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Luc Besson apre con The Lady la VI edizione del Festival di Roma

Si apre il Festival Internazionale del Film di Roma 2011. Per il primo giorno luci puntate su The Lady di Besson. Red carpet per Penelope Cruz e Emile Hirsch

E' Luc Besson ad aprire ufficialmente la sesta edizione del Festival del Cinema di Roma con il suo The Lady, film fuori concorso sulla storia di Aung San Suu Kyi, l'attivitsta birmana (interpretata da Michael Yeoh, la diva malese interprete già di Memorie di una Gheisha) premio Nobel per la pace, tornata libera dopo oltre vent'anni di arresti domiciliari, il 13 novembre 2010, e di suo marito, l'inglese Michael Aris (David Thewils).

Nonostante la distanza, le separazioni forzate e un regime pericolosamente ostile, l'amore tra la donna leader del movimento democratico in Birmania e il marito durerà fino alla fine, superando ogni ostacolo. The Lady è un film sull'amore, sulla dedizione e sull'umana comprensione all'interno di una situazione politica convulsa che persiste ancora oggi.

“Ho costruito questo film intorno al concetto di rispetto -spiega il regista, presente alla conferenza stampa di apertura del Festival- non solo per la donna di cui raccontiamo la storia, ma anche per il popolo che l'ha sostenuta e ha lottato con lei”. “Non è stato semplice costruire un film intorno ad una donna che non abbiamo potuto incontrare -continua Luc Besson. Abbiamo saputo della sua liberazione proprio durante le riprese del film, e ne siamo stati felici. Ma ci siamo dovuti impegnare moltissimo perché venisse rispettata la realtà dei fatti, e perché il film la raccontasse con la massima sobrietà possibile”.
“La parte più difficile -confessa il regista- è stata certamente l'incertezza intorno all'intera vicenda, alla difficoltà di raccontare una storia che aveva pochi elementi cinematografici. “Ma sono stato coadiuvato -conclude Besson sull'argomento- da una squadra di attori straordinaria e dalla produttrice del film, che voglio ringraziare personalmente”.


“E' stato molto impegnativo interpretare questo ruolo -interviene la protagonista, Michael Yeoh- perché non solo questa donna ha una personalità e un coraggio straordinari, ma anche e soprattutto perché è molto amata dal popolo birmano”. “Non volevo, dunque -continua l'attrice- imitarla, bensì rendere al meglio i tratti che la caratterizzano”.

“Luc ha voluto -prosegue Michael Yeoh- che curassi l'aspetto del linguaggio nei minimi dettagli: ho dovuto non solo adattare il mio inglese perché lo parlassi come lei, ma anche imparare il birmano, una lingua estremamente complessa, per me”. “Questo film -conclude la protagonista- è un atto di amore vero, che ci ha permesso di comprendere il significato dell'amore, non soltanto quello per il proprio partner, ma verso il proprio popolo, a sostegno di una causa importante”.

Per concludere Luc Besson si pronuncia sull'aspetto politico della vicenda e sulla possibilità che il film concorra per gli Oscar: “Non mi interessa il lato politico di questa storia, ma solo il lato umano. La non violenza è l'aspetto più importante del film. Di solito la conquista della democrazia è accompagnata da orribili spargimenti di sangue, come è avvenuto in Libia, o in Tunisia. In Birmania, invece, la lotta viene portata avanti da trent'anni senza violenza, e noi abbiamo il dovere di sostenere questa lotta pacifica”. “Questa donna -è l'augurio del regista- diventerà presidente o ministro in un regime democratico conquistato senza sangue”.

“Infine- conclude salutando i giornalisti- io sono libero e amo avere la libertà di scegliere quale film fare, indipendentemente dalla possibilità che si aggiudichi nominations o premi. Non sono come i giovani registi che passerebbero sopra il corpo dei propri genitori per conquistare dei riconoscimenti. No, non ho più la forza di fare queste cose e stare dietro a questi meccanismi. Voglio solo dedicarmi ai film che mi piacciono”.

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