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Esse er fijo dell'oca bianca: perché i romani dicono così

Alla scoperta del dialetto romanesco e dei modi di dire più diffusi ancora oggi

Ci sono tante espressioni romanesche che, ancora oggi, giovani e meno giovani sono soliti usare nel parlato comune. Da "Fa li guadagni de Maria Cazzetta" a "Che stai a guardà er capello?" e, tra questi, c'è anche quel modo di dire pronunciato, solitamente, quando ci si rivolge ad un privilegiato.

"Ma che sei er fijo de l'oca bianca?". Quante volte lo abbiamo sentito dire o lo abbiamo detto noi stessi proprio per evidenziare una differenza palese? L'espressione comune anche tra i banchi di scuola, negli ambienti di lavoro, tra fratelli in casa, è abbastanza ordinaria nel linguaggio quotidiano. Ma perché si dice così? E quali sono le origini di questo detto romano?

Come riporta l'enciclopedia Treccani, sembra che le origini di questa espressione siano particolarmente antiche. Si trattarebbe, secondo le ipotesi più consolidate, di un'alterazione del "figlio della gallina bianca", in latino "gallinae filius albae". Una locuzione che ritroviamo anche nella XIII satira di Giovenale, nell'Istitutio oratoria di Quintiliano e negli Adagia di Erasmo. 

Ma le origini di questa espressione si trovano nella Naturalis historia di Plinio e nel De vita duodecim Caesarum di Svetonio, i quali narrano che a Livia Drusilla, divenuta successivamente Augusta come sposa di Cesare, accadde un episodio particolare. Un'aquila in volo lasciò cadere nelle sue braccia una gallina bianca. Da allora, simbolo di auguri, la gallina bianca e tutti i suoi nati divennero sacri e allevati per trarne degli auspici. 

Sembra proprio che quella gallina, con il passare dei secoli, abbia subito un'alterazione divenendo un'oca, bianca anche questa. Persino Giuseppe Gioacchino Belli la cita nel suo sonetto 346 "Lotte a ccasa" che recita così: 

"Cor zu' bbravo sbordone a mmanimanca, / Du' pellegrini, a or de vemmaria / Cercaveno indov'era l'osteria, /Perc'uno aveva male in d'una scianca. // Ce s'incontra er zor Lotte, e jje spalanca / Er portone discenno: "A ccasa mia" / E lloro je risposeno: "Per dia /Dimani sarai fio de l'oca bbianca".

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