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Foto: Andrea Di Lorenzo

Foto: Andrea Di Lorenzo

Fritti "da passeggio", la sua prima bottega e tanto altro: Marco Pucciotti e i nuovi progetti ai tempi della pandemia

L'imprenditore romano, che attualmente conta 8 locali - tutti di successo - a Roma, non si ferma e anticipa a RomaToday le nuove aperture. L'intervista

Hop&Pork, Barley Wine, Epiro, Sbanco, Umami, Blindi Pig, fino agli ultimi arrivati Eufrosino e A Rota. Chi conosce almeno uno di questi locali, probabilmente avrà sentito anche il nome di Marco Pucciotti.

Lui, giovane e tenace, è l'imprenditore alle spalle di queste variegate - e tutte molto apprezzate - realtà romane. Come tutti gli imprenditori del mondo della ristorazione, l'ultimo anno è stato complesso, pieno di incertezze, ma Pucciotti non ha mai smesso di guardare oltre l'ostacolo, a volte manifestando sui social la sua rabbia verso le istituzioni, e reinventandosi, facendo della resilienza la sua arma principale e, addirittura, presentando nuove aperture. E' stato lui stesso a parlare a RomaToday, dando qualche gustosa anticipazione sui prossimi nati.

Giovane imprenditore romano, con tanti locali da Cinecittà a San Giovanni. Pucciotti, questo anno non deve essere stato semplice. Come è andata? Come sta andando?

Il 2020 non è stato affatto facile, ma ci tengo a sottolineare che non lo è stato per nessuno, le nostre vite sono state tutte travolte, le priorità riviste, gli investimenti messi alla prova e le difficoltà decuplicate. Il 2021 sta andando meglio e il merito è senza dubbio dei miei soci che stanno dando sangue e cuore per salvare le singole attività, resistendo e reinventandosi, spesso con risultati sorprendenti.

Tra restrizioni, chiusure, delivery e asporto ormai immancabili, come hai gestito i tuoi locali?

Non ho mai nascosto sui social una certa rabbia verso le istituzioni che poco rispetto hanno avuto per la nostra professione, tra chiusure senza preavviso, incapacità di studiare un piano per mettere in sicurezza le nostre attività piuttosto che tenerle chiuse ad oltranza e ultimo e non ultimo i sacrifici chiesti ai nostri ragazzi, molti dei quali sono ancora in cassa integrazione.

Dove si trova ogni volta la forza per ricominciare?

Ormai ci siamo abituati a reagire settimana dopo settimana ai vari dpcm e cambi di colori con relative restrizioni, diverso è dover sostenere un nuovo stop totale, privarci del nostro lavoro non è più sostenibile.

Da questo doversi adeguare alla situazione, senza arrendersi, nascono alcuni nuovi progetti. Come ad esempio Fry Hard. Di cosa si tratta?

Fry Hard è, a livello di prodotti, la naturale evoluzione dell'esperienza del fritto maturata in questi anni nei vari locali: una rilettura della tradizione del fritto all'italiana interpretato a modo nostro, con spirito contemporaneo e soprattutto goloso.

Supplì, crocchette, filetti di baccalà e cos'altro si mangerà da Fry Hard?

Sì, e anche frittatine di pasta, montanare e via dicendo, caratterizzati da abbinamenti di ingredienti che fanno leva sulla stagionalità e sullo sguardo spigliato e divertito con cui viviamo la gastronomia. Proposte mai realizzate prima. Sul fronte del format del locale, abbiamo cercato di riportare il concetto di strada al centro dello street food italiano per eccellenza:  i prodotti e le confezioni di Fry Hard, anche appunto in risposta alla situazione attuale del mondo della ristorazione, sono pensati per l'asporto e il consumo "da passeggio"

Non ci sarà solo un Fry Hard, ma bensì tre. Dove e quando apriranno? 

I primi due locali vedranno la luce all’interno di due realtà già esistenti. Il primo Fry Hard nascerà a marzo all’interno di Sbanco, in via Siria 1 (San Giovanni). Il secondo fry Hard vedrà la sua sede a Cinecittà, sempre a marzo, in viale Antonio Ciamarra 21, il quarto locale della famiglia di periferia, accanto a realtà come l’”Hop&Pork”, L’enoteca “Le Cantine” e il WhiskyShop “Old Barrel”.

E il terzo?

Il terzo Fry Hard dovrà aspettare qualche mese in più e per scaramanzia non dirò la sede, posso svelare però che troverà la sua casa a Termini, con l’augurio che si possa tornare presto a viaggiare.

Fry Hard non è però l’unico nuovo progetto prossimo all’apertura…

Ci sarà 'Bu! Prodotti di Bufala da paura', sarà la mia prima bottega, coronamento di un’amicizia con Raffaele Barlotti e un omaggio agli eccezionali prodotti della sua famiglia. Una bottega che vedrà un ricco banco dedicato alle mozzarelle di bufala, alla ricotta di bufala, dal burro allo yogurt, dai formaggi stagionati agli affumicati. Credo molto nel ritorno ai negozi specializzati di quartiere, è uno dei cambiamenti che dovremmo fare nostro dopo questo brutto periodo.

E poi?
 
Visto che sopravvivere e rinnovarsiormai è imperativo, nel mese di Marzo Epiro Roma inaugurerà la sua Enoteca, con una forte connotazione francese, forte della sinergia con Epiro Nizza, contestualmente inaugureremo il nuovo giardino. Al Blind Pig abbiamo dato il via ad un progetto “Extra”, in pratica cocktail in lattina che, dopo il grande successo di vendita al locale, vogliamo trasformare in qualcosa di più concreto, anche in questo caso un’altra novità sarà l’inaugurazione di un dehor esterno. Infine Umami darà il benvenuto in brigata a Giorgia una sushi chef giovane e ambiziosa. E, sempre Umami, sarà ospite con un pop up all’interno della manifestazione estiva del Parco Appio pensata per la primavera/estate romana.

Da imprenditore, davanti ad una situazione tanto incerta, cosa ti spinge a non arrenderti a guardare avanti e addirittura a realizzare nuovi progetti?

Le ragioni sono molte e tutte vere, dalla responsabilità verso i miei dipendenti, verso i miei soci e verso i miei sogni. Poi da quattro mesi sono diventato padre e quindi voglio assolutamente superare questo periodo per mio figlio e per lasciargli un futuro cosi come l’ho desidersto per lui.

Abbiamo tanto sentito parlare di resilienza in questi mesi. Per te la resilienza cos’è?

Per me resilienza è aggrapparsi con tutte le forze a un progetto, lavorare per renderlo tale e trasformare un periodo di difficoltà in un'occasione per realizzarlo.

E con gli altri imprenditori del settore, in questi mesi avete fatto squadra? C’è stata una maggiore solidarietà?

C’è stato tanto dialogo, spesso siamo stati l’uno lo sfogo dell’altro, visto che pochi altri erano disposti ad ascoltarci. Abbiamo preso coscienza di quanto eravamo disuniti e di quanto poco fossimo rappresentati dalle associazioni che dovevano difendere i nostri diritti.

Di quali aiuti avrebbe realmente bisogno un imprenditore, un ristoratore oggi?

Credo che molti colleghi rinuncerebbero volentieri ad ulteriori aiuti in cambio di riaperture in sicurezza. E’ questo l’obiettivo principale di tutti noi, tornare a lavorare e non chiedere l’elemosina sotto forma di altri aiuti che ormai non possono piu’ bastare a sanare una situazione ormai compromessa.

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