Elettroforno Frontoni: pane, pizza e una storia di giovani (coraggiosi) imprenditori romani

Valerio Migliorati racconta a RomaToday la storia di Elettroforno Frontoni. Un forno partito da Ostiense, per arrivare all'Appio-Tuscolano che ha conquistato la Capitale con filoni e pizza bianca al sesamo

"Tre giorni fa c'è stato un assalto, siamo stracontenti, la partenza è stata più che positiva". Con queste parole e con un trascinante entusiasmo, Valerio Migliorati - socio proprietario di Elettroforno Frontoni - commenta l'apertura del secondo punto vendita in via Eurialo (Appio-Tuscolano) lo scorso 8 settembre.

Un traguardo che arriva a distanza di circa 7 anni dal desiderio di mettere su qualcosa di speciale insieme a Luca Frontoni e Nicolò Monti, ai quali, di recente, si è aggiunto anche Federico Norvo. Una bella storia di imprenditoria giovane a Roma, fatta di passione, di qualità e anche di quel pizzico di "follia" necessaria per raggiungere obiettivi importanti. Una storia che RomaToday ha scelto di approfondire per capire che progetto ci sia dietro, che lavoro sia stato fatto, per portare sul banco pane e pizza riuscendo a competere con i grandi nomi dell'arte bianca a Roma.

Valerio, quando ha inizio la storia di Elettroforno Frontoni?

Verso la fine del 2013, con Luca e Nicolò, abbiamo iniziato a pensare a questo progetto. Io sono laureato in ingegneria, loro due in architettura e insieme avevamo uno studio in zona Laurentina. Dopo qualche anno come liberi professionisti in quell'ambito, però, per motivi vari, è nato in noi il desiderio di intraprendere un'attività parallela. Inizialmente volevamo farlo mantenendo entrambe le professioni, ma alla fine ci siamo buttati al 100% nel progetto Elettroforno.

Perché proprio un forno?

Avevamo questo cognome importante "Frontoni", molto conosciuto a Roma, il cognome degli antichi fornai. Il cognome di Luca e del nonno Gino che aveva un forno in zona Garbatella. 'Sfruttando' positivamente tale cognome abbiamo deciso di addentrarci in questo affascinante mondo. Prima di aprire il primo forno a Ostiense ci sono voluti circa due anni, durante i quali abbiamo consultato il libro di ricette di nonno Gino, siamo andati a studiare con gli occhi in alcuni forni romani, ascoltando consigli di persone esperte, ma sempre da un punto di vista imprenditoriale, senza mettere più di tanto le mani in pasta. Noi siamo imprenditori e, anche se oggi, dopo 6 anni, ancora taglio pizza e lo faccio volentieri, l'arte bianca l'abbiamo lasciata ad un personale scelto, preparato e professionale. Abbiamo fatto un lungo percorso, cercato delle persone che potessero darci una mano, fino ad arrivare a Franco Palermo, guru della panificazione a Roma e ad Andrea Iessi altra figura molto professionale, grazie ai quali abbiamo deciso come avviare Elettroforno Frontoni.

Quindi siete totalmente ripartiti da zero.

Esattamente. Ci siamo reinventati, in qualche modo e abbiamo deciso di puntare sul prodotto. Ci siamo detti, sin da subito, se lavoriamo sulla qualità, i risultati arriveranno. Certo, c'è voluto del tempo, ma alla fine sono arrivati. La partenza è stata molto impegnativa, anche per il semplice fatto di gestire per la prima volta dei dipendenti, di dover stare tante ore a contatto con il pubblico, ma devo dire che il rapporto con la clientela, che negli anni si è consolidato, è la parte più bella.

Pane e pizza sono la vostra anima. Cosa vi distingue? Cosa fa la differenza da Elettroforno Frontoni?

E' doveroso parlare della nostra pizza bianca al sesamo. Dal primo giorno ce ne siamo innamorati ed è successo lo stesso a tanti clienti. Per molti siamo andati a sostituire la pizza bianca che a Roma è un traguardo enorme, quasi impensabile. Per quanto riguarda il pane, noi produciano il filone casareccio, in tante varianti e, dunque, all'inizio abbiamo dovuto (ri)educare in qualche modo il cliente a questa tipologia di pane. Molti entravano e chiedevano rosette, spighe, panini, noi gli abbiamo fatto riscoprire la bontà del filone. Poi al cliente proponiamo un calendario, con tipi di pane diversi ogni giorno, questo è stimolante per noi ed è diventato un appuntamento fisso per molta della nostra clientela che viene quel giorno per quel determinato pane.

Da pochi giorni avete raddoppiato, aprendo Elettroforno all'Appio-Tuscolano. Una nuova apertura in un momento così difficile: una bella sfida!

Sicuramente c'è un po' di timore, perché è difficile poter pianificare qualcosa in questo momento. Siamo consapevoli che il periodo non sia dei più felici, ma ci conforta sapere che il pane si vendeva anche in tempo di guerra, si è sempre fatto, si è sempre venduto. Ci riteniamo fortunati ad aver sempre lavorato e per il momento siamo molto fiduciosi. L'Appio-Latino ci convince sempre di più, la risposta è stata più che positiva e speriamo nella continuità nei mesi a venire.

L'Appio-Latino vi sta sorprendendo. Ad Ostiense, invece, la situazione qual è?

Lì è un po' più dura, con l'università e gli uffici chiusi. A volte c'è un'atmosfera un po' spettrale, ma non molliano. Stiamo andando incontro ad un momento delicato, ad un autunno in cui può succedere di tutto, ora le scuole stanno riaprendo, noi non abbiamo intenzione di farci prendere dallo sconforto. Non affonderemo.

Il progetto Elettroforno continuerà ad ampliarsi in futuro?

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Lo speriamo. Non siamo qui per giocare, non siamo più giovanissimi e tutti abbiamo famiglia o stiamo per costruirla, dunque, valuteremo nel tempo cosa fare, se aprire nuovi punti vendita a Roma o altrove. L'idea è assolutamente di non fermarsi, ma ci vuole pazienza e responsabilità per fare le cose per bene.

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