Baby gang, le periferie romane nel neorealismo di Stefano Calvagna

Ambientato in una cruda e attualissima Roma, un film che punta l’obiettivo della macchina da presa su una baby gang che vuole prendere il controllo del quartiere e fare soldi, intrecciandone le vite dei componenti con quelle dei coetanei che svolgono, invece, una vita da normali sedicenni

Ancora una volta la finizione di un film racconta una brusca visione della realtà. L’ultimo film di Stefano Calvagna, presentato al multisala cinema Lux di Roma, rivela cosa accade nelle periferie di Roma, quali sono le vicende che riguardo gli adolescnti delle borgate romane. Il film, come in quelli precedenti a cui Calvagna ha dato la firma, abbraccia e ripropone correnti e poetiche neoralstiche e pasoliniane. Gli interventi al termine della proiezione, hanno messo inoltre in risalto l’importanza del significato sociale del film, che non si fa portavoce di un messaggio pedagogico a differenza di pellicole simili; ma riesce a smuovere le coscienze mostrando, la pura realtà dei fatti. Una realtà coerente con l'ideologia del regista che dimostra di essere l'erede di quel cinema che attraverso il neoralismo non solo ha mostrato Roma ma ne ha raccontato i segreti più crudi.

Protagonisti veri

Sono tutti ragazzi presi dalla vita di periferia di Roma i protagonisti del film di Calvagna, nessuno di loro è attore di professione. Una scelta registica ben precisa che ha come obiettivo quello di mettere bene a fuoco come la vita all’interno delle periferie non è una visione romanzata di chi la racconta, ma un aspetto nudo e crudo che determina l’accadimento di fatti ben precisi. Daniele Lelli, Raffaele Sola, Gianluca Barone, Francesco Lisandrelli, Gianmarco Malizia, Domiziana Mocci, Chiara De Angelis, Giulia Sauro e Sabrina Sotiryiadi, sono i giovani protagonisti del film, guidati da un copione “work in progress” che durante le riprese veniva dettato dal regista giorno per giorno e che all’interno del film ha dato voce a tematiche scottanti.

Un film che racconta la realtà

Un gruppo di amici che fanno dei soldi il raggiungimento per il proprio “benessere” e che costi quel che costi sono pronti ad agguantarlo di fronte ad ogni ostacolo. Questa è la premessa che intreccia le vite dei protagonisti del film, che non possono fare a meno di commettere crimini e reati, mostrando una realtà attualissima, che riguarda quella delle baby gang. Fenomeno criminale che oggi purtroppo ci tocca molto da vicino e che il regista ha voluto raccontare per metterci davanti ad una realtà che si rivolge a tutti e ancor di più coinvolge tutti; facendoci riflettere su come in qualche modo siamo tutti responsabili di quello che avviene.

Baby gang e Baby squillo fenomeni di paura

Se nel titolo del film è ben presentato il fenomeno e il pericolo che ne deriva dalle baby gang, emerge guardandolo, un’altra tematica che riguarda fortemente gli aspetti sociali contemporanei, quelli delle baby squillo. La microdelinquenza, destinata a strabordare e ad andare in contatto con esponenti del potere più grandi, si mischia in un’unica pericolosa azione criminale che riguarda anche la prostituzione minorile. In un contesto in cui l’ingenuità è dettata dall’ignoranza a servizio della criminalità ci sono le storie di ragazze minorenni, che frequentando “la gente che conta” provano a trovare una via di fuga, che però si rivelerà un punto di ritorno verso il baratro, nonché specchio di quello che ogni giorno ci circonda e che nonostante tutto si preferisce non parlarne.

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