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La storia dell'emergenza abitativa di Roma diventa un film e viene premiata a Venezia

L’intervista a Arianna Lodeserto, regista de “La casa che eravamo”, vincitrice del premio I love Gai di Siae costola del festival del cinema di Venezia

 

Storia di lotta per la casa. Quelle immagini dei baraccati che dalle periferie di San Basilio, Tufello e Magliana, si accampano in via Cavour per avere la casa popolare. Non parliamo di oggi, ma di 50 anni, con immagini d’archivio davvero impressionanti.

“Per aver centrato un tema di grande attualità attraverso l’utilizzo del repertorio, per il grande sforzo di ricerca e di montaggio e la coerenza tra formato e contenuto”. Con queste motivazioni Arianna Lodeserto, 37enne di Roma, si è aggiudicata il premio (ex aequo con “La strada vecchia” di Damiano Giacomelli) Siae “I love gai” (giovani autori italiani), mentre la laguna si riempiva dei protagonisti del festival internazionale del cinema di Venezia.

“Una sorpresa, non me lo aspettavo - dice Lodeserto -. Una volta presa visione delle immagini dio archivio me ne innamorai e decisi così di lavorare al film”. Un lavoro lungo tre anni che racconta una spaccato della Capitale. E per Lodeserto un riconoscimento gradito visto che il concorso ha come primo obiettivo quello di promuovere e dare visibilità ai giovani talenti, favorendone il contatto con i produttori e il pubblico.

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