Ciro, il re del kebab amplia il suo impero: presto un nuovo locale a Roma

RomaToday ha incontrato Ciro, colui che da anni ha fatto innamorare i romani del kebab partendo da un piccolo negozio a Centocelle. Le chiavi del suo successo? Qualità e accoglienza

Ciro, "come Ciro Il Grande, re di Persia", a Roma re assoluto del Kebab. Sei locali nella Capitale, presto sette, visto che è prossima l'apertura in viale Palmiro Togliatti, all'altezza del quartiere Don Bosco.

RomaToday è andata a conoscere meglio Ciro nel locale in via dei Castani a Centocelle, quartiere dove il suo kebab è nato ben 16 anni fa. Entriamo e uno dei ragazzi dietro al bancone ci offre subito un felafel. E' questo il biglietto da visita per eccellenza di Ciro Kebab, una sorta di rituale che gli affezionati, ormai, conoscono bene.

Solo dopo questo saluto, questa accoglienza alle basi del suo "impero", Ciro ci svela come tutto ha avuto inizio e cosa rende il suo kebab il più amato della Capitale. 

In via dei Castani Ciro è di casa. Mentre parliamo in tanti, passando, lo salutano: "Ciao amico!", "Ciao fratello!", risponde lui, sempre con il sorriso, anche dietro la mascherina. Con lui c'è Rodi, responsabile di Ciro Kebab in zona Tor Bella Monaca, un ragazzo che ha fatto suo il progetto di Ciro Kebab e che ci tiene tanto quanto Ciro.

Entrambi sono Kurdi (della parte del Kurdistan appartenente alla Turchia, dove si parla una lingua antica detta "zaza"). Sono in Italia da tanti anni e si sono sentiti accolti dal nostro paese, senza dimenticare le loro origini. Ciro, da "Sirin", significa "dolce". "Rodi" vuol dire "rinascita", "nuova alba". Insieme ci raccontano di un cibo prelibato, che ormai ha conquistato da anni l'Italia e Roma, e che richiede lavorazioni, passione, precisione e anche qualche segreto.

"Avere successo in Italia - ci dice Rodi - è una sfida grande, per la cultura gastronomica propria di questo paese. Con Ciro il kebab è diventato una tradizione quotidiana. Lui ha iniziato anni fa, mettendo una piccola pietra, ma non si è fermato e ha creato un vero e proprio marchio, presentando la qualità del suo prodotto attraverso la sua identità".

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Ciro e il suo kebab

Per diffondere il suo kebab, per renderlo noto in tutta Roma e anche altrove, Ciro ci ha messo la faccia: la maggior parte dei suoi clienti lo conoscono personalmente e anche chi, ancora non lo ha visto di persona, conosce il suo viso, la sua identità, attraverso il logo che altro non è che la caricatura del suo volto.

Dall'apertura del primo locale a Centocelle ad oggi, Ciro ne ha fatta di strada e ha creato una sorta di scuola di formazione interna, con regole precise che non vanno trasgredite. Chi inizia a lavorare da Ciro, viene infatti formato su tutti i passaggi necessari per la realizzazione di un ottimo kebab.Ciro insegna come fare il pane, come il kebab deve essere farcito, servito e non perde alcun dettaglio. Ci sono le cosiddette "regole di Ciro", raccontano a RomaToday Ciro e Rodi e sono la chiave del successo dell'azienda.

"Ciro kebab è per me come un figlio cresciuto negli anni. Ho iniziato con un locale di 19 mq a Centocelle, ho curato il mio progetto come un bambino. All'inizio il locale si chiamava 'Express Istanbul' poi ho registrato il mio marchio ed è iniziata l'espansione di Ciro Kebab a Roma".

Un progetto che non solo ha fatto innamorare i romani di un piatto tipico della tradizione turca, ma che ha unito diverse culture e religioni, come Ciro spiega a RomaToday: all'interno dei suoi locali si sono incontrati ragazzi musulmani, cattolici, evangelici. 

Ciro Kebab è ormai un'istituzione a Roma, una vera e propria catena di fast food che, però, sottolinea Ciro, non è mai scesa a compromessi sulla qualità: "La forza che oggi abbiamo non ha portato la qualità ad abbassarsi. Il nostro obiettivo resta quello di migliorare ogni giorno di più".

"Ciro dorme e si alza con questo pensiero - conferma Rodi - in molti pensano 'Ciro è ricco', ma la verità è un'altra: quando apre un locale Ciro spende tanti soldi per offrire qualcosa di bello, pulito, impeccabile ai clienti. Investe molto perché il suo obiettivo è dare sempre il meglio a chi entra, accoglierlo non solo come cliente ma come ospite. Nella nostra cultura - prosegue Rodi - l'ospitalità è molto importante, per questo appena qualcuno entra gli viene offerto qualcosa. Fa parte del nostro essere". 

"A distanza di anni dall'apertura del primo locale, ancora oggi - ci raccontano Ciro e Rodi - i clienti vengono a mangiare il kebab perché c'è Ciro, perché lo conoscono, conoscono la sua accoglienza, il modo con cui tratta il cliente". 

Come viene creato il kebab di Ciro

"La mattina presto ci si alza e il personale ha ben definiti i ruoli". C'è chi si occupa del pane, chi prepara le verdure, chi i fritti, chi il banco, chi mette la carne. Il pane viene fatto almeno due volte al giorno, sia panino che piadina, perché deve essere sempre fresco. Prima delle undici si prepara tutto, poi inizia la giornata a contatto con il pubblico. C'è chi sta in cucina e chi sta al banco per accogliere il cliente.

Ciro, oggi, non è solo kebab, ma un punto d'incontro per molti a Roma, soprattutto giovani, alcuni dei quali Ciro li ha visti crescere. E dopo i suoi 6 locali nella Capitale, a Centocelle, Tiburtina, Tivoli, Libia, Piazza Fiume, Tor Bella Monaca, Ciro sta per aprire anche in viale Palmiro Togliatti, zona Don Bosco. L'apertura è prevista per il mese di ottobre. 

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