Il Premio Maxxi compie quindici anni: in mostra il meglio dell'arte contemporanea italiana

In esposizione le opere di Zapruder, Ludovica Carbotta, Adelita Husni-Bey e Riccardo Arena, oltre ad una ricca galleria documentaria sugli ultimi quindici anni di concorso

Celebra i suoi quindici anni il prestigioso Premio Maxxi per l’arte contemporanea italiana esponendo fino al 29 gennaio 2017, oltre agli artisti selezionati per quest’anno, anche moltissimo materiale relativo alle precedenti edizioni.

Il Premio Maxxi (precedentemente Premio Italia), è un contest biennale per artisti contemporanei emergenti e mid-career che ricalca il modello del Turner Prize della Tate Gallery di Londra. Il suo scopo è quello di produrre le opere e sostenere gli artisti, premiando poi il vincitore con l’acquisizione dell’opera nella collezione permanente del Maxxi, che dal 2010 ospita l’evento.

L’edizione 2016 ha visto sfidarsi quattro artisti con istallazioni site-specific create durante l’inaugurazione appositamente per l’occasione. Il 7 novembre, dopo circa due mesi di esposizione, una giuria composta tra gli altri anche dal regista Matteo Garrone ha decretato la vittoria del collettivo romagnolo Zapruder filmakersgroup, con “Zeus Machine”.

Quest’opera ibrida è frutto di uno studio sulla mitologia classica che si esplica nella forma di un grande e misterioso cubo dorato sopraelevato relazionandosi poi, come nel cinema espanso, con il filmato proiettato all’interno. La sacralità del cubo rimanda al potere di Zeus mentre nel complesso l’opera diventa una vera e propria macchina mitologica. Il video, in un misto di performance, concerto e spettacolo teatrale assolutamente sperimentale come tutta la produzione di Zapruder, prende spunto dalla sceneggiatura di un loro prossimo film sulle dodici fatiche di Ercole.

Menzione speciale a Ludovica Carbotta per “Monowe (The city museum)”, ultima puntata di un progetto più ampio precedentemente presentato a Bologna. La Carbotta dà vita ad una città immaginaria, pensata per una sola persona, a rimarcare l’auto-isolamento della società contemporanea. Un rapido assemblaggio di assi di legno e teli di plastica ricostruisce la preesistente struttura della Caserma Montello intersecandola con l’attuale struttura del Maxxi, con una conseguente perdita di qualunque dimensione temporale.

“La Luna in Folle” di Adelita Husni-Bey riflette invece sulla continua finzione del mondo contemporaneo, in particolare quello italiano ancora fortemente influenzato dai modelli televisivi. Un’isola centrale è divisa in tre parti da dei pannelli che fungono da set televisivo per le performance di diversi artisti e compagnie teatrali, chiamati in occasione dell’evento ad interpretare un dibattito politico, un talk show ed un reality. Le loro performance fanno adesso parte dell’opera, essendo continuamente proiettate su tre schermi rivolti verso la struttura, creando così un continuo rumore di sottofondo.

Nel punto più alto della galleria 3 del Maxxi “Orient 1 – Everlasting Sea” di Riccardo Arena ci porta ancora più su, verso lo spazio. La sua ricerca si basa sul cosmismo russo, una corrente filosofica del XIX secolo che individuava come forma di evoluzione spirituale dell’uomo e fonte di immortalità il superamento del limite dello spazio. Anche in questo caso si viene a formare uno spazio ibrido, una “terra incognita” a metà tra la Terra e la Luna, in cui predominano un magnetico colore nero e la forma suprematista del cubo. Trasportati dalle note di Musorgskji utilizzate come codice per i lanci spaziali e da barche alla deriva nei mari lunari ci si immedesima subito in uno dei tanti cosmonauti scomparsi nello spazio più profondo.

Molto interessante infine la raccolta di materiale documentario, con studi, bozzetti preparatori e interviste, sia degli artisti in concorso quest’anno che di tutte le precedenti edizioni, in una galleria celebrativa proprio in occasione del quindicesimo anniversario dell’iniziativa.

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