Sora Lella e Aldo Fabrizi tornano in scena: "In uno spettacolo il rapporto inedito tra fratelli"

Intitolato 'L'Acqua e la Farina', sarà al Teatro Due di Roma dal 29 gennaio al 2 febbraio 2020. Sul palco Mary Ferrara, Antonio Nobili, Alessio Chiodini e Sara Morassut, oltre a Mauro Trabalza, erede della famiglia Fabrizi, nei panni di se stesso. Che a Today raccontano la messa a punto della sceneggiatura

Elena Fabrizi, in arte Sora Lella, e il fratello Aldo, in una foto d'epoca

"C'è una lettera in particolare che mi ha ha emozionata più delle altre. E' quella in cui Aldo Fabrizi scrive alla sorella Elena, da tutti conosciuta come 'Sora Lella', mentre è fuori per lavoro: 'Io sono qui da solo, ti ricordi quando non avevamo niente? Di fatto io oggi ho tante cose, eppure provo nostalgia di quei momenti di povertà'". A parlare a Today è Mary Ferrara, autrice, regista ed interprete, insieme con Antonio Nobili, Alessio Chiodini e Sara Morassut, de 'L'Acqua e la Farina', spettacolo in scena dal 29 gennaio al 2 febbraio 2020 al Teatro Due di Roma, incentrato proprio sul rapporto tra i fratelli della famiglia Fabrizi, tra le più iconiche degli anni d'oro della cinematografia nostrana. L'una ristoratrice ed indimenticabile caratterista, in particolare grazie alla filmografia di Carlo Verdone, l'altro poeta ed attore di cinema e teatro, saranno celebrati in occasione del 60esimo anniversario della fondazione della storica trattoria 'Sora Lella', sull'Isola Tiberina, a Trastevere, e nel trentennale della scomparsa di Aldo. 

Nata da un'idea di Mauro Trabalza, nipote di Elena ed anch'esso sul palco nei panni di se stesso, la rappresentazione - prodotta da TeatroSenzaTempo Produzione, con il Patrocinio del Comune di Roma e la collaborazione della pagina della comicità ‘Il Socio Aci’ e della Volume Entertainment - vede Elena (Ferrara) e Aldo (Nobili) nelle vesti di 'fantasmi', pronti a raccontarsi per la prima volta nel lato più intimo. E quindi "la personalità oltre il personaggio, il lato umano oltre quello professionale e gli sketch rintracciabili su Internet", prosegue Mary. La sceneggiatura (ancora in fase di scrittura) ripercorre "un'età anagrafica riconducibile ai 50 anni per lei e i 60 per lui, ma subirà delle concessioni temporali proprio in virtù dell'incorporeità dei personaggi". E sarà permeata di quella verace tenacia con cui i fratelli, di origini umilissime, hanno costruito la loro strada nella ristorazione e nello spettacolo.

In basso, Mauro Trabalza, erede della famiglia Fabrizi, con il cast dello spettacolo 'Acqua e Farina'

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Nessun contrasto tra i due, dunque, a differenza di quanto insinuavano i pettegolezzi nati in quegli anni. "Nutrivano un rapporto di stima e rispetto, quasi come quello tra padre e figlia - dichiara Mary -  Dopo la morte prematura del padre, Aldo ha accudito Elena e le sorelle con fare paterno. Ho letto centinaia di lettere che lui destinava alla sorella e, dal rapporto epistolare, emerge un forte rispetto dei ruoli familiari. La comunicazione è molto formale, ma intensa". Neanche dal punto di vista professionale vi sarebbe stata rivalità: "Elena ha cominciato ad accrescere la sua fama negli Anni '80, con i ruoli che le affidava Verdone, quando Aldo aveva già toccato l'apice della sua carriera". Lui più burbero, lei bonaria - da qui il titolo dello spettacolo, che mette a confronto la loro diversità come acqua e farina che, insieme, danno origine al pane - ad accomunarli era la generosità: "Nonostante il successo non hanno mai dimenticato da dove venivano e chi li ha aiutati ad emergere". 

In scena attore d'eccezione è Mauro, erede di Elena ed oggi alla guida della trattoria insieme con i fratelli Simone, Renato ed Elena, che ricorda con emozione gli anni vissuti al fianco della nonna e dello zio. "Non hanno perso il sorriso di fronte alle prove a cui li ha sottoposti la vita - racconta - Venivano da una condizione molto umile: la madre, Angela, aveva un banco di frutta, mentre il padre Giuseppe era un carrettiere. Fino al 1938, nonna aveva un banco a Campo de' Fiori, poi, durante il periodo di guerra, ha vissuto in un ristorante a San Lorenzo. Infine, nel 1959, insieme a mio padre Aldo (scomparso un anno e mezzo fa, ndr), ha fondato il ristorante, diventato negli anni vero e proprio simbolo di Roma". Lei viveva la popolarità come "un toccasana, qualcosa che la 'ringalluzziva tutta', sebbene non si sia mai sentita una star". Aldo amava la buona cucina e la scrittura, tanto che la famiglia custodisce veri e propri fascicoli in cui sono contenuti i suoi scritti, dai sonetti più celebri alle due righe in rima che appuntava sul tovagliolo del ristorante. Obiettivo dello spettacolo è anche riscoprire quella romanità genuina "che mette al centro la spontaneità del cuore e il sacrificio", dice Mauro. 

Lavori in corso per la messinscena. "Stiamo costruendo la trama basandoci sul materiale di supporto messo a disposizione dalla famiglia e sul libro 'Il mio amico albero di fico', scritto da Aldo Trabalza proprio a proposito della storia familiare, dalle sue radici all'età adulta", conclude Mary, che sta mettendo a punto la gestualità della Sora Lella: "La cosa più complessa da replicare è, ovviamente, la sua vocalità romana. È un po' come se dovessi dimenticare le lezioni di dizione prese nella mia formazine". Il sipario si alzerà tra due mesi. 

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