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Cultura

Dal "Sorpasso" ad "Un sacco bello": i classici del cinema del ferragosto romano

Dalla Famiglia Passaguai al Pranzo di Ferragosto. Le pellicole cinematografiche che raccontano Roma il 15 di agosto

Appuntamento "a mezzogiorno al palo della morte", ma "Alle 4 io, Ladispoli". Così Enzo, no Renzo, e Leo ci fanno rivivere da più di 40 anni la Roma di inizio anni '80. Una città deserta, quando le vacanze d'agosto erano la prassi e nell'Urbe si aggiravano pochi romani alle prese con negozi ed attività rigorosamente "chiusi per ferie". Di quei tempi poco è rimasto, con le vacanze estive oramai sempre più corte e spalmate da giugno a settembre e centinaia di esercizi commerciali aperti anche nel mese della villeggiatura per eccellenza. 

Sono numerose le pellicole che a partire da "La famiglia Passaguai" (1951) sino a "Pranzo di Ferragosto" (2008) hanno raccontato Roma ed i romani a Ferragosto, entrando di diritto nell'immaginario collettivo della Città Eterna. In questa giornata di vacanza, vi proponiamo una carrellata di quei film e le loro loro battute entrate da anni oramai nel frasario dei romani doc, e non solo. 

La famiglia passaguai (1951)

Precursore dei film romani ferragostani, nemmeno a dirlo, il compianto Aldo Fabrizi, fratello della celebre "Sora Lella". Proprio l'attore romano è interprete e regista del film "La famiglia Passaguai", tratto dalla novella "La Cabina 124". Una pellicola che quest'anno compie 70 anni che racconta della famiglia del cavaliere Peppe Valenzi, detto appunto Passaguai, che approfittando di uno sconto aziendale decide di portare la moglie ed i figli Giovanna, "Gnappetta" e "Pecorino"  a trascorrere una domenica al mare di Fiumicino, dove poi saranno protagonisti di una seria di guai e sketch esilaranti.  

Ferragosto in bikini (1960)

Da Fiumicino a Fregene cambia la località ma non il Comune dove nel lontano 1960 venne girato Ferragosto in bikini. Spiaggia che alla vigilia di Ferragosto diventa scena per una serie di bizzarre avventure, amori e tradimenti con protagonisti il compianto Walter Chiari ed un giovanissimo Raimondo Vianello, che interpreta il ragionier Piccoli, alle prese con il suo capo. 

Il sorpasso (1962)

"Bravo così me piaci, quando ridi me stai più simpatico. Ah Robbè, che te frega delle tristezze, lo sai qual è l'età più bella? Te lo dico io qual è. È quella che uno c'ha. Giorno per giorno. Fino a quanno schiatta se capisce". Questa una delle frasi rese celebri di Bruno Corona, interpretato da un giovane Vittorio Gassman a bordo della Lancia Aurelia B24 bianca cabrio nella pellicola di Dino Risi "Il Sorpasso" del 1962.

Un capolavoro della commedia italiana che, nemmeno a dirlo, rappresenta una città deserta nel Ferragosto del 1962. Uno degli affreschi cinematografici dell'Italia del miracolo, del cosiddetto "Boom economico". Una città deserta dove un aitante Vittorio Gassman, amante della guida sportiva e delle belle donne, vaga alla ricerca di un pacchetto di sigarette e di un telefono pubblico. Poi l'incontro con Roberto Mariani (interpretato da Jean-Louis Trintignant).

Proprio con lo studente di legge, rimasto nella calura romana di Ferragosto per preparare gli esami, i due partono a bordo dell'Aurelia convertibile, in un viaggio in auto lungo la via Aurelia che li porterà in direzione della Toscana a velocità sostenuta. "Sembra di essere in Inghilterra", le parole di Roberto, con Bruno che risponde: "Per la campagna?" ed il suo compagno di sorpasso che risponde: "No, è che viaggiamo sempre sulla sinistra...". 

Quelle strane occasioni - L'ascensore (1976)

Calura romana di Ferragosto nella quale non poteva mancare l'attore romano per eccellenza, Alberto Sordi protagonista con Stefania Sandrelli de L'ascensore, episodio del film Quelle Strane Occasioni. Girato nel 1976, diretto a più mani da Nanni Loy, Luigi Comencini e Luigi Magni l'Albertone nazionale veste i panni di un monsignore che rimane bloccato nell'ascensore del palazzo dove abita la sua amante. Insieme a lui una provocante e bellissima Stefania Sandrelli con la quale interpretano uno spaccato della commedia all'italiana in cui viene messa a nudo una certa ipocrisia legata ai costumi della società italiana degli anni '70. 

Casotto (1977)

E' invece interpretato in una domenica d'agosto del 1977 Casotto, scritto da Vincenzo Cerami e diretto da Sergio Citti. Una pellicola girata completamente in un Casotto della spiaggia di Ostia con un cast d'eccezione: Ugo Tognazzi, Mariangela Melato, Gigi Proietti, Franco Citti, Michele Placido, Paolo Stoppa, Carlo Croccolo, Ninetto Davoli, Catherine Deneuve ed una giovanissima Jodie Foster che negli anni successivi sarebbe divenuta una delle star di Hollywood, solo per citarne alcuni.

Pellicola che riprende solamente il Casotto, con sporadiche scene sulla porta d'ingresso di quelle che una volta erano le cabine collettive per cambiarsi al mare. Occupata a turno da diversi personaggi gli interpreti danno vita ad una serie di scene e gags esilaranti circondati da varia umanità di cui tutti sono parte integrante e cosciente. Decine le scene rimaste nell'immaginario collettivo come quando i due giovanissimi Gigi Proietti (Gigi) e Franco Citti (Nando) si stanno spogliando ma notano di avere i piedi sporchi e per non fare brutta figura con le ragazze studiano un piano per non essere scoperti. Nel film anche un giovanissimo Michele Placido (che interpreta Vincenzino, ingenuo cugino di Teresina interpreta da Jodie Foster). Proprio Vincenzino viene rimproverato dal nonno (Paolo Stoppa) dopo essersi messo il costume al contrario: "Ma ndo’ ca*** vai? Ma nun lo vedi che c’hai ‘na pal** de’ fori?". 

Un sacco bello (1980)

E' invece il 1980 quando nelle sale cinematografiche romane irrompe un giovane regista Carlo Verdone, al suo primo film da protagonista: "T'avevo chiamato pe' sape' come t'eri messo per ferragosto...". Questa la celebre battuta che Enzo (no Renzo), interpretato da Carlo Verdone nel film Un Sacco Bello riferisce alle decine di conoscenti dopo che Sergio si sente male nella sua spider prima di arrivare nella tanto agognata Cracovia.

Nonostante le penne a biro e le calze di nylon già in valigia, il coatto reso celebre dall'attore e regista romano rimase senza compagno di viaggio, sino alla telefonata con l'amico di Martucci (che incontra a piazzale dei Partigiani) con il quale Enzo riprenderà la sua tabella di marcia per passare il 15 di agosto nella città polacca. Oltre ad Enzo, Verdone interpreta Leo alle prese con Marisol, con la madre che gli ricorda che alle 4 deve prendere la corriera per raggiungerla a Ladispoli.

Nel film anche Ruggero, un figlio dei fiori che torna in città e incontra (non proprio casualmente) il papà Mario Brega che vorrebbe convincerlo a tornare a casa a Roma. Ma Ruggero, con la sponda della sua fidanzata Fiorenza, riuscirà a non cedere alle pressioni del padre, nonostante l'aiuto che il coriaceo Mario riceve da una serie di personaggi divenuti miti della pellicola, il cugino Anselmo (quello che fa "proprio na vita de mer**"), il professore e don Alfio (che non sa "manco le basi del mestiere"). Ruggero nonostante tutto alla fine non cederà e tornerà nella sua comunità hippie in Toscana. 

Caro Diario (1993)

E' invece il 1993 quando Nanni Moretti celebra la Roma di Ferragosto in sella ad una Vespa Piaggio dirigendo ed interpretando Caro Diario, poi vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Cannes del 1994. Una Capitale deserta, dove l'attore e regista gira con il suo vespino "guardando le case" e riflettendo sulla propria vita. Un film diviso in tre episodi (oltre alla Vespa anche Le Isole e Medici). Percorrendo le strade deserte della Città Eterna da Spinaceto alla Garbatella con l'episodio che si conclude all'Idroscalo di Ostia, nel luogo in cui Pier Paolo Pasolini è stato ucciso. 

Pranzo di Ferragosto (2008)

Dalle strade all'interno di un appartamento di Roma, a Trastevere, dove ha luogo il film d'esordio alla regia per Gianni Di Gregorio. Un uomo di mezz'età vive con la madre vedova, una nobildonna decaduta e capricciosa. Per questioni di denaro si trova a dover accogliere in casa per Ferragosto tre anziane signore, con tutto ciò che ne consegue.

E se per caso vi trovate a passare fra via di Porta Settimiana e via Garibaldi, a Trastevere, e vi dovesse cadere dell'olio in terra potreste sentire la voce di un uomo dalla finestra che senza indugio vi dirà: "Si bravo buttace pure l'insaponata così invece de dieci ce ne cascano cinquanta". 

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