“Dall’antica alla nuova Via della Seta”: il suggestivo racconto delle relazioni millenarie tra Cina e Occidente

Nelle prestigiose sale del Palazzo del Quirinale, una mostra illustra la storia degli importanti contatti culturali e commerciali tra il "Paese di mezzo" ed il mondo occidentale, in particolare l'Italia

Inaugurata il 5 dicembre scorso alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini, la mostra “Dall’antica alla nuova Via della Seta” racconta la straordinaria vicenda storica e culturale dei legami che da millenni uniscono il mondo cinese e quello occidentale.

Fino al 26 febbraio 2017, le splendide sale della Galleria Alessandro VII del Palazzo del Quirinale accoglieranno 80 capolavori dell’arte antica, in prestito da prestigiose istituzioni archivistiche e museali italiane ed europee, nonché una ventina di opere moderne realizzate da artisti cinesi contemporanei, ispirati e suggestionati dalle immagini evocative delle carovane e dei paesaggi che facevano da sfondo alle rotte della Via della Seta.

La mostra è a cura di Louis Godart, Consulente del Presidente della Repubblica in materia di iniziative culturali ed espositive, in collaborazione con David Gosset, fondatore del Forum Europa-Cina e Maurizio Scarpari, sinologo ed ex docente di Lingua cinese classica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Il termine “Via della Seta” venne coniato nel 1877 dal geografo tedesco Ferdinand von Richtofen, per indicare le rotte carovaniere e commerciali che collegavano l’Asia orientale - nello specifico, l’antica città cinese Chang’an (odierna Xi’An) - con il Vicino Oriente ed il Mediterraneo. Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, quest’espressione venne ripresa ed esaltata dall’Unesco per sottolineare la centralità delle relazioni tra Estremo Oriente, Asia Centrale e Occidente; relazioni instaurate grazie ai floridi scambi commerciali che hanno messo in contatto civiltà diverse, rendendo possibile un reciproco arricchimento culturale.

In un’ottica moderna, l’attenzione alle rotte commerciali è ulteriormente cresciuta da quando il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato, nel 2013, il progetto di apertura di una “Nuova Via della Seta”. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di consolidare il ruolo politico ed economico della Cina nella rete di relazioni globali e, soprattutto, quello di migliorare i collegamenti tra i paesi di Europa e Asia, favorendo la cooperazione internazionale che affonda le proprie radici nelle importanti vicende storiche rievocate proprio dalla mostra.

Le diverse sezioni in cui si articola il suggestivo percorso espositivo ripercorrono le tappe salienti dello sviluppo della Via della Seta e presentano gli straordinari reperti che testimoniano la ricchezza degli scambi e l’incredibile qualità artistica della produzione degli antichi maestri artigiani.

Dalla missione diplomatica di Zhang Qian - emissario imperiale all’epoca della dinastia Han, da molti considerato come il “padre” della Via della Seta - al grande viaggio di Marco Polo, la mostra espone piccoli e grandi capolavori che proiettano i visitatori in terre lontane nel tempo e nello spazio. Tra i pregevoli manufatti, delle splendide placche in bronzo provenienti dalla Mongolia interna e concesse in prestito dal British Museum, una tavoletta del regno di Nabonedo dal Museé du Louvre, alcune figure in terracotta dal Museé Cernuschi di Parigi, un gruppo di sei suonatori a cavallo in terracotta dal MAO Museo d’Arte Orientale di Torino e un bellissimo rilievo funerario in calcare dorato e dipinto, proveniente da Palmira (ricco centro carovaniero lungo la Via della Seta) e appartenente alle collezioni del Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” di Roma.

All’interno della sezione dedicata alla seta (di cui i Cinesi detennero a lungo il monopolio) e ai panni tartarici, è possibile ammirare anche un bellissimo frammento di tessuto con uccelli fantastici e leoni passanti - realizzato in Italia nella metà del XIV secolo e conservato nel Museo Nazionale del Bargello di Firenze - e gli splendidi paramenti liturgici di Papa Benedetto XI, provenienti dalla Chiesa di San Domenico di Perugia: in mostra il piviale, la dalmatica, la stola ed i calzari del pontefice, tutti realizzati utilizzando i preziosi panni tartarici provenienti dall’Impero Mongolo, che ebbero un notevole impatto sulla manifattura italiana della seta alla fine del Medioevo.

Meraviglioso anche l’album di 23 acquarelli su carta risalente alla Dinastia Qing e concesso in prestito dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, nel quale vengono illustrate tutte le fasi del processo di tessitura: dalla raccolta delle foglie di gelso all’incannatura del filato, passando per l’allevamento dei bachi, le pratiche propiziatorie che accompagnano la lavorazione, la torcitura, la tintura del filato e la preparazione delle matasse.

Estremamente interessante, la parte dedicata alla cartografia, nella quale sono esposti - tra gli altri - anche un facsimile dello splendido Mappamondo di Fra’ Mauro ed il Testamento di Marco Polo, conservato nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.

Presente, all’interno dell’esposizione, anche un’interessante sezione dedicata all’Arte del Gandhāra, produzione artistica a prevalente soggetto buddistico, che presenta però forti influssi ellenistico-romani, indiani, iranici e centro-asiatici. Tra i capolavori esposti in questa parte, due eccezionali Buddha stanti: uno realizzato in scisto e proveniente dal Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” di Roma e l’altro realizzato in arenaria rossa maculata e concesso in prestito dal MAO Museo d’Arte Orientale di Torino.

L’ultima sezione della mostra espone - oltre a delle porcellane di epoca Ming - le opere moderne realizzate da alcuni artisti cinesi contemporanei, tra i quali Yang Shiying, Zhong Ruoyi - autori della teiera cinese in Pietra di Shoushan del Fujian - e Qiu Qijing, che ha realizzato un suggestivo Capriccio d’acqua in giada e le eleganti sculture di cavalli in lacca e rame.

In un momento storico di grandi tensioni politiche e scontri di civiltà, come quello che stiamo vivendo attualmente, l’organizzazione di una mostra come questa rappresenta un forte segnale di apertura, nonché un momento di riflessione sull’importanza che i legami e la collaborazione tra diverse culture rivestono nello sviluppo della civiltà e nella promozione della tolleranza e dell’integrazione tra i popoli.

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