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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Cultura

La Roma di Emanuel Caserio

Attore, protagonista del Paradiso delle Signore, è di Latina ma da nove anni vive a Roma, ormai la sua città

Da Latina a Roma il passo è stato breve per Emanuel Caserio, ma non così semplice. Con il sogno della recitazione in tasca fin da quando era bambino e giocava in piazza Moro, gli anni in cui studiava al Centro Sperimentale di Cinematografia, a Cinecittà, li ha fatti da pendolare, per poi riuscire a prendere una stanza in affitto a Tor Pignattara, "con cinque coinquilini e un bagno solo", lavorando come rider "senza conoscere le strade". "Le pizze arrivavano in certe condizioni. Una tragedia". Di lavori per mantenersi ne ha fatti tanti, dal barista al cameriere "in un ristorantino a Monti, in via Urbana", finché non è arrivata la grande occasione con Il Paradiso delle Signore. Nel cast dal 2018, l'attore - che nella soap di Raiuno interpreta Salvatore Amato - ha realizzato un altro sogno, quello di comprare casa a Roma, nel suo quartiere preferito, Gregorio VII, "a due passi da San Pietro", per lui "il cuore pulsante della città".


Da quattro anni nel cast del Paradiso delle Signore, dove interpreti Salvatore Amato. So che hai qualcosa in comune con lui...
"Facevo anch'io il barista, sì. In realtà ne ho fatti tanti di lavori per mantenermi a Roma".

Tu sei di Latina.
"Sì, nato e cresciuto a piazza Moro. I miei genitori vivono tuttora lì. Quella piazza mi ricorda la mia infanzia: c'era un famoso labirinto, c'erano delle montagnole create con la terra, mi ricordo che prendevo il cartone dell'acqua e mi buttavo da queste 'cime', come fosse uno slittino. Oggi non c'è più, hanno sterrato tutto".

E tu oggi sei a Roma.
"Mi sono trasferito definitivamente 9 anni fa. Gli anni in cui studiavo al Centro Sperimentale facevo il pendolare, non potevo permettermi un affitto. Quando ho finito, invece, ho iniziato a lavorare come rider, barista, poi cameriere, e presi una stanza a Tor Pignattara, in una casa con altri cinque coinquilini e un bagno solo. Pagavo 350 euro per questo buchetto".

Anni difficili?
"Beh non ho proprio dei ricordi positivi, facevo davvero difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Consegnavo le pizze, ma mi capitavano gli indirizzi più lontani e non conoscevo le strade. Le sbagliavo tutte e mi perdevo sempre. Mi davano 12 euro, 5 li mettevo di benzina. Le pizze arrivavano in certe condizioni. Una tragedia. Lo ricordo come uno dei periodi più brutti. Non ero felice, avevo finito il Centro Sperimentale e non facevo quello che volevo. Guadagnavo poco e mangiavo sempre le stesse cose, quelle che costavano di meno: tortellini, scatolette di tonno in quantità industriale".

Fino a quando hai fatto il rider?
"Fino a quando non mi hanno rubato lo scooter, sotto casa. Lì ho pensato fosse un segno del destino e ho iniziato a fare il cameriere. Lavoravo in un ristorantino a Monti, in via Urbana. Ci ho lavorato per tre anni".

Ci torni mai a cena?
"Non ci sono mai tornato. Quella ormai era diventata casa, conosco a memoria tutti i piatti".

Di certo quella non era la Roma che ti immaginavi da ragazzino...
"Assolutamente. Roma per me era un sogno. Appena ho fatto 18 anni mia nonna mi ha regalato la macchina, una Micra grigia, la riempivo di amici e il sabato sera, di nascosto, venivamo a Roma. Per me era quasi come andare all'estero. Mi ricordo che impazzivo per Trastevere. Finché mio padre non mi ha lanciato un ultimatum: 'Azzardati ad andare un'altra volta a Roma e ti tolgo la macchina'".

Come ti ha scoperto?
"Perché la macchina era intestata a lui e tutte le multe arrivavano a casa. Mica ne ho prese poche. Mi ricordo una volta arrivarono una sfilza di multe, una dietro l'altra, circa duemila euro. Parcheggi, varchi. La tangenziale l'ho maledetta, l'ho scoperto dopo due mesi che dopo le 23 non potevi passare. E' stata un bagno di sangue all'inizio Roma, diciamo che oggi la amo decisamente di più".

Poi la stanza a Tor Pignattara l'hai lasciata?
"Sì, per fortuna (ride, ndr). Ma ne ho girati di quartieri. Mi sono spostato prima a piazza Malatesta, Pigneto, Centocelle, poi a Boccea, Trastevere e adesso vivo a Gregorio VII, quest'anno finalmente sono riuscito a comprare casa, grazie al Paradiso delle Signore. Ho messo da parte i soldi e preso un mutuo. A trent'anni. Però vivo in quella che è sempre stata la zona dei miei sogni?".

Gregorio VII?
"Vivere vicino San Pietro mi ha sempre dato l'idea di respirare Roma. La Basilica e tutto quello che c'è intorno per me è il cuore pulsante della città. Anche Trastevere, per carità, ma non è proprio a portata di portafoglio. Alla fine ho scelto questa casetta a Gregorio VII, sono a due passi dalla Basilica. La mattina che sono andato a vederla ero entusiasta all'idea di essere ogni giorno illuminato dalla cupola di San Pietro".

E' il tuo posto preferito?
"Amo questo quartiere. E poi mi sono ambientato subito. Ho il baretto sotto casa, la sera mi vado a prendere il gelato da Millennium, ormai la mia gelateria preferita, faccio la mia passeggiatina quasi quotidiana lungo viale Vaticano, mi piace andare vicino al colonnato di San Pietro e fotografarlo. Mi emoziona, soprattutto la sera. Vedere il cupolone illuminato mi restituisce una grande emozione. Ho proprio un'immagine precisa in mente: i gabbiani e la cupola. Come mi emoziona anche l'Altare della Patria, secondo me uno dei monumenti più possenti di Roma. A molti non piace, dicono che è un mattone buttato lì in mezzo, io invece trovo che ha un impatto visivo molto potente".

Invece il tuo luogo del cuore qual è?
"L'Isola Tiberina, proprio giù in fondo, dove si vede il Tevere che si divide a metà. Spesso vado a sedermi lì, soprattutto quando sonon giù di morale. E' il mio posto del cuore, dove vado quando devo riflettere o quando mi sento malinconico. Mi piace il Tevere che si divide e si disperde in questi due sensi opposti, un po' come mi sento io in quel momento".

Un'immagine malinconica...
"A Roma sono felice fino alle 17, poi mi mette una malinconia. Io sono molto malinconico e ci sguazzo. Quando inizia a cambiare colore, a diventare arancione, lì mi fa riflettere un po' troppo. Ma è anche l'orario che preferisco di Roma. Dal tramonto in poi la trovo meravigliosa, sul Tevere è pittoresco".
 
Con la cucina romana come te la cavi?
"Pessimamente. A mangiarla invece egregiamente. Spesso vado da Maccheroni, a piazza delle Coppelle, che fa una carbonara eccezionale, ma anche la gricia, l'amatriciana. Io vado pazzo per la gricia, però la voglio col tonnarello".

Latina e Roma non sono molto distanti sul navigatore. Chi ci abita, invece, lo è?
"A Roma sono sicuramente più caciaroni, per il resto non c'è tutta questa differenza. Latina ultimamente si è infighettita, hanno aperto molti locali cool, hanno creato un varco all'interno della zona centrale, che gira intorno a piazza del Popolo e l'hanno resa più accessibile e attrattiva per i giovani. Però le manca la storia di Roma, ovvio".

Ti senti più de "Roma" o "de Latina"?
"Ad oggi mi sento più romano. Sono nove anni che vivo qui. Ultimamente, poi, quando torno a Latina non ci capisco più niente, hanno messo tutti sensi unici, varchi, hanno tolto dei negozi, aggiunti altri: è come se tornassi in una città che per certi versi non è più mia. E' cambiata in tutto".

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