Nuovi eccezionali "Capolavori da scoprire" alla Centrale Montemartini

Il Museo amplia la propria collezione permanente con dei pezzi di pregio tra i quali un ritratto del I sec. d.C. in prestito dalla Danimarca

La prima cosa che colpisce quando si entra all’interno della Centrale Montemartini è l’assoluta unicità di questo luogo: un ex impianto di produzione di energia elettrica in cui antico e moderno, archeologia classica e archeologia industriale, si fondono tra loro in un suggestivo contrasto di forme e di epoche.

Esempio riuscito di riconversione museale, la Centrale Montemartini ospita una straordinaria collezione di marmi, mosaici ed epigrafi, recentemente arricchita da nuovi capolavori in mostra a partire dal 1° giugno scorso. Si tratta di opere  normalmente conservate all’interno dei depositi e finora esposte al pubblico solo in occasione di mostre temporanee. Ad eccezione di un ritratto in basanite, concesso in prestito dalla Danimarca, questi pezzi unici entreranno a far parte della collezione permanente del Museo, venendo così consegnati per sempre agli sguardi incantati dei visitatori.

Tra i “nuovi” reperti, al piano terra è possibile ammirare lo splendido corredo funerario di Crepereia Tryphaena, facoltosa fanciulla romana vissuta nel II sec. d.C., il cui sarcofago venne rinvenuto nel 1889 durante i lavori di scavo per la costruzione del Palazzo di Giustizia, nel quartiere Prati. Il corpo della giovane - deceduta poco prima delle nozze - era accompagnato da un ricco corredo funerario e da una bellissima bambola d’avorio con arti snodabili. Quest’ultima, anch’essa esposta in sala, è riconducibile a manifattura egiziana ed è a sua volta dotata di un grazioso corredo in miniatura, conservato all’interno di un elegante cofanetto di avorio e osso. Tra i gioielli, di pregevole fattura, anche una corona di foglie di mirto con fermaglio d’argento, una collana d’oro con pendagli di berillo e due anelli, uno dei quali con inciso un nome maschile, probabilmente quello del promesso sposo. Questi preziosi manufatti sembrano parlare silenziosamente al visitatore, raccontandogli una dolce seppur triste vicenda di vita familiare.

La scoperta dei capolavori prosegue nella vicina Sala Colonne, dov’è possibile incontrare tre superbi mosaici policromi risalenti all’età repubblicana. Il primo, datato tra il 100 e l’80 a.C. e scoperto nel 1958 durante gli scavi di una domus in Piazza San Giovanni in Laterano, raffigura un grande labirinto circondato da una cinta muraria. Gli altri due, esposti uno accanto all’altro, risalgono al I sec. a.C. Sulla sinistra, uno splendido mosaico scoperto ad Anzio nel 1749 ritrae un leone attorniato da tre amorini. L’opera costituiva l’émblema - ossia la porzione centrale - di una più estesa composizione musiva. Sulla destra, un mosaico più piccolo - ritrovato nel 1882 a Via Nazionale, durante gli scavi per la costruzione del Palazzo delle Esposizioni - ci porta sulle sponde del Nilo attraverso la raffinata rappresentazione di una cerimonia sacra.

Proseguendo il percorso al piano superiore, si accede alla grandiosa Sala Macchine. Alle nostre spalle, si staglia l’imponente figura di Atena; dalla parte opposta, un suggestivo corridoio di marmi conduce lo sguardo verso l’affascinante gruppo scultoreo che componeva la decorazione frontonale del Tempio di Apollo Sosiano e che appare al visitatore come un incantevole palcoscenico teatrale.

Camminando verso il fondo della sala, sulla sinistra, ecco materializzarsi un altro capolavoro. Si tratta della testa-ritratto in basanite dell’imperatrice Agrippina Minore, concesso in prestito temporaneo dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen fino a gennaio 2017. L’opera è datata alla metà del I secolo d.C. (inizi del regno di Nerone) ed è esposta proprio accanto alla statua di "Orante" - anch’essa in basanite - delle Collezioni dei Musei Capitolini. Diverse ipotesi sull’appartenenza del ritratto alla statua vennero confermate da un intervento di restauro condotto negli anni ’90, che rivelò un preciso punto di attacco tra la testa e il collo e ricostruì il volto della statua attraverso la realizzazione di un calco.

Questo itinerario alla scoperta dei nuovi capolavori della Centrale Montemartini si conclude nei locali della Sala Caldaie, che ospita un mosaico pavimentale del II secolo d.C. raffigurante l’episodio mitologico del ratto di Proserpina da parte di Plutone. Sebbene visibilmente deteriorata, l’opera - scoperta nel 1885 in una tomba sulla Via Portuense - mostra tutta la sua perizia tecnica e riesce a catturare il visitatore con la sua straordinaria potenza comunicativa.

L’ingresso di questi capolavori all’interno della collezione permanente del Museo, offre senza dubbio ai visitatori l’opportunità di estendere questo spettacolare viaggio nella storia antica, sullo sfondo di un ben più moderno scenario industriale che conferisce all’atmosfera un tocco di fascino e di unicità.

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