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Domenica, 28 Novembre 2021
Cultura

La leggenda romana delle oche del Campidoglio

Conosciamo meglio questa antica leggenda e il suo significato

Le oche del Campidoglio è una famosa leggenda romana di cui non tutti conoscono le origini. Si tratta di una leggenda che ha a che fare con il sacco di Roma del 390 a.C. da parte dei Galli di Brenno.

La leggenda

Nel 390 a.C. i Galli condotti dal loro re Brenno, arrivarono a Roma saccheggiandola. Successivamente diedero assalto al Campidoglio. Qui si trovava il tempio di Giunone.

La leggenda narra che una notte, Marco Manlio, soldato che dormiva presso il tempio di Giunone, sentì delle oche starnazzare. Erano le oche sacre della dea Giunone che i soldati romani avevano risparmiato (perché sacre), nonostante la carestia e la fame.

Marco Manlio si recò dunque verso le mura della rocca del Campidoglio che i Galli stavano scalando e li affrontò. Le oche starnazzanti svegliarono presto tutto l’esercito che si precipitò a dare man forte a Marco Manlio. I Galli furono così respinti e Manlio ottenne il soprannome di Capitolino.

L'assedio dei Galli fu dunque respinto e l'arrivo del condottiero Marco Furio Camillo (dall'esilio ad Ardea) iniziò a cambiare le sorti della guerra facendo prevalere i romani. Si narra che, giunti a questa situazione, i Galli cercarono un compromesso: a fronte di un tributo pari a mille libbre d'oro avrebbero tolto l'assedio. Ma i romani si accorsero che i Galli avevano truccato le bilance. Brenno, re dei Galli, a questo punto, in gesto di sfida, aggiunse la sua spada alla bilancia pretendendo un maggiore peso d'oro e disse "Vae victis!" ("Guai ai vinti!").

La tradizione racconta una seconda leggenda: mentre i romani chiedevano tempo per procurare l'oro mancante, Camillo raggiunse Roma con il suo esercito e, di fronte al Re Brenno, mostrò la spada e urlò "Non auro, sed ferro, recuperanda est patria" ("Non con l'oro, ma con il ferro, si riscatta la patria").

In seguito a questa vicenda, la tradizione narra che venne costruito il Tempio di Giunone Moneta ("Moneta" dal latino significa "che avverte") proprio dove vivevano le oche.

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