Sabato, 31 Luglio 2021
De Magna e beve

Dejavu, a Centocelle viaggio tra ricordi e impegno etico nel piatto (e nel calice)

Nella realtà enogastronomica di periferia, attenta ricerca di prodotti genuini provenienti da allevamenti etici, zone terremotate, territori confiscati alla mafia. La recensione

Foto da Facebook @dejavuenosteria

Piccoli artigiani del gusto, sapori di una volta, attenzione meticolosa alla sostenibilità e non solo. E' quello che si incontra quando si entra da Dejavu, accolti da Orietta e Moreno. Siamo in una piccola enosteria di Centocelle, un locale di pochi metri quadrati,  ma ricco di storie e di prodotti risultato di estrema cura e ricercatezza.

RomaToday è andata in via dei Gelsi (quasi all'angolo con via Tor De Schiavi) a provare personalmente questa piccola realtà enogastronomica di periferia. Non solo un ristorante, ma un luogo in cui ogni prodotto portato in tavola, ogni vino presente nel locale ha una sua storia, che Orietta e Moreno hanno il piacere di raccontare. 

Dejavu - come il nome lascia intendere - vuole suscitare un ricordo, stimolare un'emozione del passato, attraverso il palato. I sapori di una volta, i prodotti genuini provenienti da piccoli artigiani che ancora salvaguardano il nostro patrimonio storico culinario, ricercati negli allevamenti etici, nelle zone terremotate, nei territori confiscati alla mafia o in ambienti in cui persone fragili o abusate lavorano.

Andare da Dejavu, dunque, non è solo mangiare, ma scoprire realtà piccole e preziose della nostra regione e di tutta Italia.

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Cosa si mangia da Dejavu

I piatti racchiudono le origini romane ed i profumi dell'Italia, mentre le tecniche dal taglio esotico sono un omaggio all'allegra multirazzialità del quartiere di Centocelle. Un impegno etico, sociale ed emozionale che Dejavu trasferisce nel cibo.

Dalla tartare nuda e cruda alla Tartare di Modena con prodotti provenienti dall'allevamento "La bottega del macellaio" Casalvieri, fino alle ricercate selezioni di salumi e formaggi, come il prosciutto crudo e salsicetta da Maialino brado di Norcia, il Lombello da Tenute del Varco, la Marzolina (presidio Slow food), il Conciato di San Vittore, il Pecorino bronzi da Casa Lawrence di Loreto Pacitti, il Blu al vin brulè da Antichi Sapori.

La tradizione romana si assaggia negli involtini primavera "Carbonara" da Galline Felici e "Raviolo ripieno di ricotta" da Casa Lawrence o Ponte di Legno. L'Oriente incontra l'Italia nel sushi proposto da Dejavu. Tra le proposte: Uramaki cipolla, Uramaki Dejavu, Uramaki bomba Calabrese.

L'attenzione da Dejavu non si limita al piatto ma viene versata anche nel calice con una costante ricerca di vini convenzionali e naturali che hanno la stessa priorità del cibo, ossia la genuinità. La birra è a km zero: Dejavu, infatti, è brand ambassador del birrificio trappista delle Tre Fontane di Roma.

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Viaggio alla ricerca dei prodotti migliori

Orietta e Moreno sono dei viaggiatori della nostra nazione, vanno personalmente alla ricerca dei prodotti che poi portano nel loro piccolo e accogliente locale di Centocelle per offrire il meglio ai propri clienti che vi arrivano - non a caso - da tutta Roma. 

Moreno, un pò ribelle, dopo aver cavalcato i ristoranti del Massenzio, del D'Azeglio e dell'Hilton, trova nel Dejavu una dimensione più consona alla sua natura meno formale, fornendo una cordiale accoglienza. Orietta, dopo un lungo periodo di attività in ambito sanitario durante il quale ha mantenuto l'impegno politico/sindacale, strizzava l'occhio all'arte sia nella pittura che come attrice.
Mai però avrebbe pensato che creare un piatto potesse racchiudere tutte le  esperienze vissute facendole confluire nella cucina dove tutto ha preso forma.

Pochi tavoli all'interno e un grande bancone che è l'assoluto protagonista del locale. Un dehors all'esterno che sarà attivo anche in inverno. Il tutto contribuisce a vivere un'esperienza ricercata, diversa, genuina a cena o all'ora dell'aperitivo.

Ancora una conferma di come le realtà enogastronomiche valide a Roma non si trovino solo in centro e di quanto Centocelle sia un quartiere sempre più simbolo del mangiare e bere bene nella Capitale. 

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