Cultura

La Roma di Gianmarco Saurino

Attore, nato a Foggia, si è trasferito nella Capitale dieci anni fa. Vive a Centocelle

Se nasci a Foggia e vuoi fare l'attore, Roma è "il primo piano immediato". Milano è l'altra alternativa, ma "da terrone" Gianmarco Saurino non ha avuto dubbi. Arrivato subito dopo il liceo per studiare al Centro Sperimentale di Cinematografia, per sette anni ha vissuto al Quadraro vecchio, in un appartamento condiviso con altri studenti, e d'estate lavorava nei villaggi turistici "per tirare su due soldi", prima di iniziare a muovere i primi passi nella fiction fino a diventare protagonista di due serie amatissime dal pubblico come 'Che Dio ci aiuti' e 'Doc'. Da tre anni abita a Centocelle, "un piccolo paese" che ha scelto perché lo riporta a una "dimensione cittadina" che aveva quando stava "giù". Il tifo per la Roma da quando era bambino, la venerazione per Francesco Totti che ogni giorno spera gli scriva "perché qualche figlio è fan delle serie" - o "magari legge l'intervista" -, i giri in bici al Parco degli Acquedotti, "un posto magnifico, dove in alcuni punti becchi pure le capre e i pastori". Gli anni da "fuori sede" sono un ricordo, oggi si sente parte di questa città, che "a fine maggio, di notte, vista dallo scooter tra Circo Massimo, via Gallia e il centro storico, è forse la cosa più bella che esista nell'universo".



La seconda stagione di Doc è in lavorazione. Visto il successo straordinario, si prospetta una lunga serialità?
"Credo di sì, o comunque lo spero. Ce lo auguriamo tutti sul set. La seconda stagione è andata in pre-produzione molto presto e speriamo possa uscire all'inizio del prossimo anno".

Cosa significa essere tra i protagonisti delle due fiction più amate dal pubblico italiano?
"E' un privilegio. Nel caso di 'Che Dio ci aiuti' sono onorato di aver contribuito a un successo già consolidato, che ha continuato ad essere tale anche quando sono subentrato io al posto di un personaggio amatissimo come quello di Lino Guanciale. 'Doc' invece era una scommessa enorme, che però tutti insieme, perché è una serie corale, siamo riusciti a vincere. Parlare di medici nel bel mezzo di una pandemia era un rischio gigantesco".

Quando vivevi a Foggia lo avresti mai immaginato tutto questo successo?
"Ma io ancora non lo immagino, ti dico la verità. Ed è una cosa che voglio continuare a fare. Quando uno si accontenta perde quella fame che all'inizio ti contraddistingue, invece io ho ancora paura che tutto finisca da un momento all'altro e quindi faccio di tutto per continuare a meritarmelo. Quando ho iniziato a fare questo mestiere a tutto pensavo tranne che al successo. Sono riuscito a farlo nel modo in cui volevo farlo, il successo è stato solo un accessorio con cui abituarsi a convivere".

E avresti immaginato di trasferirti a Roma?
"Era nei piani. Anzi, è stato il primo piano immediato. Per me che volevo studiare recitazione le alternative erano due: Roma o Milano. Ma io sono terrone, a Milano non ci sarei mai arrivato. La scelta era abbastanza facile. Poi la televisione, il cinema, gran parte del teatro, è tutto a Roma".

Quando ti sei trasferito?
"A 18 anni, subito dopo il liceo, per fare il Centro Sperimentale di Cinematografia, a Cinecittà".

La prima casa?
"Al Quadraro. Ho abitato per sette anni al Quadraro vecchio. Condividevo la casa con altri studenti".

Roma era come te l'aspettavi?
"Era la rappresentazione del diventare grandi. Era tutta una serie di responsabilità, ma anche di divertimento. Roma era il mondo che mi si apriva davanti. Arrivando poi dal sud, da un paesone, era come me l'aspettavo ma allo stesso tempo no perché era tutto nuovo".

A partire dalle strade immagino. Ti sei mai perso?
"Mi sono perso il giorno del primo provino al Centro Sperimentale. Ero carico d'ansia. Non mi ero ancora trasferito a Roma, dormivo da mio fratello che già abitava qui, sulla Prenestina. Presi il 558 per arrivare fino a Cinecittà. Scesi a Subaugusta ed ero convinto che il Centro Sperimantale fosse il Municipio X. Sono entrato convinto di fare il provino, poi un signore delle pulizie mi disse che il Centro Sperimentale era quello di fronte. Mi fa: 'Corri'. Per fortuna sono arrivato in tempo. Lì poi ci sono tornato a votare".

All'inizio giravi con i mezzi?
"Sì e con i mezzi le strade non le impari bene. Quando ho comprato il primo scooter, dopo cinque anni, ho iniziato a orientarmi. Adesso mi muovo senza navigatore. Sono come i tassisti ormai".

C'è stato qualche collega romano che ti ha fatto da cicerone in quel periodo?
"In realtà ho fatto grande amicizia con tutti quelli che venivano da fuori. Napoletani, siciliani, altri pugliesi, eravamo un bel po' e ci siamo fatti forza. Abbiamo creato una comunità di fuori sede. E' stato molto utile conoscere la città con chi non la conosceva".

Ti senti ancora un fuori sede?
"Adesso per niente, sto qui da dieci anni".

Dall'accento si fa anche fatica a credere che non sei romano...
"Studiando dizione a un certo punto mi sono tolto l'accento pugliese e sono entrato in questo accento un po' romano. Roma è il mio posto, la mia città. E poi sono romanista da quando ero bambino, appena vidi giocare Francesco Totti".

Quasi un predestinato allora.
"Per certi aspetti sì. Mio padre mi portò allo stadio a 10 anni, l'anno dello scudetto della Roma, nel 2001. Era il 21 aprile 2001, Roma-Chievo, 5-1 con gol di Batistuta, Totti e Montella".

Ci continui ad andare allo stadio?
"Da cinque anni sono abbonato in Curva Sud. E ho trascinato anche mio fratello, che adesso tifa quasi più di me. Spesso sono fuori, ma se sono in città la domenica vado allo stadio. Settore 18, Curva Sud, a cantare Grazie Roma".

Ti manca la Roma di Totti?
"Mi manca Totti. Io ero allo stadio il giorno dell'addio, il 28 maggio del 2017, in lacrime".

Ci sarà mai un suo erede secondo te?
"Ci auguriamo possa esserlo Pellegrini. Il fatto che abbia rinnovato a vita è una bella notizia. Anche se come Totti non c'è nessuno, per me è l'ottavo re di Roma. Il sogno della mia vita è incontrarlo. Mi auguro sempre che un giorno mi arrivi un messaggio, sperando che qualche figlio sia fan delle serie che ho fatto, e che magari mi vuole incontrare".

Magari legge l'intervista...
"Ma magari legge l'intervista! Credimi, è proprio un sogno. Sono anni che parlo con elettricisti, macchinisti, che magari lavorano sulla pubblicità che ha fatto Francesco, e gli dico di portarmi sul set. Mi metterei in un angolo, zitto, solo per stringergli la mano due secondi e dirgli grazie. Vorrei solo questo".  

Oggi dove abiti?
"A Centocelle. Vivo qui da tre anni".

Come mai hai scelto Centocelle?
"Sicuramente perché avevo una base familiare, anche i miei due fratelli abitano qui. Poi perché con gli amici del Centro Sperimentale, di cui ti parlavo prima, abbiamo creato un piccolo paese. Siamo più o meno tutti qui. Centocelle è una piccola-grande comunità e questo mi riporta a una dimensione cittadina che avevo quando stavo giù. Cercavo proprio questo: poter scendere e avere il fruttivendolo, la pescheria, la birreria dove andare a piedi con gli amici. In una città come Roma avere una dimensione familiare è un privilegio. Questa zona negli ultimi anni è esplosa".

La sera esci a Centocelle?
"Spesso, sì. Ci sono tanti locali. Ma anche a Torpignattara. C'è una trattoria dove vado sempre, almeno una volta a settimana. Anzi, ti consiglio di andarci se non la conosci. Si chiama "Il ragioniere", sta in una traversa di via di Acqua Bullicante, dove c'è la scuola Pisacane. Ecco, quella per me è casa. Ercole e Daniela sono due persone splendide, li chiamo zio e zia ormai. Ci porto tutti e poi ci tornano anche senza di me".

Piatto forte?
"La carbonara. O gli spaghetti con le vongole. Io sono vegetariano da un po' di tempo, quindi prendo la cacio e pepe. La carbonara però la consiglio a tutti lì. Ma come caschi caschi bene".

Da pugliese, che pensi dell'estate romana?
"Per tanti anni non me la sono goduta. Quando ero al Centro Sperimentale e prima che iniziassi a lavorare seriamente d'estate andavo via da Roma. Ho lavorato per tanti anni nei villaggi turistici e la stagione estiva era l'occasione per tirare su due soldi. Credo che Roma a fine maggio, alle due, le tre di notte, con il primo caldo, vista dallo scooter tra Circo Massimo, via Gallia e il centro storico, sia forse la cosa più bella che esista nell'universo. E io sono uno che ha viaggiato un po' nella vita. Lo dico con grande convinzione: non esiste posto più bello di Roma a fine maggio. E' il mio periodo preferito. Luglio e agosto fa troppo caldo".

Roma è una città romantica. Ti ha mai dato "na mano a faje dì de sì"?
"Non so se mi ha mai aiutato a faje dì de sì (ride ndr). Devo dire però che chi mi è venuto a trovare, si è ritrovato un po' in Vacanza Romane".

Il luogo del cuore?
"Ti direi l'Olimpico, le scalette che portano in Curva Sud. Su tutti però il Parco degli Acquedotti. Io sono un biciclettaro, faccio bei giri, anche fuori Roma. Per giri brevi il Parco degli Acquedotti è una pausa che faccio sempre molto volentieri, anche la parte che ti porta fino a Capannelle, dove becchi le capre, i pastori. E' un posto magnifico, a maggior ragione se pensi che è dentro Roma".

Ti trasferiresti in un'altra città?
"Non lo escludo, nel senso che sono arrivato a un punto in cui ho bisogno di cambiare aria e fare qualche esperienza fuori non mi dispiacerebbe. E' un periodo che faccio un po' avanti e indietro con Londra per vari motivi, soprattutto di studio. Roma però è il posto in cui vorrò sempre vivere. Sarà la base della mia vita. Il mio futuro lo immagino qui, su questo non ho dubbi".

Il modo di dire romano che ti rappresenta di più?
"Sta mano po' esse fero e po' esse piuma".

E oggi?
"Oggi è stata piuma (ride, ndr)"

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