"Sopravvissuti": in mostra alla Casa della Memoria e della Storia le foto dei reduci dai lager nazisti

In vista del Giorno della Memoria il progetto fotografico di Simone Gosso racconta le storie straordinarie di chi è riuscito a tornare dai campi di concentramento

Il progetto fotografico “Sopravvissuti”, in mostra dal 10 al 27 gennaio 2017 alla Casa della Memoria e della Storia a Trastevere, raccoglie i volti e le testimonianze dei superstiti dell’Olocausto.

Sono circa quaranta le fotografie in esposizione, tutte corredate da passaggi significativi e da citazioni dei soggetti ritratti. La selezione fa parte di un progetto più ampio del fotografo torinese Simone Gosso, che tra il 1998 e il 2003 ha intrapreso un’intensa ricerca artistica e documentaria sulle tracce dei deportati.

In particolare poi la maggior parte delle opere presentate ritrae i partecipanti al XII convegno dell’ANED, l’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti, svoltosi a Mathausen nel maggio del 2000.

Fondata nel 1968 come associazione senza fini di lucro ed ente morale, l’ANED ha come scopo principale quello di salvaguardare l’eredità storica e morale dei deportati affermando gli ideali di libertà, giustizia e pace, nonché quello di mantenere viva la memoria delle atrocità inflitte dal nazismo e dal fascismo nel corso del secolo appena trascorso.

Purtroppo oggi, diciassette anni dopo questi scatti, molti dei sopravvissuti sono tristemente scomparsi. Proprio per questo quindi è adesso ancor più necessaria la documentazione fotografica presentata in questa mostra, un’opera significativa che ci permette di entrare in rapporto con gli sguardi profondi degli uomini e delle donne che sono riusciti a tornare.

Di breve durata e pensata in preparazione al Giorno della Memoria del 27 gennaio in cui terminerà la mostra, “Sopravvissuti” non poteva che essere presentata nel corso di gennaio, che ormai per estensione si sta giustamente trasformando nel mese stesso della memoria.

L’allestimento è volutamente scarno: alcuni leggii distribuiti disordinatamente per la sala fanno da supporto ai pannelli fotografici, lasciando così al visitatore sia una totale libertà nel percorso che la possibilità di entrare in intima relazione con i volti ritratti.

Sono foto eloquenti, di una vitalità spezzata che attraverso la sofferenza ci riflette anche i volti dei persecutori. Le immagini, come anche i personaggi, si relazionano tra loro, non solo nell’esposizione ma anche nella realtà, in particolare in quella del ritorno e della reintegrazione nella società, incredibilmente difficile dopo una simile esperienza.

Tante singole storie quindi che vanno a formare un’unica narrazione polifonica europea in una particolare declinazione italiana. E dalle esistenze interrotte dal nazifascismo rinascono vite come quella di Nedo Fano, attivissimo testimone dell’Olocausto che nelle sue opere ha raccontato il campo di concentramento di Auschwitz, oppure quella di Sabatino Finzi, tra i pochissimi superstiti del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma.

Ancor più difficile poi il reinserimento in società delle donne, al rientro sempre vittime di sospetti e particolarmente ostracizzate. È il caso di Anna Cherchi, partigiana torinese morta nel 2006, oppure quello di Vera Michelin Salomon, adesso presidente onorario dell’ANED.

All’inaugurazione del 10 gennaio 2017, oltre ad Aldo Pavia, vicepresidente dell’ANED e ad Elisa Guida, docente dell’Università della Tuscia, era presente infine anche uno dei soggetti fotografati, e cioè Piero Terracina, impegnatissimo testimone degli orrori di Auschwitz e sicuramente uno dei più noti “sopravvissuti” ebraici romani.

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