"L’Ara com’era": i colori dell’Ara Pacis rivivono con la realtà aumentata

L'iniziativa museale è un racconto immersivo in cui passato e presente si sovrappongono

In “L’Ara com’era”, al Museo dell’Ara Pacis fino al 30 ottobre 2017, la storia romana incontra le più moderne tecnologie. Di durata annuale, questa esperienza multisensoriale immersiva sfrutta ingegnosamente le potenzialità della realtà aumentata e della realtà virtuale. Si tratta della prima applicazione di questo tipo di tecnologie alla valorizzazione del patrimonio culturale e museale della capitale, nonché uno dei primi interventi in assoluto in Italia.

Indossando dei particolari visori Samsung GearVR dotati di cuffie e di uno smartphone Samsung di ultimo modello i visitatori possono scoprire la storia del monumento romano costruito tra il 13 e il 9 a.C. e dedicato da Augusto alla Pace. La fotocamera da 12 megapixel del Samsung S7 Edge inquadra le superfici del monumento e, riconoscendo le profondità del bassorilievo, ricostruisce forme e colori originali sovrapponendoli perfettamente agli oggetti reali.

Il progetto promosso dalla Sovrintendenza, da Roma Capitale e dall’Assessorato alla Crescita Culturale e organizzato da Zètema e dalla società vincitrice dell’appalto ETT SpA, riprende una precedente esperienza di Color Mapping, sempre sul monumento dell’Ara Pacis.

A differenza di molte mostre ed iniziative che utilizzano le tecnologie contemporanee per una semplice spettacolarizzazione dell’arte e della storia, “L’Ara com’era” ha l’enorme merito di aver mantenuto un alto livello culturale oltre che esperienziale.

La visita, della durata di circa quarantacinque minuti, è accompagnata dalle piacevoli voci degli attori e doppiatori Luca Ward e Manuela Mandracchia ed è disponibile in cinque lingue. Superata l’accoglienza iniziale, i visitatori possono interagire con i 9 POI punti di interesse), dai quali è possibile accedere al piano della realtà aumentata. E per qualsiasi problema c'è il il disponibilissimo personale di Zètema pronto ad indirizzare al meglio il visitatore.

Se in un primo momento potrebbe non risultare immediata la comprensione del sistema di messa a fuoco, si fa comunque presto ad abituarsi e ad immergersi completamente nell’esperienza. I plastici iniziali fungono da introduzione e – prendendo vita anch’essi attraverso i visori – raccontano la storia del Campo Marzio Settentrionale e delle trasformazioni subite dal monumento e dall’area circostante. Sotto i nostri occhi prende forma anche un vero e proprio sacrificio rituale, in cui i sacerdoti dell’epoca offrono un toro alle divinità, seguito dalla ricostruzione dell’interramento e della scomparsa dell’altare fino all’epoca rinascimentale.

Spostandosi in direzione dell’Ara Pacis si entra nel vivo dell’esperienza, nei punti da cui si possono osservare e riscoprire i dettagli del monumento stesso. I pannelli che illustrano le scene principali mostrano nel lato frontale le origini e le tradizioni della Roma augustea mentre sul retro ne esaltano le ambizioni e i valori. Le quattro scene del Lupercale, del Sacrificio di Enea ai Penati, della Personificazione di Roma e della Saturnia Tellus, tramite la realtà aumentata riacquistano i colori originali e le loro parti mancanti o danneggiate e si scompongono in più parti in modo da raccontarsi da soli.

Nelle postazioni laterali cambia invece il tipo di tecnologia utilizzata, che diventa in questo caso quello della pura realtà virtuale, comunque in fase di sviluppo verso la realtà aumentata. Delle file di sedie poste verso i due lunghi fregi offrono la possibilità di sedersi e di apprezzare comodamente le rappresentazioni della processione divisa in due parti. Il lato sud, con una più ufficiale sfilata di sacerdoti, e il lato nord, con la famiglia imperiale ed Augusto, rappresentano un rito di stato che consacra Roma alla Pace augustea.

Una menzione speciale va fatta poi per la ricostruzione del fregio vegetale sul lato posteriore della struttura che, pur essendo incentrata su un elemento puramente decorativo, stupisce quasi più delle altre. Da una base di foglie di acanto, pianta dell’immortalità, si sviluppa una moltitudine di piante, fiori ed animali ricca di significati simbolici. Ed è proprio in questo simbolismo e grazie alla ricostruzione dei colori che la realtà aumentata riesce maggiormente nel proprio compito, quello di mostrare la sovrapposizione di strati di significato che con altri mezzi sarebbe troppo complesso.

Certo c’è ancora spazio (e tempo) per delle migliorie, in particolare sui visori non ancora allacciabili e sui tempi di transizione da un pannello al successivo ma è innegabile che si tratti comunque di un’esperienza positiva ed innovativa in ambito italiano.

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