"Vi racconto Gigi Proietti, il maestro a cui devo tutto"

Gabriele Cirilli: "Per me è stato un amico, un padre, una persona a cui sarò sempre riconoscente"

C'è il Gigi Proietti attore, quello che oggi l'Italia intera piange e omaggia, consapevole di aver perso l'ultimo dei mattatori. Ma c'è anche il Gigi Proietti insegnante, generoso e umile, di un'umanità spiazzante. Talmente innamorato di questo mestiere, che tenerlo per sé era un oltraggio all'arte, per lui in continuo movimento. Così alla fine degli anni '70, quando assunse la direzione artistica del Teatro Brancaccio, creò un laboratorio per giovani attori. Un vivaio d'artisti consci del fatto che non sarebbero mai riusciti ad emulare un talento simile, ma pronti ad apprendere quanto più possibile da quel maestro. Maestro. Come tutti lo chiamano, ma come in pochi davvero conoscono. 

Il privilegio di chiamarlo 'Maestro'

"Per me è stato un onore". Così Gabriele Cirilli - tra gli allievi di Gigi Proietti, come Enrico Brignano, Flavio Insinna, Giorgio Tirabassi - racconta a Today tutto il bagaglio riempito negli anni insieme al Maestro. Perché il talento da solo non basta, l'arte si impara anche. "Mi sento un privilegiato - ci spiega l'attore - Tutto quello che so lo devo a lui, ma tutto. Da come si entra in scena a quando si esce. E sono fiero di aver imparato dall'ultimo mattatore che era rimasto in Italia". Lo aveva sentito l'ultima volta pochissimo tempo fa: "Sapevo che non stava bene, non è stato un fulmine a ciel sereno la notizia della sua morte. La speranza però c'era sempre. Aveva avuto altre crisi, anche recentemente, e pensavo 'je la fa pure stavolta'. Invece ci ha lasciati. Sono addolorato, ma allo stesso tempo in me c'è la gioia di aver conosciuto un grande". 

La scuola di Gigi Proietti. A lezione e poi: "Do' annamo a magnà stasera?"

Il laboratorio durava poco più di due anni, fatti di studio, prove, ma anche di tanta allegria. Prerogativa fondamentale per Proietti. "Stabiliva un rapporto di amicizia con noi allievi - continua Cirilli - Lui cercava sempre il rapporto umano. Quando non ridevi ti chiedeva: 'Perché non ridi?'. Gigi diffidava dalle persone che non ridevano, lo stanno ricordando in molti questi giorni ed era proprio così. Voleva a tutti i costi un rapporto vero. Non era difficile che dopo la lezione ti diceva: "Do' annamo a magnà stasera?". Proietti era lì tutti i giorni, non ci metteva solo il nome ma anche la faccia e il sacrificio. "Ci teneva ad insegnare - racconta l'imitatore di 'Tale e Quale Show' - Per me è stato un amico, un padre, una persona a cui sarò sempre riconoscente". 

Proietti, l'ultimo dei mattatori

Tra l'attore e l'insegnante non c'erano molte differenze: "C'era uno scambio con noi allievi. Non mi scorderò mai quando doveva creare il personaggio di Numa Pompilio, il primo re di Roma, per un suo spettacolo. Era un vecchio. Allora lui venne, si sedette e ci chiese di fargli vedere come avremmo fatto noi un vecchietto. Questa cosa mi fece riflettere, vedere l'umiltà di un grande artista che si mette in discussione. C'era uno scambio continuo di energie".

"Di lui stimavo anche il sudore"

Gigi Proietti si ammirava: "Di lui stimavo anche il sudore. Gli chiedevo sempre consigli, anche su Tale e Quale. C'era grandissima confidenza". Con lui Gabriele Cirilli ha costruito un rapporto andato avanti nel tempo: "Ho avuto la fortuna di condividere anche dei rapporti familiari con lui. Conosco bene la sua compagna di vita Sagitta, le figlie Carlotta e Susanna. Per me è stata una seconda famiglia".

Gigi Proietti, comico anche a sipario chiuso

Un artista a 360 gradi, ma non solo in scena. "Il Gigi Proietti privato privato solo la sua famiglia può conoscerlo, ma il privato che conoscevo io era molto simile a quello che conosceva anche la gente. Amava giocare, scherzare. Per lui ridere era fondamentale, non c'era un momento in cui non lo faceva. Ti incontrava e partiva con la barzelletta, oppure raccontava un aneddoto simpatico, cacciava fuori un bicchiere di vino". Insomma non era certamente come uno di quei comici, comici soltanto a sipario aperto: "La sua maschera è la maschera sorridente. È quello Gigi. Poi sapeva fare tutto, era anche drammatico. Lui è l'ultimo in Italia ad essere stato apprezzato a 360 gradi, perché qui se sei un cabarettista vieni relegato al mondo del cabaret, se fai cinema stai nella nicchia. Lui invece era artista all'americana, come piacerebbe anche a me".

Avrebbe meritato di più?

Quando un grande artista se ne va, chi resta tira le somme. Difficile che la carriera di Gigi Proietti sia in perdita, anche se dal cinema, forse, avrebbe meritato di più. Ma anche qui, la straordinaria lezione del maestro: "Ci diceva sempre che non scegli tu il tipo di disciplina. Il cinema ti sceglie, così come le altre cose. Per anni è stato scelto dal teatro, poi è arrivato anche il momento del cinema e della televisione, con le fiction. Forse avrebbe meritato di più, ma ha fatto tanto". Nessun pentimento sulle ultime commedie da molti definite 'trash', come 'Un'estate al mare' o ai Caraibi: "Un'altra cosa che diceva è che se fai una commedia al cinema non perdi di credibilità. Se fai bene quella commedia, hai fatto bene il tuo mestiere. Questo in Italia non lo capiscono tutti. Non bisogna fare per forza un film con Ozpetel per essere un bravo attore. Se poi Ozpetek, che io stimo tantissimo, ti chiama, è un fiore all'occhiello che puoi mettere nel curriculum".

L'insegnamento di Proietti: "Scegliete la vostra strada e percorretela alla grande"

Oltre alla tecnica, Cirilli si porta dietro un insegnamento ancora più prezioso: "Ci diceva di scegliere la nostra strada e di percorrerla alla grande. Se poi non è una Boulevard ma viale Manzoni, sempre una strada è". Sipario.

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