Libri: il difficile mestiere dell’inviato di guerra

Sabato 8 aprile, presso la "Biblioteca Villino Corsini" di Villa Pamphili, a Roma, si svolgerà la presentazione di un libro attualissimo, per il tema che tratta e che, leggendolo, ti sferra un vero e proprio pugno nello stomaco, che ti riporta alla realtà di un mondo altro, ben diverso dal nostro, nel quale fortunatamente possiamo dedicarci alle futilità di una vita agiata. Il libro si intitola "La guerra oltre la notizia" e ti riporta al mondo dove c'è i conflitti, la fame, lo sfruttamento, un cecchino che spara ai bambini che giocano sono la cruda realtà che un cronista si trova a dover raccontare giorno dopo giorno. Quella realtà di fronte alla quale noi, agiati, chiudiamo gli occhi, perché è troppo brutta da vedere e rifiutandoci di vederla è come se per noi non esistesse.

Ma così non è per gli inviati di guerra. Giornalisti che fanno questo mestiere per scelta o per caso. Che quel mondo hanno scelto di raccontarlo nella brevità di un servizio televisivo o nelle lunghezza di uno di approfondimento. In poche righe di giornale o nelle tante di un settimanale. In un'immagine o in una foto. Giornalisti che vengono inevitabilmente travolti dalle brutture del mondo altro, diverso dal nostro, dal quale arrivano anche loro. Per capire cosa significa essere inviati di guerra e cercare di raccontarla per fare in modo che il mondo, una volta tanto, finisca di farla, ovunque, è necessario, direi quasi obbligatorio, leggere queste pagine, scritte con passione (traspare tutta) e trasporto da Ilenia Menale, che il mestiere di narratrice lo ha nel sangue. Così come quello di giornalista. L'argomento che ha affrontato è complesso, di difficile digestione. Ma lei lo ha fatto nel modo migliore. Un saggio da far leggere nelle scuole non solo per insegnare cosa significa essere inviati di guerra. Ma anche per far capire ai nostri ragazzi che al mondo ne esistono tantissimi molto più sfortunati di loro che, per scappare dalle brutture che la vita li ha costretti a vedere e vivere, affrontano viaggi disperati, nei quali a volte ci lasciano la pelle. Gli inviati di guerra raccontano proprio quelle brutture, nella speranza (o nell'illusione) che parlandone al mondo "civile" e "pacifico" questo ne prenda atto e cominci davvero a fare qualcosa per farle cessare.

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