Cultura

"Da Caravaggio a Bernini", i grandi capolavori che raccontano i legami tra Italia e Spagna nel XVII secolo

In mostra alle Scuderie del Quirinale ed esposte per la prima volta in Italia, 60 opere provenienti dalle collezioni del Patrimonio Nacional spagnolo

Dopo il successo della mostra dedicata al grandioso recupero dei capolavori italiani requisiti da Napoleone, le Scuderie del Quirinale tornano nuovamente a celebrare lo straordinario impatto culturale della tradizione artistica del nostro Paese, attraverso un prestigioso allestimento di opere pittoriche e scultoree.

Nella mattinata di giovedì 13 aprile, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato con una visita privata di circa mezz’ora la mostra “Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna”. Presenti all’evento, anche il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini e Ana Pastor Julián, Presidente della Camera dei Deputati di Spagna.

Curata da Gonzalo Redín Michaus e prevista fino al 30 luglio 2017, l’esposizione – realizzata grazie ad una collaborazione italo-spagnola tra Patrimonio Nacional, Ales e Mibact – presenta per la prima volta in Italia un eccezionale gruppo di opere confluite nelle Collezioni Reali spagnole, che testimoniano le intense relazioni politico-culturali intrecciate dai due Paesi nel corso del XVII secolo.

Che fossero frutto di doni diplomatici dei governanti italiani alla corte asburgica – come nel caso di Lot e le figlie di Guercino e La conversione di Saulo di Guido Reni - o del collezionismo illuminato di ambasciatori e viceré spagnoli – come la Salomè con la testa del Battista di Caravaggio, esaltata da un recente restauro – quel che è certo è che questi straordinari capolavori hanno esercitato un’enorme influenza sulla produzione artistica spagnola, contribuendo a gettare le basi per lo sviluppo di una scuola nazionale che avrà in Diego Velázquez uno dei suoi interpreti principali.

Di questo artista, la mostra espone la Tunica di Giuseppe, realizzata dal grande pittore andaluso dopo il suo primo viaggio in Italia - tra il 1629 e il 1630 – e, non a caso, visibilmente caratterizzata da un’impronta stilistica in linea con i canoni della pittura italiana moderna.

Tra gli altri imperdibili capolavori in mostra, non si può non menzionare lo splendido Crocifisso di Bernini in bronzo e legno, acquistato per Filippo IV dall’ambasciatore di Spagna a Roma. Opera di superlativa bellezza e potenza visiva, questa è anche l’unica figura berniniana in metallo pervenutaci al di fuori di un complesso monumentale. Tra le opere del grande scultore napoletano giunte nelle Collezioni Reali spagnole, anche una piccola riproduzione in bronzo dorato della Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona, esposta a sua volta in sala.

A conferma del richiamo irresistibile della cultura italiana, vi sono poi i numerosi inviti a corte rivolti dai sovrani spagnoli a maestri quali Luca Giordano – che soggiornò in Spagna per un decennio e divenne il pittore italiano più apprezzato a corte - la grande presenza di opere di Andrea Vaccaro nelle collezioni spagnole, ed i viaggi in Italia di alcuni artisti iberici, primo fra tutti José de Ribera.

Giunto appena quindicenne a Roma, dove entrò in contatto con la produzione di Caravaggio, de Ribera trascorse poi la maggior parte della sua vita a Napoli, divenendo ben presto uno dei principali esponenti della pittura napoletana seicentesca. Dell’artista spagnolo, sono esposti ben cinque capolavori.

Se è stato possibile organizzare una mostra di tale portata, è senza dubbio merito delle straordinarie collezioni gestite dal Patrimonio Nacional. Sorto in seguito alla decisione della regina Isabella II di cedere allo Stato la gestione dei beni ereditati dai propri antenati, questo ente pubblico spagnolo tutela e valorizza i beni artistici storicamente appartenenti alla Corona, tra cui si annoverano anche i meravigliosi capolavori presentati per la prima volta a Roma.

Al di là dell’unicità delle opere esposte, al di là degli autorevoli nomi dietro i singoli capolavori, il messaggio della mostra è piuttosto chiaro: il valore dell’arte non si esaurisce  solo nella perfezione estetica di un dipinto o di una scultura, ma cresce in virtù della sua capacità di dar vita a modelli culturali di riferimento che gettino le basi per lo sviluppo di legami proficui e duraturi. 

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