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Lunedì, 8 Agosto 2022
De Magna e beve Castel Porziano / Via Litoranea, 547

Ugo al Villaggio è tornato: pescato locale e vini naturali e bio in riva al mare

Nell'estate 2022, torna il ristorante all’interno del rinomato beach club di Ostia Lido

Ugo al villaggio torna, anche nell'estate 2022, all’interno della struttura del Marine Village, rinomato beach club di Ostia Lido. Un luogo che coniuga vacanza e qualità, offrendo piatti del pescato locale.

Lo stile del ristorante richiama quello del beach club: natura, legno e piante, con un netto richiamo alle vicine Dune del Villaggio Tognazzi, sono gli elementi che, da anni, attraggono i clienti facendoli immergere in un’oasi di pace, a pochi km da Roma.

Gabriele Ziccarelli, food and beverage manager da più di 10 anni e startupper, è approdato al Marine Village nel 2018; nel 2019 ha lavorato ad un progetto di restyling che prevedesse un format diverso, in grado di andare incontro alle esigenze del momento e alle richieste della clientela.

“Noi volevamo che chiunque venisse a trovarci, anche solo per una veloce pausa pranzo, avesse come l’impressione di essere in vacanza”, afferma Gabriele.

In cucina, da 5 anni, c'è lo chef Valentino Scerpa che si occupa di variare il menu ogni mese, durante tutta la stagione estiva (da maggio a ottobre). Piatti a base di pesce del Mar Mediterraneo e del Mar Tirreno sono protagonisti in menu: selezione di tartare, carpacci e crudi di mare variano a seconda dello scarico del pescato che ricevono giornalmente dai loro fornitori; butterfly di calamaro fritto, sauté di cozze lacustri del Lago di Paola al sentore di timo, alici dorate con maionese al lime fatta in casa o il, sempre classico, fritto di paranza (gamberi rosa di Sicilia mixati a merluzzetti, trigliette e soglioline del Tirreno).

È di poco più di un mese l’acquisto in squadra di Fabio Guzzi, il nuovo sommelier che si occupa della gestione e spiegazione ai clienti della carta dei vini; quest’ultima è il risultato di un lavoro di nicchia che mira a rappresentare il 50% di vini naturali e il 50% di vini biologici. L’idea di fondo è stata quella di puntare sulle etichette delle piccole aziende agricole e delle piccole referenze, anziché sulle grandi. Etichette che spaziano dall’Italia alla Francia con, ovviamente, un occhio di riguardo per quelle regionali.
 

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