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Giovedì, 23 Marzo 2023
Cultura

La Roma di Ditonellapiaga

Cantautrice, ha partecipato a Sanremo 2022 in coppia con Donatella Rettore. Da Prati a Balduina, non ha mai lasciato Roma nord

Partita dai più (o meno) noti club romani, tra una jam session e il turno in un ristorante del Flaminio dove lavorava come cameriera - perché "essere una musicista emergente non è così semplice, almeno prima di Sanremo" -, Ditonellapiaga è arrivata quest'anno sul palco dell'Ariston, in coppia con Donatella Rettore. Al ritorno nessuna festa a Case e Campi, "un quartiere di vecchi" dove vive da un paio d'anni insieme ai genitori, fra Trionfale e La Giustiniana, ma un bel brinidisi con gli amici di sempre al Baretto di Piazza dei Quiriti, dove è di casa. Nata e cresciuta a Prati, la 25enne Margherita Carducci - così rispondeva all'appello al Mamiani - non è "la classica ragazza di Roma nord" e detesta gli stereotipi, anche perché "ci sono tantissime realtà ugualmente pariole a Roma sud". Le nottate a Trastevere, l'alba al centro storico - "poetico a quell'ora" -, il Parco Appiano, gli anni dell'università, quando "coi fuori sede si bazzicava piazza Bologna, che non è romana". Spesso è a Milano, "una bella città", ma "la mamma resta sempre la mamma, che è Roma", dalla quale proprio non riesce a stare lontana. "Una questione di chimica".

Ti sei ripresa dal frullatore Sanremo?
"Per niente. Adesso c'è il frullatore post Sanremo: la tv, i programmi, le mille opportunità che si stanno aprendo. Tutte cose a cui non ero abituata, però sono entusiasta".

Il successo di questo Festival è impressionante...
"Pazzesco. Tutti quegli ascolti non me li sarei mai aspettati onestamente. Sono proprio contenta per come è andata e anche di come sta andando in radio".  

Com'è stato il ritorno a Roma?
"Molto bello. Mi mancava, anche perché nelle settimane prima del Festival ho vissuto in una bolla. Facevo le prove, ero spesso a Milano, oppure in giro. Sono stata un po' nella terra di nessuno. Mi mancava uscire e fare una passeggiata in centro. E' bello tornare a guardare la tua città come un luogo che hai abbandonato per un po' di tempo, come se avessi vissuto un'altra fase".

L'accoglienza del quartiere? Feste, striscioni, sagre?
"Macché, zero (ride, ndr). Il mio è un quartiere di vecchi. Il nome fa ridere. Case e Campi, è un consorzio che sta tra la Trionfale e La Giustiniana. Ci vivo da un paio d'anni con i miei genitori, volevano casa con il giardino grande per far respirare il cane che gli ho portato. A breve spero di trasferirmi da sola, appena si concretizzano una serie di cose e capisco la situazione economica. Essere una musicista emergente non è così semplice, almeno prima di Sanremo. Ho sempre lavorato per essere più autonoma".

Dove lavoravi?
"Facevo la cameriera in un ristorante al Flaminio. Ho fatto anche la baby sitter e altri lavoretti".

E prima di Case e Campi dove abitavi?
"Sono nata a cresciuta a Prati, proprio a Piazza Mazzini. Andavo dalle suore lì vicino, non so neanche se esiste più quella scuola, le medie invece le ho fatte al Belli e il liceo al Mamiani. Quando avevo 11 anni ci siamo trasferiti a Balduina, ho fatto questa migrazione verso l'estremo nord. La mia adolescenza però è legata a Prati, andando a scuola lì anche dopo il trasferimento ho continuato a frequentare quel quartiere. Bazzicavo tutti i posti intorno al liceo coi miei compagni".

Dicono che sei la Drew Barrymore di Roma nord.
"Sì è vero, lo dicono in molti. Io ci rido su questa cosa di Roma nord, non la sento minimamente la rivalità. Ogni tanto quando dico di che zona sono vengo massacrata, anche se dentro questo stereotipo non mi ci sento proprio. Non sono la classica ragazza di Roma nord, ecco".

Come sono le ragazze di Roma nord?
"Riconosco che esistono delle differenze, ma non si deve stereotipare tutto. Roma nord non è soltanto camicia di Ralph Lauren e giubotto Moncler. Esistono dei prototipi del parioletto di Roma nord e il corrispettivo di Roma sud, ma ci sono tantissime realtà ugualmente pariole a sud e viceversa. Roma è una città molto varia".

La conosci tutta questa 'fauna'?
"Mi rimprovero sempre di non frequentare molte zone. Roma è gigante e come tutte le città così grandi si tende a considerare il quartiere come un paese. Rimani sempre un po' nel tuo paese. Quando andavo all'università giravo di più, capitava di andare ovunque. Coi fuori sede si bazzicava piazza Bologna, che in pratica non è romana, ma è la piazza dell'Italia. Di base io frequento Prati, Trastevere, ogni tanto San Lorenzo e il Pigneto, perché ci sono diversi locali. Sto sempre negli stessi posti".

Adesso andare in giro senza essere riconosciuta è complicato...
"Mi fermano spesso, soprattutto le signore di una certa età. Mi hanno visto in televisione due settimane fa, penso sia normale, però secondo me tra un po' si placa questa cosa".

Stai sempre negli stessi posti. Ad esempio?
"Al Baretto di Piazza dei Quiriti. Quando sono tornata da Sanremo ho brindato lì coi miei amici, ma ci sto praticamente sempre. E' molto carino quel bar, poi ha il vino buono. Loro sono simpaticissimi, penso di non averli mai visti sobri in vita mia. Oppure vado da Vischio".

Tornando a Drew Barrymore, le altre due Charlie's Angels chi sono?
"Con le mie amiche siamo in 5, più delle Charlie's Angels. Siamo sempre noi 5 dal liceo, non ci siamo mai perse, abbiamo fatto mille viaggi insieme. Sono molto legata agli amici di quegli anni, ci sono cresciuta. Alcuni li conosco dagli scout".

Eri una scout?
"Sì, andavo agli scout, sempre a Prati. Un'esperienza talmente assurda, fai delle cose che non sono minimamente contestualizzabili nella realtà: stai in mezzo al campo, costruisci i tavoli".

E indossi i bermuda a gennaio.
"Ma sai che invece il mio gruppo scout aveva i pantaloni lunghi? Però anche d'estate. Avevamo il problema opposto e non so quale è peggio".

E' appena uscito il tuo album, 'Camouflage'. Roma ha ispirato qualcuna delle tue canzoni?
"Nella mia scrittura della romanità non ne faccio un marchio di fabbica, vedi Franco126 o Carl Brave che ne hanno fatto quasi un'antologia, perché sono molto legati anche all'immaginario romano. Io avendo l'esigenza di essere un po' teatrale nella scrittura, parlo d'altro, mi invento cose. Però c'è un pezzo, si chiama 'Carrefour Express', ispirato a una nottata trasteverina, di quelle che iniziano in qualche locale a bere, per poi andare all'Alcazar fino alle 3 o in quei soliti posti, le 'associazioni culturali' che in realtà sono bar, e alle 6 di mattina tutti al Carrefour Express, aperto h24, a prendere un pezzo di pizza, il classico sfizio. Quella canzone parla di una nottata passata così insieme a un ragazzo con cui c'era grande feeling, finché non ho scoperto che fosse fidanzato. Racconta proprio questi quadretti tipici delle serate trasteverine tra maggio e giugno".

Amante della notte romana. La più bella?
"Non me ne viene in mente una in particolare. Ne ho vissute talmente tante, soprattutto quando ero all'università. Quelle più belle però sono sempre state a Trastevere. Anzi, quelle iniziate a Trastevere e finite in centro a vedere l'alba. Il centro storico a quell'ora è poetico".

Il luogo del cuore?
"Piazza dei Quiriti per la mondanità. E poi c'è un posto in cui andavo sempre da piccola, a pensare e fantasticare, il Parco Appiano. Ci passavo anche pomeriggi interi".

Sei tifosa?
"Non mi ha mai interessato il calcio, né la Roma né la Lazio".

Sei più tipa da carbonara che da stadio?
"Quello sì, forte e chiaro".

Spesso sei a Milano per lavoro, ti trasferiresti mai?
"Non mi sento di dirti no, nella vita non mi precludo nessuna esperienza sulla carta e questa sarebbe molto interessante perché non ho mai vissuto in un'altra città. Per ora però preferisco fare avanti e indietro. Milano è una bella città, mi piace, ma non mi dispiace continuare ad avere queste due vite. E poi la mamma resta sempre la mamma, che è Roma. Più mi allontano, più voglio tornare".

Una questione di chimica?
"Assolutamente sì".

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