Picasso e la fotografia, la vanità del maestro del Cubismo all'Ara Pacis

In "Picasso Images" un ritratto insolito dell'artista nei suoi scatti e in quelli dei grandi della fotografia

La mostra “Picasso Images”, inaugurata ad ottobre nello spazio espositivo del Museo dell’Ara Pacis e prevista fino al 19 febbraio 2017, è un appuntamento imperdibile per chi volesse approfondire la figura del grande artista spagnolo.

Non aspettatevi però di trovare le opere più note o una collezione usuale: Picasso Images infatti è principalmente una mostra di fotografia, che si propone di illustrare il rapporto dell’artista con questo ulteriore mezzo espressivo. È un’occasione per riscoprire un’artista completo, spesso considerato il più importante pittore del secolo appena passato, svelandone un aspetto solitamente inesplorato.

L’esposizione, curata da Violette Andres e Anne de Mondenard e in collaborazione con il Musée National Picasso-Paris, comprende circa 170 fotografie, sia di Picasso che di svariati nomi eccellenti del mondo della fotografia, insieme ad una trentina di dipinti, sculture, disegni e riproduzioni dell’artista.

Fondamentale per la comprensione dell’allestimento la sua articolazione in tre sezioni che, come se fosse un’opera in tre atti, ripercorrono altrettante fasi e aspetti della relazione tra Picasso e il mondo della fotografia. Nonostante la figura di Picasso sia ovviamente il centro della mostra, non va assolutamente sottovalutata la presenza di numerose opere di alcuni dei più grandi fotografi mondiali, da David Douglas Duncan a Robert Capa.

Infatti durante il percorso la mostra cambia profondamente, ribaltando la prospettiva iniziale che dalla personale indagine artistica di un Picasso giovane e incuriosito dalla fotografia nella prima fase si espande nella seconda verso l’esterno mostrandone le maggiori collaborazioni ed una padronanza del mezzo, per poi inglobare infine lo stesso Picasso che diventa soggetto delle opere di altri fotografi.

I primi scatti inseriti in mostra dimostrano la fascinazione di Picasso per la fotografia già all’inizio del ‘900 con la serie sugli abitanti e sugli edifici di Horta de Sant Joan che presenta un primo stile fotografico quasi cubista, ma è solo durante la relazione con Olga che l’artista inizia a fotografare con più assiduità, in particolare le sue creazioni e i suoi atelier.

Particolarmente interessante è poi il punto di vista su Picasso di Brassaï, celebre fotografo franco-ungherese, chiamato più volte da riviste come “Minotaure” e “Life” per servizi fotografici sull’artista, transizione all’interno della mostra verso la sezione riguardante le grandi collaborazioni.

Arrivando al cuore della mostra, nella sala centrale, ci si trova di fronte ad un punto di svolta per questa indagine e cioè l’incontro con Dora Maar, fotografa e pittrice surrealista, musa e amante di Picasso. Oltre a testimoniare lo scambio anche artistico tra i due nei numerosi scatti reciproci, nei ritratti cubisti e nelle sperimentazioni portate avanti in coppia, in esposizione è presente anche il famosissimo reportage fotografico sulla creazione di Guernica che forse più di ogni altra opera contribuì alla fama di Dora Maar. Si tratta di un esperimento inaudito per la storia dell’arte, un dossier fondamentale tramite il quale per la prima volta è possibile entrare nel processo creativo di un grande artista ed analizzare le varie fasi di realizzazione di una delle opere più significative di tutti i tempi.

Attraverso un’altra transizione rappresentata dai risultati delle sperimentazioni fotografiche con collages, maschere e tecniche miste del giovane André Villers (recentemente scomparso), si arriva infine ad un ultimo spazio dedicato sempre alla figura di Picasso stavolta però come soggetto delle immagini e filtrato attraverso le lenti di altri artisti.

Come si può ben vedere però Picasso si rivela un soggetto ben difficile da domare, sempre al centro della scena, un attore coscientemente nei panni dell’opera d’arte fatta carne, spesso in posa a sottolineare il suo essere artista in qualunque momento e circostanza, come anche la propria capacità magnetica di dominare persino l’arte altrui.

Unico in grado di ammansire il “toro” Picasso, David Douglas Duncan riesce a catturare alcune delle sue immagini più intime e naturali, come la celeberrima foto che lo ritrae provocatoriamente nella vasca da bagno, o quella in cui danza in costume di fronte ai suoi Baigneurs à la Garoupe. Una simile impresa viene tentata forse solo da Arnold Newman, che riesce ad accedere all’animo duro di Picasso fotografandone lo sguardo profondo.

Tra i grandi nomi presenti anche il reporter Robert Capa, che nel ’48 lo fotografa nella spiaggia di Golf-Juan, Robert Doisneau che lo ritrae con un maglione a righe e delle mani enormi poggiate sul tavolo, Edward Quinn che ne fu amico fino alla morte come anche Lucien Clergue, o Gjon Mili che nella sua iconica serie di fotografie sperimenta insieme a Picasso la creazione di disegni di luce, con l’ausilio di una torcia e della lunga esposizione.

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