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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Cultura

Mario De Lillo, l'influencer normale: così "Arte Povera" è diventato il social tormentone dell'estate

Intervista a Mario De Lillo, 36 anni e una vita vissuta tra Ostia, San Cleto e La Rustica. Chi è e come sono nati i suoi video che su instagram e tik tok hanno ispirato migliaia di emulazioni

Viso in primo piano,  e quasi sempre le pareti di casa a fare da sfondo. Ma soprattutto dei motti gridati nell’obiettivo del suo cellulare: “Arte povera!” e “Nun mollà!”. Così Mario De Lillo, 36enne romano originario di Ostia, che adesso vive nel quartiere La Rustica con sua moglie Luana e il loro bimbo di un anno, ha conquistato il popolo dei social. 400mila followers su Instagram e 500mila su TikTok.

Un passato trascorso a sperimentare tanti lavori, tra cui l’operaio in una ditta di traslochi, il parrucchiere, e l’attore. A 20 anni, con lo stipendio di magazziniere, Mario decide di iniziare l’accademia teatrale e inizia a fare i primi provini e i primi ruoli cinematografici. Ma col tempo capisce che “quel mondo non faceva per me, e io non facevo per quel mondo”, spiega a Roma Today. “Poi un giorno ho scoperto il telefono, i social, e lì mi è cambiata la vita. A livello filosofico, intendo. E siccome sento di essere una persona che ha delle cose da comunicare, anche senza un copione, mi sono detto ‘Io la roba da raccontare ce l’ho. Ho tutto quello che mi succede nella vita’”.

Nasce così l’idea dei video da postare sui social. La nonna, spesso con Mario nei post, nel primo video registrato in cucina cerca di chiudersi la cerniera, e la risata spontanea del pubblico arriva. Non subito, però. Ci vorranno 4 anni da quel primo video, e il passaparola dei followers più affezionati, per far diventare virale l’Arte povera di questo ragazzo di periferia. E da lì i video continuano a scavare nelle piccole difficoltà quotidiane, quelle più comuni e di cui si ha spesso vergogna a parlare. Un dissacrante spaccato sulla normalità che, con una risata e il coraggio di rendere virale questo riscatto sociale, ha reso un trend il motto #NonMollare. Talmente virale che, sabato scorso, dopo aver firmato una doppieta, Lorenzo De Silvestri del Bologna ha festeggiato sui social con un video in stile "Arte Povera".

Intanto Mario ribadisce che non ama le etichette, ma essere sé stesso: “Non sono attore, non sono influencer. Sono Mario De Lillo”. Un artista tenace, che non dimentica da dove è arrivato.

Come nasce l’idea di Arte Povera, con cui vieni anche chiamato?

Arte povera è un contenuto artistico. Il senso è Arte, prima di tutto, e poi povera. Povera vuol dire riscatto, significa partire dal basso e cercare di andare in alto. E rimanere aderenti a quello che ti ha fatto crescere. Dico sempre che se un giorno avessi la Lamborghini, io potrei continuare a dire dal finestrino ‘Arte povera!’, perché io sono partito dalla cucina di mia nonna e ho fatto tutto da solo.

Vivi ancora in stile Arte Povera, quindi?

Da quando è scoppiata la bomba dei video, improvvisamente mi hanno scritto agenzie, e adesso ho un team di persone attorno a me che mi aiutano. Avrei la possibilità di guadagnare ogni giorno, ma non è quello che sto facendo. Ma se mi arriva la possibilità di uno sponsor che a me piace ed è in linea con Arte Povera lo accetto. A me interessa guadagnare qualcosa per comprare la cucina nuova a mia moglie, e per fare qualcosa di bello per mio figlio. Per me 50 metri quadrati di casa è top, il ventilatore è top. Sono Arte Povera inside!

Dopo il successo sono arrivati anche gli haters, immagino …

Io sono tutto faccia, parlo in camera. E dopo un po’ il mio faccione può risultare ridondante, è normale. Alcuni però cominciano ad odiarti e a scrivere messaggi tipo “Ancora campa, questo”. Poi appena la gente vede che guadagni qualcosa con le sponsorizzazioni, si apre un’altra fetta di odio. E a me quella fa ancora più male. Avendo il marchio Arte Povera alcuni sono convinti che dovrei morire di fame per fare ridere.

Parliamo dei followers. Cosa pensi che gli altri vedono in te, che gli somiglia?

Quello che mi rende fiero è che sono diventato portavoce dei piccoli disagi quotidiani. Attraverso me, una persona se ha un piccolo problema invece di piangere, pensa ad Arte Povera e a Mario De Lillo. Dico sempre che ho 36 anni e faccio la spesa con il bancomat di mia moglie, tutte cose che fanno ridere. Ma mentre le faccio quasi piango. Adesso con tanti followers è più facile, ma per anni uscivo di casa per fare i video in macchina, mentre mia moglie era a lavoro e mio figlio da mia suocera. E a me veniva da piangere.

Ma ci credevi già …

Ehi, sì! Nun mollà! E questo incoraggiamento ha quasi superato Arte Povera.

Cosa vuole fare Mario da grande?

Ho un bambino adesso, e se fallisco ne pagano le conseguenze altri. Qualunque cosa faccia, dovrò sempre tutelare questa ‘roba’ qua. Se sarà questa mia arte, questa mia volontà di esprimermi a darmi da mangiare, tanto meglio. Perché è il mio sogno. Altrimenti, mentre farò il facchino, il magazziniere, farò le stories e farò ridere centinaia di persone.

Se dovessi consigliare dei ragazzi che vogliono diventare influencer e farne un lavoro, li incoraggeresti?

Se tu ricevi 50 messaggi che ti dicono “Frate’ sei grande!”, la tua roba vale. Quando i pareri positivi vanno oltre a tua madre, tua zia che forse lo dicono perché ti vogliono bene, e hai tante visualizzazioni, lì c’è materiale buono per lavorarci. Gli direi di cercare di promuovere la sua identità, tutto quello che ha che è ciò che ci rende diversi da altri. Di non comportarsi come gli altri, non chiedere in privato di essere ripubblicato perché non ti porta a niente. Soprattutto di investire sulla propria identità, e buttare fuori tutto. I disagi, le insicurezze.

Come è capitato a te...

Sono una persona che ha vissuto tanti piccoli disagi, che per trent’anni ti logorano. Per piccoli disagi intendo l’ansia, l’angoscia, la mania di persecuzione. Quando faccio le storie non sembro così, ma da quando faccio i video sono più forte. Sui social è tutto un nascondere, invece io faccio vedere anche peggio.

Fai spesso video in casa. Ma come si concilia la preparazione dei video con il resto delle attività, con la famiglia?

Ci sono video che ho fatto anche 80 volte prima di farli uscire, perché se non li sento perfetti non li pubblico. Poi osservo, guardo attorno, e scrivo. A parte questo sto con mio figlio, che ha un anno e spero da papà di intavolare con lui un bel rapporto. È una realtà complicata. Ho comunque mia moglie che è una colonna, lavora otto ore al giorno e intanto io sto con nostro figlio. Ho in mente un monologo per i prossimi Stand Up che spero di fare presto: “Io sono mantenuto da mia moglie!”

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