Femminarium, al Centro Tango Roma

Ispirata al bestiario medioevale, Femminarium è un’opera associativa contemporanea in versi in cui le femmine, in base alle loro caratteristiche, vengono interpretate attraverso musica, danza e irriverente comicità.

NOTE DI REGIA
Il teatro è donna.
Sempre più femmina.
Contra un atavico strapotere di personaggi virili, il regista si tuffa nell’universo muliebre per riemergere con
tanto calore e pochissimi peli sulla lingua.
C’è voglia di umanità, considerazione, prestanza, passione e gravidanza.
Langue appagamento, soddisfazione, concretezza, fiducia, visione del futuro, pensionistica progettualità.
Si canta, ma la carenza non passa.
Si sperimenta, ma il desiderio non si smorza.
Si parte, ma la distanza non colma la vacanza.
Cosa vogliono le donne?
Cosa meritano?
Cosa sentono?
Cosa vuol dire essere donna?
Non lo sa il regista, non sa rispondere nemmeno l’autore, ma la musica, quella viscerale, epidermica,
tamburinica, che mette a nudo, che sveste i lati più reconditi, ribalta, squassa e rivela, porta la canoscenza
ove nullo omo ene digno pervenire.

“...È un'opera in cui il ritmo non lascia tregua e la risata è sempre dietro l'angolo come anche la
possibilità di riflettere, di suscitare un processo di catarsi tanto nelle donne - che si rivedranno nello
spettacolo - quanto negli uomini che potranno ridere di se stessi ma anche delle amiche, mamme,
fidanzate che sicuramente ritroveranno in alcuni atteggiamenti portati in scena..
(Emanuela Mugliarisi, saltinaria.it)

“Uno spettacolo molto originale, catalogabile se proprio necessario nel genere del teatro-canzone, ma
che è anche un po' musical, varietà, cabaret e teatro di prosa.
Il flusso continuo e giustapposto di tutti questi frammenti compone in modo omogeneo, come un puzzle
dalle mille piccole tessere, un quadro sfaccettato e colorito, malinconico e divertente, intimo e sguaiato,
di donne in diverse fasi della loro vita, dall'adolescenza alla maturità. Parlano soprattutto di uomini,
queste donne in scena, delle avventure, delle speranze, delle delusioni, delle contraddizioni tra ciò che credono di volere e ciò che vogliono veramente, della rabbia e del risentimento, della passione, della
voglia di sognare, di fuggire o divertirsi”
(Marcello Isidori, direttore di dramma.it)

“Baccanti vere e proprie, capaci di mettere in ginocchio il loro fauno (in questa particolare occasione
interpretato da Umberto Papadia e dalla sua chitarra che accompagna i canti e i balli delle donne), queste
femmine spietate fanno verbalmente a pezzi i loro uomini, non senza esilaranti contraddizioni...Si ride
sulla guerra più antica del mondo, quella degli uomini contro le donne, in amore, nel sesso, nella vita.”
(Giuseppe Cassarà, rencesito.net)

“Le interpreti si muovono con disinvoltura sul palcoscenico alternando arditi monologhi a passi di danza
(sfumature musicali dal flamenco al samba alla pizzica ...) che dovrebbero aiutare a liberarsi e a
esprimersi, e una colonna sonora quanto mai varia ed evocatrice. Presenza costante, in qualità di
osservatore distaccato, impassibile ma ammiccante, il musicista Papadia che con molteplici strumenti
(chitarra, tamburello,potipu , scacciapensieri...) irrompe in scena, ascolta, affianca le protagoniste
regalando note musicali..
(Ester Ippolito, Ballareviaggiando.it)

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