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Educazione fisica, il film che racconta i genitori che diventano “branco”

Quello di Stefano Cipani è un film attuale che esplora uno spaccato di società moderna rivelando gli aspetti peggiori del familismo

Dopo Mio fratello rincorre i dinosauri, alla sua opera seconda Stefano Cipani affronta un altro soggetto “sensibile”. I genitori di tre alunni vengono convocati dalla preside di una scuola media di provincia: è successo un fattaccio, di cui i loro figli sono i responsabili. Ma è difficile da credere e da accettare. La palestra si trasforma in un’aula di tribunale improvvisata, dove ha inizio un processo feroce nel tentativo ostinato di smentire e nascondere la verità. 

Educazione fisica: dove i genitori sono il “branco”

Angela Finocchiaro, Claudio Santamaria, Sergio Rubini e Raffella Rea sono i genitori, di classi, stili, arroganza e sensibilità diverse, mentre Giovanna Mezzogiorno è l’austera preside e, in qualche modo, tenace “avvocato dell’accusa”. Tratto dalla pièce La palestra di Giorgio Scianna, di cui il regista si è “follemente innamorato”, e sceneggiato dai fratelli D’Innocenzo, un teso film da camera, ispirato nella forma a classici processuali come La parola ai giurati di Sidney Lumet. 

“Il testo teatrale - ha detto Cipani spiegando la genesi del film - già denunciava l’atteggiamento da branco di questi genitori iper protettivi nei confronti dei figli, così ho pensato si sviluppare un aspetto molto interessante ossia l’assumersi responsabilità rispetto a quello che ci succede”. Un film che si svolge tutto all’interno di una palestra, vecchia ma ancora funzionante. 

Educazione fisica: l’esplorazione della società moderna

“Il fatto di avere un unico ambiente è stato un limite creativo importante, ma allo stesso tempo ha fatto volare fantasia e creatività” - ha detto Claudio Santamaria. “Abbiamo avuto la fortuna di girare tutto in sequenza, vivendo così le emozioni dei personaggi. Ci siamo sentiti chiamati in causa come cittadini e come genitori. Io stesso mi sono chiesto che cosa avrei fatto in una situazione del genere. Quella palestra alla fine si è rivelata  emblematica del mondo che ci circonda, della società in cui viviamo: è stato difficile dover rompere il velo della decenza in una storia in cui i personaggi mostrano tutta lo loro mostruosità, al limite del grottesco”. Un film con una tematica forte, dove sono i dialoghi a farla da padroni. Oltre la sceneggiatura “pazzesca”, così l’ha definita Giovanna Mezzogiorno, la sua partecipazione al film nasce “dalla forte empatia” provata nei confronti del regista. Non è mancata la fatica: “E’ stato un lavoro difficile, molto psicologico” - ha detto l’attrice. 

Un film attuale su familismo e branco

Un film, definito dai più, attuale. E’ Sergio Rubini a sottolinearlo: “Sono molto orgoglioso di far parte di questo film che è stato entusiasmante, ci ha messo alla prova e posto delle domande, ma soprattutto presenta uno spaccato della nostra società e ne narra la trasformazione. Racconta una società in cui le istituzioni - sottolinea - hanno perso credibilità, dove il familismo mostra i suoi risvolti peggiori. Un film importante”. Complicato, ma allo stesso tempo interessante, non giudicare il personaggio interpretato. “Lavorare a questo film è stato come affrontare l’oscurità che ognuno di noi può tirar fuori da se perchè effettivamente - ha fatto notare Angela Finocchiaro - non sappiamo come reagiremmo in situazioni del genere”. “Questi genitori - ha aggiunto Raffaella Rea - non hanno ben in mente il bene dei figli, difendono loro stessi e il fragile equilibrio che pensano di avere nella loro vita”. Un film sul “branco”, quello dei genitori “dove ognuno - nota Rea - tira fuori il peggio di sè ma anche dell’altro. Un’altalena di forze e debolezze nella quale i personaggi si alternano”. Ma anche una pellicola dove sono numerosi i conflitti che esplodono “quello tra l’essere un buon cittadino e i doveri nei confronti dei figli. Il conflitto - aggiunge Sanna - tra volere il bene del proprio figlio e il doverlo proteggere a tutti i costi non consentendogli, talvolta, di crescere”.
 

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