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Cultura

La Roma di Samuel Peron

Ballerino, maestro di Ballando con le stelle, sedici anni fa la danza lo ha portato da Marostica a Roma

Un'infanzia trascorsa in campagna, a Marostica - un piccolo paese della provincia di Vicenza - dove "correre scalzo tra i campi" è ancora oggi una delle cose che gli manca di più. Samuel Peron si è traferito a Roma nel 2005, quando è entrato nella famiglia di Ballando con le stelle, che ancora oggi lo vede tra i maestri più amati. I primi anni da pendolare, in un residence a Balduina, ambientarsi non è stato semplice ma oggi questo è il suo "micromondo". Un "romano anomalo" che ama i romani e il loro "modo colorito di rendere le cose", con un'ironia "unica". Al derby non simpatizza per nessuno, ma la cucina romana l'ha conquistato, soprattutto i carciofi, perché "come li fanno qui è da andar via di testa". Sogna di ballare in tutte le piazze di questa città, al Campidoglio lo ha già fatto con la Raggi che "ci sa fare". Sulla coreografia non ha dubbi: "Un tango, passionale e un po' bastardo".

In pista per l'ennesima edizione di Ballando con le stelle. A che numero sei arrivato?
"Questa è la sedicesima edizione, per me la quindicesima. Ogni anno però è una novità, merito di Milly e di tutto il suo staff di autori che lavorano per dare sempre qualcosa di diverso. La bellezza di Ballando è che ogni anno ci sono personaggi alternativi e poi non punta mai sul trash, ma cerca sempre una certa qualità".

Quest'anno in coppia con Sabrina Salerno. Che partner è?
"Superlativa. Si impegna moltissimo, vuole fare bene. E' una stacanovista di prima categoria. Nonostante tutte le sue incertezze, ansie, dubbi, è una che si mette in discussione".

La danza ti ha portato da Marostica a Roma...
"Inizialmente mi ha portato da Marostica a Milano, dove ho iniziato col primo lavoro, all'età di 10 anni. A 22 anni sono sceso a Roma per fare il musical 'La febbre del sabato sera', poi ho fatto il casting di 'Ballando con le stelle' e sono entrato in famiglia".

Ti sei traferito subito?
"I primi anni facevo il pendolare. Quando ero a Roma alloggiavo in un residence a Balduina. Dopo qualche anno ho preso un appartamento in affitto ai Parioli".

Che anni sono stati quelli?
"Ogni anno è stato diverso dall'altro, ho avuto modo di vivermi persone e realtà completamente diverse. E' anche vero che non ho mai fatto vita mondana. Non sono mai stato a party, eventi, me ne sono sempre stato tranquillo".

La febbre del sabato sera quindi solo sul palcoscenico...
"Assolutamente. Niente Roma by nigtht".

E' stato difficile ambientarti?
"Io non sono per la città. Sono nato e cresciuto in campagna, abituato a vivere nel verde, tra le pecore, le galline, i cani, le mucche e i cavalli dietro casa. Ho imparato a guidare il trattore a 8 anni. Ho avuto un'infanzia bellissima per quanto mi riguarda, perché sono stato completamente a contatto con la natura. Mi ricordo la bellezza di correre per i campi scalzo. La città, per quanto possa essere grande, mi è sempre stata stretta. Mi è sempre mancata la vita che facevo da ragazzino e ancora mi manca. Se ripenso al lockdown, in appartamento, per me è stato molto stressante".

Dove abiti?
"A Balduina, ma non faccio molta vita di quartiere. Non sono il tipo che va al bar e si mette a leggere il giornale mentre fa colazione, per fare un esempio. Trascorro molto tempo in casa, a leggere. Esco giusto per fare la spesa".

Che romano è Samuel Peron?
"Un romano anomalo. Vivo a Roma per lavoro e ormai questo è il mio micromondo, ma del romano mi manca tutto. Però amo i romani".

Cosa in particolare?
"La loro ironia. La bellezza di Roma è il modo colorito dei romani di rendere le cose. 'Te do 'na pizza che er muro te ne da n'artra'. A me non verrebbe mai da dirla una cosa del genere. Ridono e scherzano, hanno una battuta per tutto. Non a caso i più grandi comici sono nati da Roma in giù".

Ti sei abituato a questo modo di fare?
"Per forza. Un'ironia unica".

Cosa non ti piace invece?
"Il caos di Roma. Quando vuoi uscire ci pensi due volte. Nel post lockdown, quando c'era possibilità di muoversi e non c'erano turisti, l'ho vissuta molto e bene. Ho visitato musei, chiese e monumenti come non li avevo mai visti. Adesso è tornato il caos di sempre. Sotto questo punto di vista ci sarebbe qualcosa da rivedere. Dovrebbero renderla più ciclabile, più pedonale, implementare i mezzi pubblici per potersi spostare senza problemi. Un po' come Milano. E' vero che a Roma siamo 5 milioni, ma proprio per questo dovrebbe essere più dinamica e meno trafficata, per permettere alla gente di vivere più serenamente".

Non sei tra quelli che pensano che Roma sia ingovernabile?
"Secondo me tutto è fattibile. E' la volontà che cambia le cose.

Ce l'hai un ricordo indelebile in questa città?
"Qualche mese fa sono stato al Vaticano, all'apertura delle porte, alle 4 del mattino. Con alcuni amici abbiamo organizzato una visita guidata privata e siamo entrati all'alba. Abbiamo aperto tutte le porte dei musei vaticani, acceso le luci, visto l'alba sui giardini. Un vero spettacolo, indimenticabile".

Ti sei lasciato travolgere dal tifo per la Roma o per la Lazio?
"No".

Al derby non simpatizzi per nessuno?
"No, del calcio proprio non mi interessa nulla. Anzi, ti dirò di più. A Ballando ho conosciuto diversi ex calciatori, non gli ho mai chiesto una foto. Una volta venne addirittura Maradona. Era al mio fianco, ce l'avevo lì e non gli ho chiesto neanche una foto. Sono contento se l'Italia vince, sono contento che il talento italiano sia strumento di comunicazione internazionale, che poi sia il calcio, il basket o la scherma, non importa".

Neanche la cucina ti ha conquistato?
"Assolutamente sì, ma scherziamo? Io poi sono di bocca buona. I piatti romani però non mi piace cucinarli, bisogna avere la mano per farlo. E quindi vado nei posti dove si mangia bene l'amatriciana, la carbonara. I carciofi. I carciofi come li fanno qui a Roma è da andar via di testa".

L'amatriciana più buona?
"Quello è soggettivo. Dipende se ti piace più o meno sugosa, però da Checcho Er Carrettiere a Trastevere è tanta roba. Fanno un sugo pazzesco. Anche la carbonara lì è buona, ma l'amatriciana è imbattibile. Anche Dante a Prati non scherza".

Il tuo luogo del cuore?
"Ce ne sono diversi. Io Roma l'ho adorata dopo il lockdown. Andavi davanti alla Fontana di Trevi e non c'era nessuno. Poter vedere questa maestosa opera d'arte, senza nessuno intorno, è di una bellezza inaudita. Ci sono tanti luoghi che mi hanno lasciato bei ricordi, dai parchi alle fontane. Fra tutti forse la Sala Nervi, al Vaticano. Lì con Samanta Togni abbiamo ballato davanti al Papa, è stata un'emozione unica".

La piazza in cui sogni di ballare?
"Tutte".

E con quale romana?
"Ho avuto l'onore di ballare con Virginia Raggi al Campidoglio. Abbiamo fatto un evento lì il mese scorso. C'erano lei e la Dadone (Ministro per le Politiche Giovanili, ndr) e con l'occasione le ho fatte ballare, ci ho giocato un po'".

E' una brava ballerina?
"Ci sa fare, ci sa fare".
     
Roma che coreografia è?
"Una coreografia tanghera. Questo modo di viverla sempre con camicia bianca e abito, con questo atteggiamento un po' strafottente ma ricco di aforismi, di concetti, di nozioni. Roma è contraddittoria. Non riesce ad essere all'avanguardia, però tutti ci vogliono venire. E poi sì, è esattamente come il tango: passionale, ma allo stesso tempo bastardo perché ti lascia sempre un po' sul chi va là".

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