace, per la cura e la salute fisica e sociale delle comunità. La bellezza in quanto generatrice di benessere in grado di incidere sull'estetica dei luoghi e delle relazioni". "...Riteniamo urgente ritornare a parlare di bellezza raccontandola e riportandola alla sua naturale condizione di istituzione permanente, portatrice di benessere. Dobbiamo lavorare per passare da una cultura dell’effimero e del transitorio a una cultura della permanenza e della persistenza dei contenuti, poiché la bellezza esprime densità e contenuto ma, come un buon vino, ha bisogno di maturazione per rivelare le sue migliori qualità. Non può esserci quindi bellezza al di fuori di noi se una parte di quella bellezza non risiede già dentro di noi.  Occorre aumentare le nostre consapevolezze nel comprendere che oggi chiunque intenda riflettere sul ruolo costruttivo dell'estetica dello spazio e delle relazioni in esso praticate deve anche responsabilmente occuparsi di formazione alla creatività in quanto pratica necessaria per generare benessere. Abbiamo imparato che la creatività non è solo una qualità personale, ma un’esperienza collettiva che va formata e alimentata e la bellezza non è un privilegio, ma l'esito di un lavoro che punta a distribuire benessere, sia fisico che relazionale". "In linea con queste riflessioni è nato il progetto di Fondazione Exclusiva di raccogliere oggi intorno a un tavolo di pensiero e, nei prossimi mesi, in una progettualità concreta,  esperti di grande prestigio che da diverse prospettive si occupano di indagare la relazione tra bellezza e scienza, psicologia, design e innovazione,  per conversare sugli effetti del legame tra "luogo" e "percezione sensoriale" valutato analizzando il suo impatto sociale.
Proveremo quindi a definire un perimetro nel quale il tema della bellezza non si ritrovi ad essere circoscritto o "normato", ma discusso liberamente valutando i suoi effetti sulla persona e sulla collettività nei luoghi dove le relazioni tra gli individui avvengono
".

In effetti il seminario prenderà le mosse da tre domande precise su come restituire bellezza, anche con interventi a basso costo, ad alcuni spazi di medicina di base, come gli ambulatori di quartiere:

  • Come si progredisce sulla strada del benessere a base culturale?
  • Quali sono le informazioni, le conoscenze, le competenze che occorre garantire per sostenere questa prospettiva?
  • Quali sono gli attori che possono e devono assumersene l’iniziativa e la responsabilità, anche in forme condivise?

Tutto questo chiama in causa medici ma anche architetti,urbanisti, politici e comunicatori oltre naturalmente il necessario apporto dei cittadini.

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