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La Campana compie 500 anni: il ristorante più antico di Roma vuole il record mondiale

Dentro il ristorante più antico di Roma, Paolo Trancassini racconta il segreto per arrivare a 500 anni di attività

 

“Mantenere in piedi le orme di chi ci ha preceduto”. Con queste parole Paolo Trancassini, titolare de La Campana, spiega come porta avanti l’attività di famiglia, fondata 500 anni fa dai suoi avi. Il ristorante più antico di Roma che ora, visto il traguardo tanto importante aggiunto, punta ad essere riconosciuto dai Guinness dei primati come quello più vecchio del mondo.

Annuncio fatto davanti ad amici, famigliari e clienti storici durate la presentazione del libro "La Campana, ricordi e pensieri a tavola nel ristorante più antico di Roma” di venerdì 27 settembre. Un manuale che raccoglie appunto i ricordi e gli aneddoti di chi nel corso di tutti questi anni ha riconosciuto a questo locale autenticità e tradizione della cucina romana. Tanti i personaggi famosi, da Federico Fellini a Anna Magnani, da Emmanuel Macron (in visita privata a Roma) all’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, fino ai reali di Spagna e Belgio. “Anche loro - dice Trancassini -, come tanti altri clienti meno famosi, hanno contribuito a far conoscere nel mondo la tradizione di una famiglia che ancora oggi, dopo tanti anni, si dedica con passione alla cucina”.

Ad avviare le ricerche sulla storia de La Campana, passo dopo passo e documento dopo documento, la storia dell’arte Emanuela Maggi: “Emozionante trovare negli archivi i documenti originali con cui si poteva confermare come questo posto esistesse già nel lontano 1518, con i versamenti delle tasse effettuate da Pietro La Campana”. Il ”Restaurante Sobrino de Botin" di Madrid, nato nel 1725, ad oggi vanta il primato di ristorante più antico del mondo. Un riconoscimento che la famiglia Trancassini punta ad ottenere per se: “Abbiamo chiesto a Guinness di riaprire questo primato - spiega il titolare de La Campana -, hanno accettato la sfida ed ora porteremo tutti i documenti necessari per avere questo riconoscimento, che è nostro”.

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