Cultura

La Roma di Rita Dalla Chiesa

Giornalista e conduttrice, per due decenni è stata al timone di Forum. Oggi si divide tra salotti televisivi e social, dove è seguitissima. Nata a Casoria, in provincia di Napoli, vive a Roma dal '76. Casa a Vigna Clara, cuore a Monteverde

"Tranquilla, io il pomeriggio a quest'ora non ho impegni, guardo Tagadà", Rita Dalla Chiesa ci assolve per il piccolo ritardo e risponde dalla sua casa di Vigna Clara, dove vive da vent'anni anche se il cuore è rimasto a Monteverde, il primo quartiere di quando è arrivata a Roma, nel '76. Qui Rocco, il barista di via Arati, insieme alla moglie, erano una "seconda famiglia", poi l'incontro con la sua grande amica Paola e l'amore con Fabrizio Frizzi, vissuto in quella "piccola casa" prima di trasferirsi a via del Casaletto, dove ancora oggi ogni tanto torna per ricordare "un passato felice". Corteggiata qualche anno fa da Giorgia Meloni come candidata sindaco, ha rifiutato perché "Roma è ingovernabile, sarebbe stato un suicidio". Alla politica in prima linea preferisce le vacanze a Lido dei Pini, ma l'impegno sociale e nelle battaglie civiche è costante, a partire dal suo quartiere che "una volta era 'in', oggi non c'è neanche la differenziata". Mezzi pubblici bocciati, romani promossi a pieni voti, "divertenti, accoglienti, con la capacità di sdrammatizzare tutto" anche se prima "erano meno incazzati".

Volto televisivo, ma da qualche anno anche influencer. Sui social è seguitissima e molto apprezzata, dunque può confermare che non è un mezzo riservato ai più giovani con il loro linguaggio?
"Io sicuramente non uso un linguaggio giovane sui social. Esprimo quella che sono. I social sono diventati importanti proprio per veicolare determinate cose che in un altro modo non potresti. E' un luogo di confronto che io cerco di far essere più umano possibile, poi a volte mi scontro con la maleducazione e con i muri di ignoranza. Questo purtroppo sui social c'è, ma ho scoperto che c'è anche un'umanità impressionante. Ci sono tante persone che hanno bisogno di comunicare e non hanno altro modo che quello ed è importante. Ci sono giovani e adulti, ci si confronta, ci si scambia consigli, ci si scontra anche, su questioni politiche ad esempio, ma all'interno di una comunicazione educata e civile, altrimenti blocco".

Umberto Eco ha detto che i social "danno diritto di parola a legioni di imbecilli". E' d'accordo?
"Legioni di imbecilli non direi. Direi che danno parola a tutti e fra questi tutti ci sono anche persone imbecilli. Dipende cosa significa imbecillità. Per me l'imbecillità è la maleducazione, l'impossibilità di un confronto civile. Io con le persone parlo pur non condividendo idee o ricordi storici, magari per differenza d'età o di vita vissuta, però sempre con educazione".

Anche a lei capita di ricevere insulti, i più indegni su suo padre.
"Ecco, quella è una cosa che non accetto. Quando le persone non sono in grado di rispondere in modo normale e articolato a cose che posso scrivere anche sbagliando, perché si sbaglia, e allora tirano in ballo mio padre. Cosa c'entra? La cosa che mi fa più male è sentire 'suo padre si rivolta nella tomba' oppure 'lei ha lavorato a Mediaset ed è mafiosa come loro'. Intanto vorrei rispondere 'vi piacerebbe lavorare a Mediaset', prima di tutto, e poi non accetto che venga tirato in ballo mio padre quando si tratta di criticare me. Criticate me ma lasciate perdere lui".

Il lavoro, o meglio, la missione di suo padre ha condizionato gran parte della sua vita a partire dal luogo in cui è nata...
"Sì, sono nata a Casoria, in provincia di Napoli. Infatti mi è rimasto dentro questo grande amore per il sud. Nessuno della mia famiglia è partenopeo. I miei nonni materni erano di Avellino, ma i nonni paterni erano di Parma e siamo sempre stati tutti molto emiliani. Mio padre in quegli anni comandava la Tenenza di Casoria e io sono nata in caserma, sul tavolo della cucina dei miei, con la moglie del maresciallo, mia nonna Giulia vicino e due cagnoloni che papà aveva adottato ed erano fuori dalla porta".

Dopo Casoria?
"Dopo ci siamo trasferiti a Firenze, dove sono nati gli altri miei due fratelli, poi abbiamo girato tutta l'Italia. Ci siamo fermati a Milano per diversi anni, abbiamo vissuto anche a Torino, Como, fino a Palermo".

Quando è arrivata a Roma?
"Nel '76, quando il papà di Giulia (sua figlia, ndr), che era pilota elicotterista, è stato trasferito a Pratica di Mare. Lì ho capito che mi sarei dovuta separare perché avevo voglia di fare una vita diversa. Avevo sempre vissuto nelle caserme e volevo vivere diversamente".

E ha scelto di farlo in questa città.
"Sì e non sono più andata via".

Da dove ha ricominciato?
"Sono andata a vivere in un quartiere che amo tantissimo, Monteverde. Da vent'anni abito a Vigna Clara, ma ancora oggi quando ci torno e passo davanti a Villa Pamphilj, mi addentro nei Colli Portuensi e percorro via del Casaletto ritrovo me stessa e le mie origini".

Quanto tempo ha vissuto lì?
"Per venticinque anni. Ho cambiato due case a Monteverde. La prima era in via Luigi Arati, una traversa di via dei Colli Portuensi, ed è la casa dove mi veniva a trovare mio padre e dove ho iniziato a vivere con Fabrizio (Frizzi, ndr). Era molto piccola. Poi mi sono trasferita a via del Casaletto, nelle case dei giornalisti, e sono rimasta lì per quasi tutti i 16 anni vissuti con Fabrizio. Quelle due case ce le ho nel cuore, ogni tanto ci passo davanti, guardo le finestre, rivivo il mio passato, riprendo la macchina e torno indietro".

Perché il trasferimento a Vigna Clara?
"Fabrizio voleva una casa grande, dove poter fare musica con gli amici, con un bel terrazzo. Mi sono messa alla ricerca, è capitata questa e l'ho presa, ma lui qui non ci è mai venuto perché nel frattempo ci eravamo separati. Questa casa infatti non la amo in modo particolare. E' bellissima, ha una gran vista, circondata da pini, ma questo quartiere non mi assomiglia. Roma per me è Monteverde, dove c'è ancora gente 'normale'. Non che a Vigna Clara non ce ne sia, ma se la tirano un po' di più".

Cosa l'ha fatta innamorare così di Monteverde?
"Monteverde ha una sua cultura molto particolare. E' una sorta di piccolo paese fatto di artigiani, librerie, negozietti, a quell'epoca anche di incontri letterari che avvenivano nei cortili di queste ville liberty. Mi emoziono ogni volta che ne parlo perché riconosco un passato felice".

Ha un altro posto del cuore?
"Il Giardino degli Aranci, con il suo viale alberato e la vista sulla città. Mi ricorda la Sicilia. Quando ho bisogno di trovare un po' di pace vado lì".

Invece il luogo che più le ricorda Fabrizio Frizzi?
"Torniamo sempre a Monteverde, è stata la nostra casa per tutti quegli anni. E poi dietro piazza Cavour, dove andavamo a mangiare i krapfen caldi di notte (ride, ndr), ma tanti posti mi ricordano lui".

Spesso sui social ha denunciato il degrado del suo quartiere. Lei è un personaggio pubblico, fa certamente più rumore rispetto a un altro cittadino. Sono mai arrivate risposte?
"Ho chiesto potature dei pini, ma il servizio giardini non ha risposto quasi mai. Ho chiesto maggiore pulizia delle strade, i cassonetti svuotati. C'è stato un periodo, due anni fa, che vivevamo con le finestre tappate per l'odore terribile e nauseabondo che arrivava dai cassonetti pieni. Noi qui non abbiamo neanche la differenziata, c'è solo quella per il vetro. Nessuna risposta, solo insulti. Ogni volta che mettevo foto su Twitter di cassonetti pieni, strade sporche e marciapiedi dissestati per colpa delle radici dei pini, ho ricevuto sempre insulti. Adesso c'è una chat di Vigna Clara e Fleming dove molte persone stanno prendendo a cuore il decoro di questi quartieri, ma sono tutte iniziative di privati".

Eppure è una delle zone più 'in' della città.
"Era una delle zone più in. Mi hanno raccontato che era un quartiere bello, tra i più belli. Però vede, già il fatto che in un quartiere esiste solo una libreria me la dice lunga. C'è solo Velitti, basta".

Ci sono comunque quartieri messi peggio. Ha avuto modo di vederli?
"Ci sono andata qualche volta per lavoro. Per tanti anni, ad esempio, andavo agli studi Elios sulla Tiburtina, ecco quella zona non è certamente delle più curate. C'era anche un campo nomadi, mi ricordo la mia lotta per salvare i cani che vedevo legati alle roulotte o ai camion".

Cosa manca a questa città?
"A questa città credo manchi una sorta di civiltà che invece trovo a Milano. Trovo una mancanza di assistenza al cittadino, celere e poco burocratica. E poi i mezzi. Io a Milano giro con la metropolitana ovunque, ci sono gli orari degli autobus e quelli sono. Questo a Roma non c'è, lei va a piazzale Clodio e vede gli autobus fermi per mezzora. Io ora mi sposto con la macchina, ma per tanti anni ho preso i mezzi pubblici. Mi piaceva, mi sedevo e guardavo Roma, sempre una bellissima scoperta".

Mezzi pubblici bocciati. I romani invece?
"I romani li amo. Dico sempre che i romani non meritano la Roma di oggi. Io ho conosciuto una Roma diversa, quando sono arrivata c'era maggiore solidarietà, c'erano più sorrisi. Il romano non era incazzato come oggi perché paga tutti i disservizi di cui è vittima, però è comunque divertente, simpatico, accogliente".

La cosa che le piace di più dei romani?
"La capacità di sdrammatizzare tutto, oppure il prenderti sotto la loro ala protettrice".

Lei ha avuto un angelo custode romano appena arrivata?
"Il mio barista di via Arati, Rocco. C'era questo bar sotto casa dove facevo colazione prima di andare al lavoro. Prendevo il cappuccino e mi mettevo a parlare con lui e con la moglie. Loro per esempio mi ricordo che guardavano quando arrivava la macchina di mio padre, erano lì che facevano una sorta di sorveglianza. Quando mi sono fidanzata con Fabrizio, lui mi aspettava per ore seduto al loro bar. Era una famiglia. Sono state le persone che sicuramente ho amato di più nei miei primi anni a Roma".

Ci torna mai in quel bar?
"L'anno scorso ci ho portato Lorenzo, mio nipote. Ci siamo messi a piangere io, il barista e la moglie. Mi hanno detto che c'era una casa che si affittava, di prenderla. Francamente la voglia mi era venuta e tanta, solo che mia figlia e mio nipote abitano sotto di me e trasferirmi significherebbe allontanarmi da loro. Roma non è una città facile per raggiungere i luohi, bisogna sempre fare i conti tra quando si esce e quando si arriva. Se lascio loro qui e torno a Monteverde avrei delle difficoltà".

La prima amica di Roma invece?
"Paola, che poi è rimasta la mia amica del cuore di sempre. Siamo amiche da quarant'anni. Lei era la compagna di un grande giornalista, Enzo Aprea. L'ho conosciuta perché mio padre era andato a trovare Aprea quando si era ammalato, in un clinica qui a Roma, e ho trovato seduta sul letto questa ragazza della mia età con la quale ho legato subito. Lei era separata con due bambini piccoli, mia figlia è cresciuta insieme ai suoi figli. Non ci siamo mai lasciate un solo minuto. Solo che lei è rimasta ad abitare a Monteverde, quindi ora che non siamo più giovanissime facciamo una fatica a vederci".

Dove andate a cena insieme?
"C'è un posto dove andavamo sempre, si chiamava il Sedano Allegro, ma non so se c'è ancora. Andavo spesso lì, anche con Fabrizio. Amo le pizzerie più che i ristoranti, a Trastevere ce ne sono diverse buone. D'estate invece vado sempre da Romolo al porto, ad Anzio, perché ho casa a Lido dei Pini".

Le vacanze le trascorre a Lido dei Pini?
"Sì, mi trasferisco lì nei mesi estivi. La bellezza di avere una casa sul mare, vicino Roma. Non è mia, è del demanio, ma ci vado da trent'anni. Quanto amo quella casa".

Da suo padre ha ereditato il profondo senso di giustizia. E' stato un eroe della lotta alla mafia, in Sicilia, ma in quanto a criminalità anche Roma ha dimostrato di avere radici profonde. Si è fatto e si sta facendo abbastanza secondo lei per scardinare certi poteri?
"Qui più che altro si deve scardinare il potere politico. E' quello che bisognerebbe scardinare. Non è facile governare una città come Roma. Quando la Meloni anni fa mi chiese di candidarmi come sindaco le ho dovuto rispondere di no, perché sarei andata incontro a un suicidio vero. Era come salire all'ultimo piano e buttarmi di sotto. Mi rendo conto che Roma è una città ingovernabile, un po' per la struttura stessa, per le tante periferie, un po' anche per la mentalità dei romani che sono poco attenti alle regole e le creano a modo loro alla fine. La malavita esiste a Roma, ma non credo sia diversa da quella che c'è nelle altre parti d'Italia. C'è uno strapotere che dipende dalla politica, che è una cosa diversa".

E lei di scendere politica a Roma non ne vuole sapere, giusto?
"No. La politica mi piace moltissimo ma è un mondo dal quale preferisco restare fuori, almeno ufficialmente".

Voltiamo pagina. La Roma bella, quella che tutto il mondo ci invidia per la bellezza e la storia. Cos'è che le piace di più?
"Intanto la luce. La luce di Roma è unica, i tramonti di Roma sono unici. E poi l'Aventino sicuramente, è la parte più bella, con il Circo Massimo vicino, il Teatro Marcello. Roma è qualcosa di stupefacente. Ogni volta che esco scopro un angolo che non conoscevo ed è dal '76 che vivo qui. Non si finisce mai di scoprire. Amo anche i sampietrini, mi hanno rovinato tutte le scarpe ma guai a pensare di toglierli. Non amo il Colosseo, invece, perché mi riporta ai tempi dei cristiani e dei leoni che li sbranavano, è un monumento che mi ricorda la morte. Non ci sono mai entrata, ho una sorta di rifiuto. Da fuori è meraviglioso, ma l'idea di entrarci dentro mi riporta a quello che hanno dovuto subire i cristiani in quel periodo".

Lei è romana d'adozione, quindi come tutti i romani ci sarà sicuramente un posto, o un monumento, che non ha mai visto...
"Non sono mai stata alla Cappella Sistina".

Cosa cambierebbe di questa città e cosa, per fortuna, non si può cambiare?
"Non si può e non si deve cambiare Roma, così com'è, con i suoi viali alberati, con l'autunno che fa cadere le foglie sul Lungotevere. Forse si dovrebbe cambiare la mentalità, diventare un pochino meno pressappochisti, un po' più rispettosi dell'altro. Nei negozi, nell'approccio col cliente, nella pulizia dei taxi, in tutto quello che noi cittadini ci aspettiamo da una città civile. Secondo me si sono stufati anche i romani, è questo il problema".

Cioè?
"Vorrebbero anche loro cose che non riescono ad avere e lasciano perdere. La Roma che ho conosciuto io è molto diversa dalla Roma di oggi. Oggi c'è più sporcizia, più maleducazione, meno attenzione anche ai turisti, meno attenzione proprio all'immagine. Non basta essere belli, bisogna curarsi. Roma la paragono a una bellissima donna, che malgrado le rughe deve mantenersi una bella donna".

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