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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Cultura

La Roma di Francesca Brienza

Giornalista sportiva e conduttrice. Di Cinecittà, si divide tra la Francia e Roma, dove deve tornare almeno una volta al mese per "non dare di matto"

Cuore romano e romanista, Francesca Brienza è "legata a doppio laccio con questa città". Esordisce come giornalista sportiva a Roma Channel, trampolino di lancio che l'ha portata nei più importanti salotti calcistici televisivi fino a La7, dove da quest'anno commenta la Serie A femminile. A Trigoria sboccia l'amore con l'allenatore Rudy Garcia, al quale è legata dal 2014, ma agli inizi si vedevano in Francia, "fuori campo". Il primo appuntamento ufficiale al Colosseo, uno dei suoi luoghi del cuore. L'altro è il Parco degli Acquedotti, a Cinecittà, il suo quartiere, dove festeggiava sempre il compleanno con gli amici. Allo stadio non ci mette piede fino al 2000, l'anno del Giubileo, "un'occasione pacifica per andarci" secondo il papà maresciallo, che però due anni dopo le concede di andare a vedere "il super derby in cui la Roma vinse 5-1, quando Totti mostrò la maglia con scritto 'Sei unica'", ma rigorosamente in Monte Mario. Si divide tra la Costa Azzurra e l'Italia, per amore e lavoro, e se non torna almeno una volta al mese a Roma potrebbe "dare di matto". La passeggiata della domenica a via Margutta, le corse a Villa Borghese, l'amatriciana cucinata agli amici stranieri "per fare bella figura". Un solo rimpianto, quel primo bacio che se tornasse indietro darebbe "a San Luigi dei Francesi, davanti al quadro di Caravaggio".

Hai iniziato una nuova avventura televisiva su La7. Una bella sfida...
"E' una sfida che mi ha subito appassionata. La scommessa di La7 è molto bella e ci credo moltissimo, perché so quanto è andato avanti il calcio femminile nelle altre nazioni e mi auguro che l'Italia possa far parlare di sé, in bene, anche per questo. Abbiamo l'importante impegno di accompagnare queste ragazze verso il professionismo. L'esserci come apripista mi carica e mi rende orgogliosa. Speriamo di appassionare tantissime persone".

La tua carriera da giornalista sportiva è iniziata con Roma Channel. Romanista per destino?
"No, romanista da sempre, dal giorno in cui ho aperto gli occhi".

E romana.
"Sì, anche se di origini del sud. Dico sempre che i miei genitori non potevano farmi regalo più bello che farmi nascere a Roma. Riesco ad essere orgogliosa anche quando apro il passaporto. Viaggiando molto e vivendo anche in Francia, quando mostro che sono di Roma sono fiera. I colori di Roma, che sono il giallo e il rosso, gli stessi della squadra, mi fanno pensare che il mio destino era proprio quello di essere legata a doppio laccio con questa città".

Roma Channel quindi è stata la realizzazione di un sogno?
"Devo essere sincera, non era proprio un sogno. Quando è arrivata questa occasione ero già una conduttrice, lavoravo in radio. Poi con un padre maresciallo che non mi mandava mai allo stadio... Mi dissero che avevano bisogno di un volto, io ero tifosa ma non così ferrata sull'argomento. L'ho trovata un'occasione veramente incredibile, ho accettato ed eccomi qui. Ho fatto bene perché sono piena di bei ricordi".

Che anni sono stati quelli?
"Davvero formativi. Sono arrivata in un contesto pieno di uomini, ero l'unica ragazza della redazione. E non mi hanno fatto nessun favore, anzi. Ho fatto di tutto per dimostrare che lo meritavo e una volta superata la fase di rodaggio e conquistata la fiducia dei miei colleghi ho iniziato anche a divertirmi. E' un ambiente in cui condividi tanto, 24 ore su 24, in cui impari a credere in un progetto. Io ci ho creduto, mi ci sono dedicata anima e cuore. Ho scritto anche diversi format, non parlavo solo di calcio ma facevo pure altre trasmissioni. E' stato uno spazio in cui sono cresciuta tantissimo ed è stato il mio trampolino di lancio. Poi ho fatto Il processo del lunedì, Tiki Taka, Quelli che il calcio, fino ad arrivare a questa nuova avventura".

Così tifosa, il rapporto con i romanisti sarà stato ottimo fin da subito...
"Il rapporto con i tifosi è qualcosa di molto delicato, perché sono legati alla squadra: se vedono che la ami ti amano, ma se succede qualcosa sono pronti a difenderla, come è giusto che sia. Però sì, sono stata accettata benissimo fin da subito".

Invece con i cugini laziali?
"Accetto la critica, non mi offendo. Ho un buon rapporto anche con loro. Non dico di amicizia, però li rispetto".

A Trigoria è scoppiato l'amore con Rudu Garcia, che va avanti da sette anni. Il primo appuntamento in città dove ve lo siete dati?
"In realtà in città ce lo siamo dati molto tardi. All'inizio non volevamo far sapere niente a nessuno e stavamo un po' fuori campo. Il primo appuntamento è stato in Francia. Poi qualcuno lo ha fatto sapere al posto nostro e quindi siamo usciti allo scoperto. Il primo appuntamento ufficiale a Roma è stato al Colosseo, dove abbiamo fatto la famosa foto pubblicata poi sui social".

Di che quartiere sei?
"Sono di Cinecittà. Ho fatto le scuole lì e mi sono laureata all'università di Tor Vergata, in beni culturali. Tutto vicino, non mi sono mai spostata per gli studi. Però essendo appassionata d'arte ho sempre amato fare lunghe camminate per la città. Musei, mostre, ho sempre dedicato almeno un giorno a settimana per fare una visita. Ho un rapporto talmente viscerale con la mia città che anche sul canale della Roma avevo creato un programma proprio per i tifosi che venivano a vedere una partita e raccontavo altre cose belle che potevano vedere".

E poi va a finire che i romani la conoscono meno dei turisti.
"Esatto. Io però ho sempre fatto la turista a Roma, è una delle cose che amo di più. Viaggio tantissimo, un po' per lavoro e perché mi divido tra qui e la Costa Azzurra, ma quello che riesco a vivere quando sono a Roma è qualcosa di speciale. Credo che fosse destino per me essere legata a questa città e non ad un'altra nel resto del mondo".

Dove ti piace passeggiare?
"Via Margutta è la mia passeggiata tipica della domenica, poi amo Villa Borghese. Lì ci vado anche a correre quando riesco. Ma anche il quartiere Coppedè e Trastevere. La passeggiata trasteverina è irrinunciabile".

Adesso dove vivi?
"Tra l'Italia e la Francia. Quando sono a Roma torno a Cinecittà, dove sono nata, dai miei, oppure mi fermo per qualche giorno in centro. Fortunatamente il lavoro mi tiene legata qui, perché se per un mese non torno a Roma potrei darei di matto".

Quando hai iniziato a scoprire Roma oltre il tuo quartiere?
"Non prima dei 18 anni, quando ho preso la patente".

E prima che posti frequentavi?
"Fino a 16/17 anni stavo nel quartiere, mi spingevo fino all'Appia. Da ragazzina giocavo alla chiesa di San Giovanni Leonardi, c'era questo piccolo angolo giovani. E facevo tanto sport".

Il primo bacio?
"Non ho avuto un primo bacio romano, ma torneri volentieri indietro per darlo davanti a qualche panorama di questa città. Lo darei a San Luigi dei Francesi, davanti al quadro di Caravaggio: la mia chiesa preferita e il mio quadro preferito".

Il tuo luogo del cuore?
"Più di uno. Sicuramente è stato importante per me, per varie ragioni, il Parco degli Acquedotti a San Policarpo. Ci festeggiavo sempre i miei compleanni. Sono nata il 16 giugno e non vedevo l'ora che finisse la scuola per organizzare la mia festa. Una delle prime puntate di questo programma su Roma di cui ti parlavo, infatti, l'ho girata proprio lì. Un altro posto del cuore sicuramente è il Colosseo, con i miei amici andavamo spesso a berci una birra là sotto. Anche le cene a Trastevere...".

I tuoi esordi sono a Miss Italia. Possiamo dire che le donne romane sono tra le più belle?
"Beh magari, vuol dire che a Roma l'acqua non solo è buona ma fa bene anche alla bellezza".

E invece i romani?
"Sono belli anche loro. Io però non faccio testo, sto con un francese".

In cucina come te la cavi?
"In cucina me la cavo bene. Sperimento, sono abbastanza creativa. Mi rilassa e mi diverte. Con la cucina romana ci si può prendere delle belle soddisfazioni. Quando voglio fare bella figura con i miei amici stranieri me ne esco con un bel piatto di amatriciana".

A Roma dove vai a mangiarla?
"Al Marchese, a via di Ripetta, fanno un'amatriciana ottima. Ma anche la carbonara non scherza, o la cacio e pepe. Il mio ristorante preferito però è il Fungo, il ristorante panoramico che sta all'Eur. Lì mi ci troci dieci volte su dieci. Quando invece voglio essere in famiglia, coccolata, non avendo spazio nemmeno per il dolce perché mi fanno mangiare all'infinito, vado a Le mani in pasta, a Trastevere. Un ristorante piccolo e difficile da trovare, lo devi conoscere".

Hai detto che tuo papà non ti mandava allo stadio. La prima volta te la ricordi?
"Non era una partita ma il Giubileo del 2000. Un'occasione pacifica secondo mio padre per andare allo stadio".

E quando l'hai vista una partita?
"Marzo 2002, il super derby in cui la Roma vinse 5-1. Quando Totti mostrò a Ilary la maglia con scritto 'Sei unica'".

In curva?
"No no, Monte Mario. Secondo te mio padre mi mandava in curva?".

Immagino scortata...
"Certo. Ero con mia sorella e due cugini che erano venuti appositamente a Roma per vedere la partita"

Cosa ti manca di Roma quando non ci sei?
"Mi manca la sua storia, questa sensazione di camminare in qualcosa di immenso e importante. Quando cammino per Roma mi rendo conto di essere una formica in qualcosa di gigante. Roma la vedo come una mamma, molto affaticata, ma sempre con le braccia aperte. Ti aspetta sempre e comunque. Quando torno mi commuove questa sua magnificenza e la cosa che più mi manca quando non ci sono è questo essere nella storia".

Ti trasferiresti definitivamente in un'altra città?
"Definitivamente no. Ci sarà sempre parte del mio tempo che dedicherò a Roma e non solo per gli affetti. Sono molto legata a questa città e non mi vedo a vivere definitivamente a Roma".
 

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