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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Cultura

La Roma di Rossella Brescia

Ballerina, conduttrice e attrice, è nata a Martina Franca. Nel '93 inizia il suo "sogno romano" dal quale non si è più svegliata

Pugliese doc, romana d'adozione. Rossella Brescia aveva poco più di vent'anni quando si è trasferita a Roma, da Martina Franca, per studiare all'Accademia nazionale di Danza, e da vent'anni, una volta al mese, torna nella sua città natale, dove ha aperto la sua scuola per dare ai ragazzi un'opportunità che quando era giovanissima lei non c'era. Almeno lì. Inizia per questo il suo "sogno romano", in un appartamento di Furio Camillo condiviso con altre ragazze. I tour turistici sul 90 barrato, "da capolinea a capolinea per vedere Roma", le serate in discoteca "con l'omaggio donna, perché non c'erano mica i soldi", i vestiti prestati dalle amiche per uscire e i ragazzi da "mettere in riga" alla fermata dell'autobus. "Tutto molto folcloristico". Il timore di vivere in una città così grande è svanito in poco tempo, i romani, "goliardici e veri", erano pane per i suoi denti. Dopo il diploma "un provino dietro l'altro" e i primi lavori, per tanti anni a Cinecittà, il suo luogo del cuore, dove ancora oggi quando ci passa davanti sente "una stretta al cuore".

Una brillante carriera come ballerina, dividendoti fra teatro e tv, poi nel 2006 approdi in radio, a Rds. E' quello che preferisci?
"Quello che preferisco ancora non c'è, ma è sicuramente tra le cose che amo. Della radio mi piace l'immediatezza di arrivare e l'onestà artistica. Arrivi esattamente come sei, senza il bisogno di un'immagine. Esce quello che sei davvero, non puoi nasconderti".

Nel '92 il tuo esordio a Miss Italia, dove arrivi con la fascia di Miss Sorriso Puglia. Quel sorriso l'hai mantenuto anche quando hai lasciato la tua città, Martina Franca?
"L'ho mantenuto perché sono scesa a un piccolo compromesso, quello di tornare ogni mese. Non soltanto per una questione affettiva, perché ci sono i miei genitori, ma anche perché ho una scuola di danza. L'ho aperta vent'anni fa, appena mi sono diplomata in Accademia, per formare ragazzi che hanno il mio stesso sogno ma enormi difficoltà per poterlo realizzare. Martina Franca rispetto a Roma ha meno possibilità e opportunità, in questo campo i giovani non avevano grandi occasioni. Mi sono voluta mettere al loro servizio perché è la cosa che mi è mancata nel mio paese".

Ti sei trasferita a Roma per la danza?
"Sì, quando sono entrata in Accademia, l'anno dopo Miss Italia. Da lì è iniziato il mio sogno romano".

Professionalmente parlando?
"Non solo. Questa città è veramente un sogno. Quando cammini per Roma è come se vedessi un museo, se ti fai un giro in centro c'è una storia su qualsiasi palazzo o monumento. Mi ricordo che mi facevo i giri sugli autobus, da capolinea a capolinea, per vedere tutto. Stavo a Furio Camillo, prendevo il 90 barrato e mi facevo tutta Roma così, poi tornavo indietro. Era bello. Gli autisti mi avranno presa per pazza".

Prima casa a Furio Camillo quindi?
"Sì, ho vissuto lì per qualche anno, in un appartamento condiviso con altre ragazze, alcune dell'Accademia e un paio di amiche di Martina Franca".

Immagino quando uscivate tutte insieme...
"In realtà io uscivo poco la sera. Studiando in Accademia facevo una vita molto rigida. A volte però le mie amiche non ballerine mi coinvolgevano. Mi ricordo che mi prestavano i vestiti per andare in discoteca, io non ce li avevo, stavo sempre in tuta e cose del genere. Mi facevano mettere queste cose assurde. Peccato che non si potevano fare le foto con il cellulare, altrimenti sarebbe stato uno spettacolo".

Dove andavate a ballare?
"Mi ricordo al Bulli e Pupe, con l'omaggio donna. Non c'erano mica i soldi per pagarsi una serata in discoteca. Andavamo con i mezzi, poi dovevi riprenderli a una certa ora per tornare. Era tutto molto folcloristico, anche i ragazzi in cui ci imbattevamo. Una volta alla fermata dell'autobus, vestitite così per andare a ballare, certi ci fanno: 'Aoh, quanto ve prendete?'. La mia amica non ha risposto molto cortesemente, diciamo così. In pugliese ovviamente. Li abbiamo sempre messi tutti in riga".

Ti ha mai spaventato Roma?
"I primi tempi avevo paura di sentirmi sola in una città così grande, invece non è mai successo. Roma non mi ha fatto mai sentire sola, a partire dal quartiere in cui vivevo, Furio Camillo, dove alla fine conoscevo tutti e tutti mi sostenevano, sapevano che venivo da fuori per studiare. Ho sempre ricevuto grande solidarietà da parte dei romani, mi hanno fatto sentire subito a casa. Mi hanno fatto sentire la genuinità che è tipica del paese da cui venivo".

Che pensavi dei romani?
"Che erano veramente fighi. Mi piaceva questa goliardia, la simpatia. A me piace ridere, fare battute, i romani erano pane per i miei denti. Quegli anni poi ero come una spugna, mi piaceva imparare il romanesco. Li ho trovati sempre molto veri e diretti".

Con gli anni hai cambiato idea?
"Assolutamente no. Amo i romani".

Oggi ti senti un po' romana anche tu?
"Sì sì. Mi sento romana, ma c'è sempre il compromesso con il mio paese. Martina Franca la porto nel cuore".

Finita l'Accademia sei rimasta a vivere qui...
"Dopo l'Accademia i miei genitori mi hanno detto che potevano aiutarmi ancora per qualche mese, poi dovevo iniziare a lavorare. Non venivo da una famiglia agiata. Appena mi sono diplomata mi sono data subito da fare, facevo provini su provini, non c'era giorno che stavo ferma. E sono rimasta a Roma, quando ho iniziato a lavorare mi sono trasferita da Furio Camillo a Lungotevere Flaminio".

Abiti ancora lì?
"No, da anni vivo a Prati. E' un quartiere meraviglioso. Secondo me non c'è tutta questa puzza sotto al naso che dicono, ma in generale non la trovo in nessun quartiere centrale. Comunque trovi sempre la persona molto vera".

Il bar dove fai colazione?
"Per un caffè veloce da Carletto, sotto casa. In via di Montesanto invece c'è Madeleine che per me è una sorta di ufficio, ci faccio tutti gli appuntamenti di lavoro".

A cena invece dove vai?
"Dove mi sento a casa, alla Barchetta. Poi io amo il sushi e vado spesso a mangiarlo da Zen".

Sulla cucina sei rimasta pugliese...
"Sono rimasta pugliese, ma più che altro è una mia cucina. Con il lavoro che faccio devo avere sempre un certo regime, quindi preferisco la cucina un po' più verde, più lith".

La tua imitazione di Sophia Loren a Tutti pazzi per Rds è esilarante. Hai mai imitato qualche personaggio romano?
"Qualche volta ho imitato Alessia Marcuzzi, che fa quella che parla bene però ogni tanto ci infila 'na cosetta romana. 'Daje tutta', quelle cose così".

Un romano inimitabile?
"I romani sono molto imitabili. Ti prende proprio, perché è tanto caratterizzante. Inimitabile è Gigi Proietti, perché è unico. Ci sono dei mostri sacri che non si toccano, lui è uno di quelli".

Sei innamorata di questa città. Se dovessi trovarle un difetto?
"Sicuramente il problema dei rifiuti. C'è spazzatura ovunque. Addirittura si trovano i materassi accanto ai secchioni, quando c'è un servizio che funziona benissimo e basta chiamarlo. Ci sono cose ai limiti dell'inciviltà, però quello si può trovare ovunque".

Il traffico quindi hai imparato a sopportarlo?
"Esattamente così. Ho imparato a tollerarlo. Alla fine in macchina ascolto la musica, la radio, mi sono abituata. O meglio, mi sono organizzata. Quando posso invece prendo le Jump. Mi fanno tanto città del nord e mi piace. Mi piacciono molto anche le piste ciclabili, che ho scoperto ultimamente".

Il tuo luogo del cuore?
"Sicuramente Cinecittà. Quando ci passo davanti mi viene una stretta al cuore, perché ci ho passato tanti anni della mia vita. Poi anche il Gianicolo. Tante volte ci sono andata, anche da sola, a guardare tutta Roma, a pensare quando dovevo prendere delle decisioni o dovevo affrontare qualcosa. Il Gianicolo mi fa riflettere".

Salutiamoci in romano.
"Daje. La parola daje racchiude tanto, è proprio Roma. C'è un mondo dentro a daje".

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