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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cultura San Giovanni / Piazzale Labicano

Cabin Art: sei gabbiotti abbandonati rigenerati dalla street art

Si chiama Cabin Art il progetto artistico di rigenerazione urbana che ha dato nuova linfa a sei gabbiotti dismessi dei vigili nelle strade della Capitale

La street art continua ad essere strumento di rigenerazione urbana per la Capitale. Infatti attraverso Cabin Art sono state recuperate alcune strutture dismesse della Polizia Locale.

Grazie a Cabin Art, il progetto artistico di rigenerazione urbana promosso dall'Ufficio di Scopo Politiche Giovanili in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, sono stati recuperati sei gabbiotti dismessi della Polizia. Le strutture si trovano nel municipio I (due), municipio V, municipio VII, municipio XII, municipio XIII. 

Federica Mancini, Andrea Piccinno, Eugenia Chiasserini, Leonardo Crudi, Vittorio Pannozzo, Lorenzo Pagliara e Gianmaria Zonfrillo sono i vincitori del contest che hanno realizzato le opere. Gli artisti sono stati selezionati da una commissione composta da esperti del Maxxi, della Sovrintendenza Capitolina e di Zètema Progetto Cultura, che ha valutato le migliori 6 proposte tra le 68 presentate.

Ecco nel dettaglio le opere

  • La prima cabina, "Up to you” di Macini (in arte Biceluna) si trova in Piazza Vittorio Emanuele II nel municipio I. L’opera "Ianus", in cui è in evidenza la domanda “Shoul we delete everything?” (dovremmo eliminare tutto? ndr) cerca di sensibilizzare nei confronti di quello che stiamo perdendo da realtà come quelle dei ghiacciai, paesaggi amazzonici o anche la lenta estinzione di specie animali importanti per il nostro eco-sistema.
  • Sempre nel municipio I in via Vico Jugario/Via Petroselli si trova la cabina Ianus di Piccinno (in arte ADR). L’opera sottolinea i profondi legami tra l’arte romana e la statuaria etrusca e si pone in relazione con il territorio e ne valorizza il patrimonio culturale artistico. Infatti la scelta non è casuale: Giano nel mondo romano era la divinità dei passaggi e il vico Jugario congiungeva il Foro Romano con il Tevere e gli antichi mercati. Davanti al luogo in cui sorge la garitta si trovava l’antico Tempio di Giano e ancora oggi restano visibili le colonne, in parte inglobate dalle mura della Chiesa di San Nicola in Carcere.
  • La terza cabina si trova nel municipio V, Via Casilina/Via di Tor Pignattara ed è “Rifiorire” di Chiasserini (in arte Nian). Per la sua opera l’artista ha immaginato di fare incontrare Mater Matuta e Fortuna per testimoniare la storia del luogo attraverso una raffigurazione in chiave contemporanea.
  • A Piazzale Labicano nel municipio VII si trova “Al suono di Roma” di Crudi. La cabina dell’artista è ispirata ai suoni della Città rappresentazione del luogo vivo e pulsante. Sono evidenziate diverse forme geometriche e il giallorosso lo fa da padrone. 
  • Nel municipio XII sulla Circonvallazione Gianicolense/Via Ottavio Gasparri c’è "The Pinkish Box" di Pannozzo. L’artista stravolge l’immagine iconica dell’oggetto attraverso l’uso delle tinte cromatiche e mira a sensibilizzare l’opinione pubblica, sfatando il legame che certi colori hanno con il genere ed il sesso.
  • In piazza di Villa Carpegna nel municipio XIII si trova l’ultima delle sei cabine: "Pattern Geometrico" del duo Pagliara e Zonfrillo (in arte Motorefisico). Il disegno è inspirato dalle componenti geometriche che si ritrovano nelle trame decorative, astratte del mosaico romano. Lo schema di decorazione della cabina è quello del camouflage, in cui un oggetto viene ricoperto da un pattern che rimane integro anche negli spigoli, questo permette di esaltare le qualità volumetriche di ogni struttura. 

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