I petali di rosa e la città di Roma: dalla pioggia rossa del Pantheon agli antichi Rosalia

Lo spettacolare evento del Pantheon recupera una tradizione classica ancor prima che paleocristiana

Se dovessimo scegliere un fiore per rappresentare la città di Roma, dovremmo propendere per la rosa, un fiore piccolo, delicato e dalla breve esistenza che sembrerebbe aver poco a che vedere con la mole della città eterna.

Sono diverse le tradizioni che legano Roma alla rosa, un simbolo fortemente significativo per molte culture ma che in questa città si radica in profondità nella storia risalendo fino all’Impero Romano. A dimostrazione dell’importanza di questo simbolismo nei secoli permangono tuttora alcune manifestazioni che lo riprendono, in primis quella della pioggia di petali di rosa al Pantheon, di certo la più famosa.

Usanza ripristinata dal 1995 ma di tradizione millenaria, l’evento viene adesso riproposto ogni anno in occasione della Pentecoste e cioè nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua. Alla fine della messa i vigili del fuoco lasciano cadere dei petali di rosa dall’apertura circolare nella cupola del Pantheon, il cosiddetto “occhio del cielo”, con un effetto scenografico simile ad una pioggia rossa.

Si tratta naturalmente di una rappresentazione religiosa, volta a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli raccolti nel cenacolo. Non dobbiamo dimenticare infatti che il monumento romano è in realtà anche una Basilica cristiana, consacrata da Papa Bonifacio IV nel 609 a Santa Maria ad Martyres.

Questa particolare tradizione non è però un’esclusiva romana, anche se la manifestazione del Pantheon ne è di certo la dimostrazione più spettacolare. La Pentecoste infatti è anche chiamata Pascha rosatum o Pasqua rosata proprio per l’abitudine diffusa, in particolare al centro-sud Italia di far cadere petali di rosa sui fedeli.

Petali di rosa rossi venivano utilizzati già dai primi cristiani per ricordare il sangue versato da Cristo in croce per la redenzione dell’umanità. È in questa usanza quindi che va ricercata l’origine della tradizione del Pantheon e non – come si sarebbe tentati di credere – nella più nota Rosa mistica o Rosa mariana, legata appunto alla Madonna e di colore tipicamente bianco.

Bianchi sono infatti i petali di rosa che cadono dal cielo della Basilica di Santa Maria Maggiore ogni 5 agosto, in memoria della miracolosa nevicata estiva del 358 apparsa in sogno a Papa Liberio e ad una coppia di nobili patrizi dell’epoca. Fu proprio in seguito a questa nevicata sull’Esquilino che venne tracciato il perimetro dell’antica Basilica inizialmente dedicata alla Madonna della Neve.

Bisogna andare ancora più indietro nel tempo invece per rintracciare le prime attestazioni dell’uso dei petali di rosa nella tradizione romana, fino all’epoca classica e al festival dei Rosalia o Rosaria. Durante questo evento, solitamente nel mese di maggio, i romani adornavano con petali di rose e di violette le tombe dei loro cari defunti, le ghirlande militari, gli altari e le statue degli dei.

Il carattere non specifico di questi festival primaverili e la mancanza di particolari divinità associate ad essi avrebbe poi fatto in modo che queste rappresentazioni si convertissero in epoca paleocristiana in rappresentazioni del culto appena nato. I Rosalia divennero poi un tema ricorrente nell’arte e specialmente nella pittura assumendo però un carattere leggermente diverso e solitamente erotico.

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