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Cultura

La Roma di Manuel Bortuzzo

Nuotatore, nel 2019 venne raggiunto da un colpo di pistola durante una sparatoria all'Axa e perse l'uso delle gambe. Nominato cittadino onorario, vive all'Eur

Nel 2017 Manuel Bortuzzo si trasferisce a Roma, "La Mecca del nuoto", per inseguire il proprio sogno. Vive a Settebagni "in una casa trovata dall'allenatore, condivisa con i compagni", tutti i giorni è in acqua con la nazionale italiana e il suo obiettivo sono le Olimpiadi. "La stanchezza era tanta", ma anche la voglia di scoprire e vivere una città così diversa dalla sua Treviso. Le serate a Ponte Milvio e al Piper, "con i mezzi" perché non aveva ancora la patente, "la metro presa spesso nella direzione sbagliata", stessa cosa con l'autobus. Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio del 2019 Manuel viene raggiunto da un colpo di pistola durante una sparatoria all'Axa, dove si trovava con alcuni amici e Martina, la fidanzata di allora. Perde l'uso delle gambe ma non molla mai il suo sogno, che gli ha dato la forza di rinascere. Oggi vive all'Eur, si allena alla caserma della Polizia di Stato, a Tor Di Quinto, ed è grato a Roma, per lui "la città del cambiamento e delle opportunità", ma soprattutto "una città che sa volerti bene". Il suo è uno straordinario esempio di coraggio e di vita che l'Assemblea capitolina ha voluto premiare con il conferimento della cittadinanza onoraria di Roma, "un orgoglio".

Ti è stata appena conferita la cittadinanza onoraria di Roma. Che significato ha per te?
"Mi riempie di orgoglio. Aver avuto un riconoscimento del genere dopo quello che mi è accaduto in questa città mi fa ancora di più capire che sì, le cose brutte esistono, accadono, ma c'è sempre anche un lato bello. E' un po' una metafora della vita: i momenti brutti che passano e quelli positivi che arrivano. E' stato molto bello ricevere la cittadinanza onoraria e ci tengo a ringraziare tutte le persone che lo hanno reso possibile".

L'hai mai odiata questa città per quello che è successo?
"Assolutamente no. Cinque anni fa mi sono trasferito a Roma per coltivare il mio sogno, potermi allenare con campioni del mondo come Paltrinieri, Detti, tutta la squadra della nazionale, con l'obiettivo di arrivare alle Olimpiadi. Quì è un po' La Mecca del nuoto. Non riuscirei mai ad odiarla questa città, per il semplice fatto che ho sempre fatto e continuo a fare cose belle. Quello che mi è accaduto poteva succedere ovunque, anche in un paesino sperduto. Per me Roma è la città delle opportunità".

Rappresenta questo?
"Sì, e poi è la città del cambiamento. Sono venuto qui perché volevo cambiare la mia vita, poi è cambiata in un altro modo. Adesso devo cercare di continuare a cambiarla in meglio. Ecco, Roma per me è quel posto che mi spinge a fare tante cose e sempre di più. Quando faccio un viaggio, o torno a Treviso, questo senso di poter fare tante cose mi manca. Ormai ho tutto quì: mi alleno, ho la fisioterapia, i miei amici. E' una città che mi dà l'energia, la voglia e anche l'opportunità materiale di fare un sacco di cose".

Ed è una città che ti ha sempre dimostrato grande solidarietà...
"Grandissima solidarietà. Ma fin da subito avevo notato il calore dei romani, anche prima dell'incidente. Questo senso di gruppo, di appartenenza, già quello ti fa sentire parte di qualcosa. I romani sono aperti, si mettono a disposizione e me l'hanno dimostrato ancora di più dopo quello che mi è successo, con la vicinanza. Sui social, ma anche per strada. C'è sempre qualcuno che si avvicina, che mi fa i complimenti e mi incoraggia. E' proprio una città che sa volerti bene".

Il tuo futuro quindi lo vedi quì?
"Sicuramente sì, almeno finché mi allenerò e avrò le mie cose quì. Poi chissà, magari quando sarò vecchietto andrò a rifugiarmi in una casa in montagna, non so".

Dove ti alleni?
"Nella caserma della Polizia di Stato, a Tor Di Quinto".

Non hai mai mollato il tuo sogno.
"Mai. Mi sto allenando veramente bene per poter raggiungere il mio obiettivo, le Olimpiadi, e quì ho la condizione migliore per poterlo fare. Ho trovato un allenatore fantastico, un'altra cosa che mi lega ancora di più a questa città".

La prima volta che sei arrivato a Roma?
"Avevo 17 anni. Vivevo in un appartamento a Settebagni con i miei compagni di squadra, era una casa che aveva trovato il nostro allenatore per noi che venivamo da fuori. Ci allenavamo tutti i giorni, dalla mattina alla sera, e la domenica gareggiavamo. Non avevamo troppo tempo per girarla e la stanchezza era tanta, ma per me era tanta anche la voglia di scoprirla. La volevo vivere e quando potevo uscivo la sera. Andavo a Ponte Milvio oppure al Piper a ballare, con i mezzi".

Con i mezzi al Piper?
"Sì. Io non avevo ancora la macchina. Ce l'aveva solo un mio amico, ma se non usciva andavo con i mezzi. Sai le volte che mi sono perso? Prendevo la metro nella direzione sbagliata, oppure sull'autobus scendevo dove non dovevo scendere. Venendo da Treviso non ero abituato a tutto questo".

Forse Settebagni è grande come Treviso...
"Forse anche di più. Ci sono stato un anno, poi mi sono trasferito alla caserma delle Fiamme Gialle della Guardia di Finanza, all'Infernetto".

E adesso dove abiti?
"Da due anni sto all'Eur. Mi piace moltissimo. Riesci ad avere il giusto connubio tra la Roma moderna e la Roma più storica. Il centro è a dieci minuti, a poco più di dieci minuti c'è il mare di Ostia, dove spesso vado. E' un quartiere strategico, funzionale. Per me che mi muovo tra il centro e Tor Di Quinto è perfetto. Poi ho tutti i miei amici che sono a pochi chilometri da me e la facilità di potersi incontrare è bello".

Dove andate quando uscite?
"Non usciamo molto, spesso ci ritroviamo a casa di qualcuno. Quasi sempre da me. Non faccio vita mondana e i miei amici sono uguali".

Amici romani?
"Sì. I miei migliori amici sono romani. Ho avuto la fortuna di essermi riuscito a circondare di persone belle. Alex e Andrea sono i miei più cari amici, li ho conosciuti da subito e sono ancora qua. Hanno questa comicità, questo essere alla mano. La semplicità e la facilità dei romani è veramente bella".

E le romane?
"Eh, adesso sono single ma qualche fidanzata romana l'ho avuta. Martina l'hanno conosciuta un po' tutti, ero con lei quando mi hanno sparato, poi ce ne sono state altre. Tutte belle persone. Le romane sono sveglie, piene di voglia di fare e di stare in gruppo. Non ho mai conosciuto una romana super timida o che sta sulle sue, sono molto divertenti".

Cosa ti piace di più di questa città?
"Sono molto affascinato dalla bellezza di Roma nel suo aspetto culturale e storico, che è ciò che la rende la città più bella del mondo. La cosa ancora più bella però è che sì, c'è il Colosseo, ma ci sono anche tanti vicoli sperduti meravigliosi. A Roma è bella anche una panchina rotta vicino alla chiesa. Questa città è bella anche nel suo caos, nella sua complessità. Non è di sicuro la città più ordinata del mondo, però certi aspetti la rendono ancora più unica".

Allora non ti chiedo cosa non ti piace, perché in fondo mi stai dicendo che Roma è bella anche nei suoi difetti...
"Posso dire il traffico, ma si può sopportare".

Luogo del cuore?
"Non ce n'è uno in particolare, ma mi piacciono i posti panoramici, dove si vede tutta Roma. Adoro le terrazze. Mi affascina vedere Roma dall'alto, soprattutto al tramonto, quando cala il sole e diventa di quel colore giallo. E' bellissima".

Risotto al radicchio o carbonara?
"Carbonara. Mio padre fa una carbonara eccezionale. Quando l'ha fatta assaggiare la prima volta ai miei amici, che sono romani e la sanno fare bene, gli hanno stretto la mano. Buono il risotto, buono tutto, non c'è niente da dire, però la carbonara è la carbonara".

Roma o Lazio?
"Ho gli amici che tifano Roma, quindi per non prendere le sveglie ti dico Roma. Non sono però un super amante del calcio, non l'ho mai seguito. Se c'è la Roma che gioca e sono dai miei amici la vedo. Se gli dico che tifo Lazio probabilmente non mi fanno più entrare".

Sei più tornato sul posto della sparatoria, all'Axa?
"Ci sono tornato proprio quattro o cinque sere fa, ma per sbaglio. E' successa una cosa divertente. A Casal Palocco c'è un pub sotterraneo dove si gioca a biliardo, coi miei amici ci andiamo spesso. Andrea cerca di insegnarmi, ma io faccio ridere. L'altra sera eravamo lì e un mio amico mi ha chiesto se lo accompagnavo un attimo a salutare un'amica. Vado con lui in macchina, poco dopo parcheggia, apre la portiera e vedo che stavamo esattamente davanti al distributore di sigarette dove mi hanno sparato. Il mio amico appena se ne è reso conto si riavvicina alla macchina, abbasso il finestrino e mi fa 'Ah fratè, mi devi perdonà, scusa'. Si era accorto solo dopo di avermi portato involontariamente lì. Era pure notte, era tutto uguale, ma mi ha fatto più ridere che altro".

Quella fu una notte terribile. Qual è stata invece la più bella che hai vissuto a Roma?
"Non ce n'è una più bella di altre, ma le notti più belle sono quelle passate in giro con la macchina. Anche alle 3, le 4 di mattina, con gli amici in macchina senza meta e Roma deserta. Vedere una città così grande e bella svuotata e apprezzarla in tutti i suoi dettagli".

Adesso sei cittadino onorario, ma c'è qualcosa in cui ti senti davvero romano?
"Il dialetto sicuro no. Lo stile di vita sì, ormai l'ho assorbito. Tutto ciò che è 'sciallo', vivere tranquillo, meno ansioso. Sarà che la città è talmente grande e dispersiva che poi per forza le cose inizi a prenderle con più calma. E poi la cucina".

Ah, sei diventato un cuoco romano?
"No, però mangio. Se magna bene".

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