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Domenica, 21 Aprile 2024
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Grand'Hotel Gianicolo, apre a tutti lo storico ristorante immerso nel verde

Il ristorante all'interno dell'hotel apre al pubblico. Nuovo chef Giuseppe Milana

Un ex monastero immerso nel verde, Villa Luiz Casanova, dal nome di chi aveva creato una fondazione per i più bisognosi, in zona Gianicolo. A rilevarlo fu la Famiglia Mattiani nel 2000.

Forte di un'esperienza iniziata negli anni '70 in Calabria, ma spinti a conquistare il cuore dell'Italia, i Mattiani iniziarono a scrivere una nuova pagina nella struttura storica immersa nel verde del Gianicolo. La trasformarono in un albergo con 48 camere ma anche e soprattutto in uno spazio ideale per ricevimenti e banchetti che la famiglia fronteggiava con un servizio di catering esterno.

Il Grand’Hotel Gianicolo iniziò così a diventare un punto di riferimento per i “festeggiamenti in grande” della capitale grazie al rooftop, al giardino e all’area piscina e ai grandi spazi interni che si distribuiscono tutt’ora in 3 sale (Sala Casanova, Sala Luz e Corte degli Archi).

Il ristorante La Corte degli Archi e lo chef Giuseppe Milana

La struttura è diventata ufficialmente ristorativa dal 2010 con l’apertura del Ristorante “La Corte degli Archi”: tre archi (da qui il nome) incorniciano la sala in stile classico, decorata con affreschi di San Pietro e dell’Isola Tiberina, un modo per ricordare che si, siamo nel cuore di Roma. All’interno 30 coperti, 80 nello spazio esterno del giardino immerso nel prato inglese, fino a 120 posti a bordo piscina e altri 80 nel “bistrot” semi coperto.

Un ristorante che ora è rivolto a tutti e non più solo agli ospiti dell’hotel e che segna l'arrivo di un nuovo chef: Giuseppe Milana.

Trentaquattrenne, origini siciliane (Caltanissetta), a soli venti anni ha lasciato la sua isola per volare a Roma e seguire il suo sogno: diventare uno chef. Ha lavorato con un famosissimo Chef suo conterraneo, Filippo La Mantìa che ha seguito prima. Le materie prime siciliane sono rimaste un punto fermo per Milana che, però, negli anni si è appassionato di cucina asiatica tanto da aprire, nel 2018 "Umami – Trattoria Giapponese" insieme ad altri soci, dove rimase tre anni. Lazio, Giappone e Sicilia si uniscono nella sua cucina e lo portano nella cucina di "Corte degli Archi" del Grand’Hotel Gianicolo dove ha potuto portare con sé il suo bagaglio di esperienze e la sua personale visione in cucina. Un vero e proprio uragano che ha stravolto il menu dell’insegna. Tutto è nuovo, tutto è rivisitato, tutto è risultato di un pensiero dello Chef, dalla colazione fino a cena.

“La mia amatriciana, ad esempio, è diversa dalle altre perché sfumo il guanciale con una parte acetica che rende la ricetta più leggera da quella tradizionale. L’influenza giapponese nella mia cucina mi porta ad utilizzare anche ingredienti come il tosazu (aceto affumicato giapponese) e salsa di soia e tra le tecniche prediligo il kabayaki (una cottura giapponese in cui la proteina, pesce o carne, subisce una sorta di glassatura con sakè e salsa di soia e viene poi affumicato alla griglia)” dice lo Chef.

Nel menù si ritrova anche il pennone con broccolo arriminato tipico della Sicilia, arricchito con lime e aglio nero; l’ostrica croccante alla pizzaiola; lo sgombro kabayaki, mela verde e sedano rapa; spaghettone con cime di rapa saltate nell’olio aromatizzato alle spezie giapponesi (shichimi), cozze, pecorino e nduja, ma anche torta di rosa aromatizzata al limone come dedica alle donne, servito con gelato alla mandorla tostata siciliana. I ricordi d’infanzia si rifanno vivi con il “pane cunzato” che diventa un entrée, reinterpretato in chiave moderna. Una ricetta della tradizione siciliana che, nella cultura povera contadina, anticipava i tempi del zero waste in nome della sostenibilità. Un tempo in cui tutto era parte di una ricetta, soprattutto gli scarti e Chef Milana i ricordi del “non si butta via nulla” li porta ancora con sé dando vita ad una cucina moderna ma di tradizione, un po' come la struttura che lo ospita.

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