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Cultura

La Roma di Gegia

Attrice, comica, icona cult degli anni '80, a 14 anni ha lasciato Galatina per trasferirsi nella Capitale, che ha sempre considerato la sua città

A Francesca Antonaci Galatina stava stretta fin da bambina e scappava di casa per iniziare a rincorrere un sogno che avrebbe realizzato a Roma, dove si è trasferita a 14 anni, ospite di una zia al quartiere Africano. Il liceo al Cristo Re, il bullismo da parte di quei "pariolini figli di papà" che la chiamavano "burina e terrona", poi sono arrivati i primi lavori a teatro, "gli spettacoli con le orchestrine", la tv e il riscatto con Gegia, icona anni '80 (quando a Roma "se stava bene" e "giravano i soldi che era una bellezza"), antidiva amatissima e protagonista di titoli cult dal piccolo al grande schermo, come 'Professione vacanze', 'Bomber' e 'Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio' per citarne alcuni. Nel cast di 'Belli ciao', il film con Pio e Amedeo, durante le riprese è stata "in posti mai visti, tipo la Casilina", nonostante in questa città ci vive praticamente da sempre. "Da vent'anni a Prati", nel cuore ha Talenti, dove ha vissuto "due grandi amori contemporaneamente. Poi si so' incontrati e menati".

Un film con Pio e Amedeo e il boom al botteghino. Ritorno migliore non lo potevi immaginare.
"No, è vero. Lo avevo capito da subito che questi due andavano su in tutto e per tutto. A ottobre 2020 abbiamo iniziato a girare 'Belli ciao' a Foggia, dopo 10 giorni ci siamo fermati per il Covid. Loro in primavera hanno fatto le tre prime serate su Canale 5, che sono andate alla grande, e da lì ho capito che il film avrebbe sbancato. Quando abbiamo ripreso a giugno gli dissi che sarebbe andato benissimo e che avrebbe incassato tanto. Ne ero certa e non mi sono sbagliata. Sono stata felicissima di fare il film con loro: viva la Puglia, viva il Sud".

Una commedia ambientata a Milano, Foggia e Sant'Agata di Puglia.
"Sì, ma abbiamo girato molto anche a Roma. Era pericoloso e complicato in quei mesi andare a Milano e molti interni li abbiamo girati qui. Tra l'altro sono stata in posti mai visti, tipo la Casilina".

Eppure vivi a Roma da tanti anni...
"Eh ma sulla Casilina non c'ero mai stata".

Quando ti sei trasferita?
"A 14 anni. Scappavo di casa perché non volevo stare a Galatina. Mio padre, che era una persona molto intelligente e aveva anche le possibilità, perché era cardiologo, aveva una cugina con tre figlie universitarie a Roma e mi mandò da lei. Anche lo psicologo gli disse che ero troppo iperattiva, gli consigliò di portarmi in qualche grande città".

E sei arrivata a Roma.
"Papà mi iscrisse al Cristo Re, vicino casa di zia, al quartiere Africano. Facevo il classico, che non era proprio per me. Mio padre all'inizio aveva pensato anche di mandarmi al Giulio Cesare, statale, ma glielo sconsigliarono perché era troppo agitato, c'erano sempre manifestazioni, occupazioni, io ero una ragazzina del paese. E quindi andai al Cristo Re, ma fu peggio".

Perché?
"Eravamo due donne e tutti maschi, str***, pariolini figli di papà che mi chiamavano 'burina', 'terrona', mi isolavano. Ho subito bullismo. Una volta un ragazzo, ancora me lo ricordo, figlio di un pezzo grosso, mi infilzò la mano con una matita appuntita perché l'avevo appoggiata sul suo banco. Con una violenza...".

Con le ragazze andava meglio?
"Mi bullizzavano anche loro. Anzi, le donne erano peggio".

Non avevi amici?
"L'unico amico che avevo in classe era inglese, si chiamava Michael. Era l'unico che mi parlava, mi invitava a casa sua, studiavamo insieme. Tutti gli altri mi hanno sempre trattato come una me***. Fortunatamente sono una che reagisce e dopo la prima lacrima tiro fuori una forza incredibile. Sarà la forza della terrona? Che poi molti di quei ragazzi hanno fatto una brutta fine".

Insomma, i primi tempi a Roma non sono stati dei migliori...
"Invece ero contenta. A casa con mia zia stavo benissimo. Facevo danza classica e l'accademia di recitazione. Quando ho imparato i numeri degli autobus e potevo andare in giro da sola non mi pareva vero. Questa città mi sembrava così grande. Mia zia mi spiegò tutto, dove mi portavano il 48, il 32. Mamma mia la paura i primi giorni, tremavo".

E dove andavi?
"A via Margutta a fare danza, al teatro Anfitrione all'accedemia di recitazione, a via di San Saba. Da lì ho iniziato a intrufolarmi nelle compagnie e piano piano sono arrivati i primi lavori".

Non tornavi mai in Puglia?
"Per le feste. Mamma mi mancava tanto, stavamo le ore al telefono. Per lei dovevo tornare a vivere a Galatina, ma io lì non ci volevo stare, era più forte di me. Quando tornavo per qualche giorno stavo bene, ma non vedevo l'ora di riandare a Roma. Ricordo che ogni volta al ritorno, sull'autobus o sul treno che dall'aeroporto mi portava da zia, ero felice. Mi sentivo di nuovo a casa".

Hai smesso presto di sentirti fuorisede...
"Non mi ci sono mai sentita. Non so perché, me lo chiedo spesso, ma io ho sempre avuto un amore viscerale per Roma. In un'altra vita devo essere sicuramente nata o morta qui, perché non è possibile che da quando sono bambina il mio pensiero era quello di andarmene da Galatina e venire in questa città".

Quanto tempo sei rimasta da tua zia?
"Fino a 17 anni, poi ho iniziato a fare teatro, facevo tardi la sera e non potevo più stare lì. Lei era molto autoritaria. Quel periodo avevo i primi spettacoli oppure andavo per locali. Spesso uscivo dalla finestra, una mia amica mi aspettava sotto e andavamo all'Alien a ballare tutta la notte. Quell'anno mi bocciarono. Presi una camera dalle suore francescane, a Corso Trieste, ma chiudevano la porta alle dieci e dopo un po' non mi volevano più. Iniziai a prendere stanze in affitto qua e la, la sera facevo gli spettacoli con le orchestrine. Alla fine mio padre, a 18 anni, mi ha comprato un monolocale a via dei Due Ponti, tanto aveva capito che non sarei più tornata. C'era un letto, un divano, un armadio e un telefono perché dovevo chiamarli mattina, pomeriggio e sera. Da quel momento non mi sono più fermata: serate in piazza, locali, teatro, televisione".

Ti sei divertita...
"A 18 anni da morire. Che tempi. Stavo sempre in giro, andavo a ballare al Paradise, al Jackie O', al Piper. Al Piper sul cubo, ero molto amica di Bornigia. Mi ricordo pure La Rupe Tarpea, a via Veneto. Ero tremenda".

Il primo fidanzato romano?
"Mi innamoravo facilmente. A 17, 18 anni, capirai. Il primo fidanzato si chiamava Paolo, ogni tanto ancora lo sento".

I romani poi sono piacioni...
"So' forti. Simpatici, passionali. Il mio primo amore è stato romano, anche la mia prima volta è stata con un romano, a 18 anni. Era il fratello di una mia amica. Anche il mio ultimo grande amore è stato un romano verace, mi diceva sempre: 'A bella, amore mio, vie' qua, fatte dà 'n mozzico'. Mi chiamava di notte e mi diceva: 'Me stai a pensà? Me devi pensà'. Ma io stavo a dormì a quell'ora".

Sono gli amanti migliori?
"Ah io ho avuto solo amanti romani e qualcuno sparso per l'Italia. Non ho mai fatto l'amore con un pugliese".

La Roma anni '80, quando tu eri un'icona televisiva. Che ricordi hai?
"Che meraviglia, quanto se stava bene. Giravano i soldi che era una bellezza, tanto lavoro, tanti film, tanta gioia di vivere, tanto divertimento. Mi sono trovata davanti anche alla droga, ma come vedevo l'andazzo scappavo. Un altro mondo quegli anni. Si andava a cena tutte le sere, al Matriciano, in tutti questi locali storici. Poi Roma era sempre illuminata, era un lunapark continuo. La Las Vegas italiana. Se volevi incontrare un regista famoso sapevi dove trovarlo, andavi e ci parlavi. Stessa cosa con gli agenti".

Oggi invece che Roma è?
"La amo sempre tanto, perché è la mia città. Amo Galatina, ma Roma è la mia città. Però è diventata quello che sappiamo. Buia. Quando faccio teatro la sera è buia, ma non l'hanno pagata la luce questi? E non da mo', da anni. E' sporca, anche un po' triste. Mi sembra il film 'Fuga da Alcatraz'. Di giorno è più bella. Ma no, anche di notte è bella. Roma è bella, è che l'hanno ridotta male".

La notte romana più bella?
"Una? Tantisime. A mangiare il cocomero d'estate, a prendere i cornetti caldi all'alba, quando si usciva dalla discoteca. Una prassi a Roma. Le notti a fare l'amore al Gianicolo, in macchina. Quello è un posto che ho sempre amato tanto".

Dove abiti?
"A Prati, piazzale Clodio. Sono qui da vent'anni. Ne ho cambiate tante di case. Ho venduto e comprato, venduto e comprato".

Sempre a Roma nord?
"No no, sono stata anche sulla Nomentana e poi a Talenti, un quartiere che trovo meraviglioso. Mi piace tanto anche il Trullo, lì ci ho trascorso diverso tempo quando andavo in scena al teatro San Raffaele per i bambini. Mi fanno impazzire anche le borgate. Me piace tutta Roma".

E a Prati come ti trovi?
"E chi m'ammazza. Appena mi vedono urlano 'E' uscita Gegia', tipo il Marchese del Grillo. Sono amica con tutti i commercianti, col barista accanto casa mia, vado e offro il caffè a tutti, faccio la spesa al supermercato e strillo se c'hanno la frutta brutta. Io so' così. Mi diverto tanto. Quando sono triste esco e mi riprendo subito".

Non è vero allora che è un quartiere ingessato?
"Ma quando mai? A parte che sono tutti negozianti, di altri quartieri, ma anche con quelli del condominio mi trovo bene. Oddio, magari so' un po' più str***, ma io non litigo con nessuno".

Il luogo del cuore?
"Talenti, dove ho vissuto due grandi amori contemporaneamente. Uno la mattina e uno la sera, avevo trent'anni. Poi si so' incontrati e si so' menati. E poi lo Zodiaco, ma in realtà prima di arrivare allo Zodiaco. Salendo, all'altezza di Villa Miani, con un mio ex c'infrattavamo con la macchina e ci davamo certi baci, con la musica a tutto volume. Bellissimo. Poi m'ha lasciato".

Un posto anticonvenzionale. Sei la prima che in queste interviste mi parla delle fratte di via Trionfale...
"Eh ma questo mi portava là. E poi l'amore è più forte di tutto. Si vive per innamorarsi".

Fra tutti i romani che hai conosciuto, chi è il più 'bomber'?
"Maurizio Battista. Lo conosco da prima che diventasse famoso, mi ha sempre fatto ridere e glielo dicevo che prima o poi sarebbe esploso. E' troppo forte. E poi Pippo Franco. Ci ho lavorato 15 anni con lui, al Bagaglino, in tanti teatri. Anche lui è un romano doc". 

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