Incontri di Musica Sacra e Contemporanea

Martedì 1° ottobre 2019, ore 21.00 - Basilica di San Marco Evangelista
Piazza San Marco 1 (Piazza Venezia), Roma
Ingresso Libero

Un ponte verso il sacro

Programma:
Krysztof Penderecky Ciaccona in memoria di Giovanni Paolo II (violino e viola)
Shalom Budeer violino
Marco Valabrega viola
Nell’opera compositiva di Penderecki, la Ciaccona in memoria del Giovanni Paolo II (2005) rappresenta un esempio della sua ricerca per un linguaggio musicale universale. Il brano è concepito per orchestra d'archi e fornisce la chiusura definitiva al ciclo di opere che costituiscono il Requiem Polacco, composto nell'arco di quasi 25 anni. La Ciaccona è stata dedicata alla memoria di Giovanni Paolo II, personalità carismatica, e rappresenta una continuazione creativa della tradizione musicale europea legata all'idea dell'opus perfectum et absolutum; essa si congiunge con l'arte e la tecnica polifonica e variazionale, nonché con l'espressione e la bellezza di una linea melodica suggestiva risonante con i sentimenti umani, così difficili da concettualizzare verbalmente. Il lavoro, relativamente breve (poco più di 6') allude alla variazione polifonica barocca e ai temi classici con una drammaturgia di sviluppo caratterizzata dalla melodia del tema, un lamento espressivo. La Ciaccona, qui eseguita nell’adattamento per violino e viola dello stesso autore, continua la tradizione europea della musica da concerto e si riferisce a quella funzione della musica il cui scopo è unire una comunità in un unico sentimento. (da Alicja Jarzębska, 2007)

Francesco Antonioni Organum II (flauto e nastro magnetico)
Luca Bellini flauto
Una delle prime forme di polifonia conosciute in Europa prese il nome di Organum. Alla fine del XII secolo, le melodie gregoriane venivano talvolta cantate sovrapponendo consonanze di quinta, quarta e ottava, dando così origine alla tecnica del contrappunto, che nei secoli raggiungerà forme complesse di sviluppo. La scelta delle consonanze perfette è dovuta probabilmente alla risonanza armonica naturale che i monaci e i chierici udivano cantando nei grandi spazi delle cattedrali e delle chiese.
Scrivendo Organum II ho capovolto questa prospettiva e ho immaginato una monodia (O magnum misterium, cantato a Natale nel rito ambrosiano) che emerge gradualmente dalle risonanze che essa stessa ha generato, come se le pareti, i soffitti e gli spazi una volta inondati di suono, volessero raccontare la loro storia, rivelare i ricordi e le memorie, costringendo il solista a rispondere e ingaggiare un dialogo, in cui l’antica melodia si accompagna a dolci e austere armonie. (Francesco Antonioni)


Goffredo Petrassi Benedizione dalla Genesi (voce e pianoforte) prima esecuzione contemporanea
Marta Vulpi soprano
Roberto Murra pianoforte
Benedizione è ispirata al passo della Genesi (27, 27-29) in cui Isacco Benedice il figlio Giacobbe dopo averne scoperto l’inganno. Per la prima volta Petrassi affronta i temi biblici, che diventeranno poi particolarmente importanti nell’opera matura. Come spesso accade, l’approccio verso una tematica nuova avviene attraverso una composizione per canto e pianoforte. In quest’opera del 1934, l’autore non riesce (o non vuole) emanciparsi del tutto dal condizionamento del costume e del gusto dell’epoca. La parte vocale è uniformata al tono di un declamato per lo più modale, aderente al testo di cui segue le esigenze e ricalca la traccia, utilizzando valori larghi nel racconto e melismi nelle sospensioni. Il pianoforte esprime la sua funzione di sostegno, dapprima in maniera puramente ritmica, attraverso un ostinato su di una sola nota; acquisisce poi un ruolo di accompagnamento armonico senza costruzioni aggiuntive. Il risultato è quello di un’espressività “genericamente primitiva” che riesce ad emanare una grande forza espressiva. L’affermazione che si tratti di prima esecuzione contemporanea, per lo meno in Italia e per lo meno nel Terzo millennio, dovrebbe corrispondere a verità in quanto: non si riesce a reperire né lo spartito (ottenuto grazie ad una una ricerca ardua e persino un po’ fortunata) né una qualsiasi registrazione presso le Case Editrici Musicali, la Società degli Autori e degli Editori, e presso l’ampio universo del Web. Sarà una “primizia” per la larghissima maggioranza degli spettatori. (da Enzo Restagno, 1986)


Sandro Gindro Il Dio di New York (soprano, tenore, ensemble strumentale)
Marta Vulpi soprano
Alessandro Lanza tenore
Roberto Murra pianoforte
Shalom Budeer violino I
Teresa Ceccato violino II
Marco Valabrega viola
Matteo Scarpelli Violoncello
Bruno Zoia Contrabbasso
Quintetto di fiati House Company Quintet
Paolo Lepore direttore
Il brano scritto originariamente per tenore, soprano, orchestra di fiati e percussioni, presenta molte assonanze estetico-armoniche con le parate funebri che si possono vedere nei quartieri afro americani della metropoli newyorkese. I versi di Renzo Rossi hanno accenti variati: disperati, ironici e talvolta un po’ spauriti. La tonalità evidente è contraddetta da un contrappunto che armonicamente porta molto lontano. Sonorità “cremose” e dissonanti scivolano una nell’altra.
Il brano verrà presentato per gli Incontri di Musica Sacra e Contemporanea 2019 in una nuova orchestrazione per soprano, tenore, quintetto di legni, quintetto d’archi. In aggiunta, il pianoforte preparato sostituirà la batteria, presente nella versione originale, con l’obiettivo di sottolineare ed esaltare alcune suggestioni di musica jazz, mediate dall’utilizzo di una politonalità a volte scarna a volte ricca e complessa.
(da Sandro Gindro, 1992)


Feng Yi Aimer, c‘est tout donner (tenore e quartetto d‘archi)
Antonio Tianqi Wang tenore
Shalom Budeer violino I
Teresa Ceccato violino II
Marco Valabrega viola
Matteo Scarpelli Violoncello
Il brano composto da Feng Yi nel 1992, si ispira ad una preghiera/poesia di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo (detta Teresa di Lisieux) al secolo Thérèse Françoise Marie Martin, religiosa scalza del Carmelo di Lisieux, beatificata nel 1923 e proclamata santa da papa Pio XI il 17 maggio 1925. A sua volta il componimento della Santa carmelitana fa riferimento alla prima lettera di San Paolo ai cristiani di Corinto (1Cor 13, 1-13). La scrittura originale è per coro a cappella; in questa occasione viene proposta una versione per voce solista e quartetto d’archi. Il brano è prettamente tonale; la melodia è poetica e toccante e riferisce sia della bella poesia di Teresa sia della sua vicenda spirituale, profondamente umana.
(da conversazioni con gli interpreti)


Madya Diebate Nasina (voce, kora, quartetto d’archi)
Madya Diebate voce, kora
Shalom Budeer violino I
Teresa Ceccato violino II
Marco Valabrega viola
Matteo Scarpelli Violoncello
La kora è uno strumento che nasce dalla terra – la cassa armonica è una zucca e le corde “erano” di budello – e si innalza verso il cielo. Il suono che se ne trae è uno dei miracoli più intimi e stupefacenti dell’arte musicale africana, generalmente più conosciuta per i suoi tamburi. Madya ha pubblicato alcuni CD che comprendono musiche e canzoni tradizionali cantate e personalizzate in lingua mandè; i testi raccontano brevi leggende e storie religiose che i Griot (cantastorie) tramandano attraverso il canto e lo strumento. L’evocativa “Nasina”, che viene eseguita in questa occasione, è un brano di struttura modale, espressione poetica musicata e cantata per un omaggio a Maria – Mariama in lingua mandé – madre di Gesù e mater misericordiae di tutti, la cui tenerezza è fonte di ispirazione e di rispetto in ogni tradizione religiosa.
Su alcuni accordi ripetuti sistematicamente, si sviluppa il cantato e il parlato, ispirati o narranti, alternato a variazioni melodico/ritmiche che coinvolgono gli ascoltatori in antiche ed intime suggestioni. Il suono e le improvvisazioni degli archi, occidentalizzano lievemente questo brano creando una diversificazione sonora che sottolinea l’arte di Madya esaltandone sobrietà e poesia. (da conversazioni con Madya)


Stefano Mainetti Multiversus Namaz (voce, sax soprano, violoncello, oud, kora, pianoforte ensemble di archi e fiati) prima esecuzione assoluta
Yasemin Sannino voce
Gianni Savelli sax soprano
Luca Pincini violoncello I
Ziad Trabelsi oud
Madya Diebate kora
Roberto Murra pianoforte
Shalom Budeer violino I
Teresa Ceccato violino II
Marco Valabrega viola
Matteo Scarpelli Violoncello II
Bruno Zoia Contrabbasso
Quintetto di fiati House Company Quintet
Paolo Lepore direttore
Multiversus Namaz. Il titolo racchiude il significato di questa suite; Multiversus, sia come unione di tutti gli universi, sia come multi-versus, vale a dire più linguaggi. Namaz significa preghiera in turco, e il turco è una delle lingue presenti nella suite, oltre al latino e all’italiano, nonché lingua madre della cantante Yasemin Sannino.
A lei ed alla sua splendida voce è dedicato questo brano; un segno di riconoscenza nei confronti di chi, in tanti anni di collaborazione, ha esaltato le mie composizioni, nobilitandole con la profondità della sua voce è della sua anima.
La suite è la sintesi di un percorso artistico e spirituale che mi ha portato negli anni a collaborare con musicisti di tutto il mondo, artisti di credo differente, uniti dalla passione per la musica, nell’ottica di un dialogo trasversale, multiculturale e multietnico. (Stefano Mainetti)



informazioni: segreteria@iprs.it - 0632652401 - www.iprs.it

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