Concerto Primo Maggio 2013: Fabri Fibra escluso dal Concertone

I sindacati confederali comunicano oggi la notizia dell'espulsione dell'irriverente rapper contestato per rime e testi "omofobi, sessisti e misogeni". Attesa in rete la reazione del cantante

"Canzoni offensive e piene di messaggi omofobi, sessisti e misogeni". Queste le dure critiche sollevate dall'associazione "D.i.re - Donne in rete contro la violenza" che qualche giorno fa, attraverso una lettera firmata dalla Presidentessa Titti Carrano, aveva espressamente chiesto l'espulsione di Fabri Fibra dal tradizionale Concertone del Primo Maggio. E così i sindacati confederali organizzatori del celebre evento, hanno comunicato oggi la decisione di non far partecipare il contestato rapper alla kermesse musicale che come ogni anno porta in Piazza San Giovanni centinaia di migliaia di giovani.

Da parte loro, Cgil, Cisl e Uil, sono stati accusati di aver applicato una forma di censura preventiva, pratica sicuramente estranea alla manifestazione che, nel corso delle sue numerose edizioni non ha certamente mai "limitato" le forme di espressione nemmeno dei più controversi e contestati artisti che vi hanno partecipato. Sorpreso della notizia anche lo storico organizzatore Marco Godano, che ha in un certo senso alzato le mani, così commentando: "Non è nei nostri poteri rifiutare le indicazioni che ci arrivano dai sindacati".

In tutto questo, Fabri Fibra non si è ancora pronunciato, promettendo però di pubblicare e diffondere in rete (via Facebook e Twitter) entro domani le sue considerazioni in merito alla vicenda, anche se una prima risposta alle accuse di D.i.re. l'aveva già affidata qualche giorno fa a una lettera pubblicata on-line dall' Huffington Post. "Il rap, come il cinema, racconta delle storie, a volte crude a volte spensierate. Il rapper di per sè non prende posizione sulla canzone che scrive, è l'ascoltatore che è costretto a riflettere e decidere da che parte stare - aveva dichiarato il discusso cantante - Sono stanco nel 2013 di essere descritto ancora come il rapper violento; io scrivo quello che vedo, non quello che penso". Ma tutto questo non è bastato a distogliere il polverone di critiche dalle sue rime dure e politicamente scorrette; due in particolare i testi  più contestati: "Su le mani" del 2006, che arriva a citare Pietro Pacciani (il "mostro" di Firenza) e "Venerdì 17" del 2004, in cui descrive lo stupro e l'assassinio di una bambina.

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