Eduardo #oggipiùcheieri al Teatro Kopò

Il Teatro Kopó Roma e Compagnia dell’Arte di Salerno presentano Eduardo #oggipiùcheieri,  per la regia di Antonello Ronga, con Valentina Tortora, Mauro Collina, Martina Iacovazzo, Federica Buonomo e Vincenzo Triggiano, in scena dal 7 al 9 aprile alle ore 21.

A più di trent’anni dalla sua scomparsa, le parole di uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi, Eduardo De Filippo, rivivono sul palcoscenico del Teatro Kopó, grazie allo straordinario lavoro di ricerca condotto dalla Compagnia dell’Arte, sotto l’egida di Antonello Ronga, direttore artistico nonché regista di questo spettacolo ispirato al nostro patrimonio letterario e teatrale. In Eduardo #oggipiùcheieri, la tradizione viene non solo rivisitata ma anche ‘stravolta’, dando luogo a qualcosa di inedito ed entusiasmante, animato dall’energia di cinque giovani attori innamorati del proprio mestiere. Il punto di partenza della pièce è costituito fondamentalmente da una domanda di grande attualità: perché ancora oggi, nella nostra società ultratecnologica, abbiamo così tanto bisogno di sentire la voce degli autori classici?

L'accumulo senza sosta e senza limiti di oggetti, che in breve tempo saranno sostituti da altri oggetti, ci ha precipitati in una terrificante spirale consumistica. E dal vortice non si vede la luce dell’uscita. Tuttavia, se invece di accumulare oggetti provassimo ad accumulare parole, potremmo immergerci nel nostro passato collettivo per immaginare un futuro migliore. Le parole di Eduardo rappresentano dunque un ancora di salvezza per sciogliere l’incantesimo dell’eterno presente nel quale siamo caduti. I cinque protagonisti danno corpo e vita ad uno spettacolo poliedrico, nel quale ciascuno potrà riconoscere se stesso.

Tutti loro, in fondo, sono legati da un comune destino, che è poi anche il nostro: trovare la salvezza. La riscoperta di un gigante del teatro italiano come Eduardo non può e non deve limitarsi ad una sterile celebrazione della sua grandezza. La Commedia dell’Arte, con spregiudicatezza, si appropria delle sue ambientazioni e delle sue parole, scardinandole dalla tradizione e proiettandole verso il futuro. Tra attori e spettatori si crea una sorta di complicità, un comune afflato poetico ed esistenziale. Si può essere certi che Eduardo avrebbe gioito nel vedere come il suo lavoro abbia dato nuova linfa ad un teatro di qualità e autenticamente democratico, il teatro di tutti.  

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