Il nuovo stile viscerale di Anish Kapoor in mostra al Macro

La star anglo-indiana dell'arte contemporanea espone in Via Nizza la carne e il sangue del mondo post Brexit

Dopo ben dieci anni di assenza la superstar dell’arte contemporanea Anish Kapoor torna finalmente in Italia. La personale a lui dedicata dal 17 dicembre 2016 al 17 aprile 2017 al Museo Macro di Via Nizza mette in mostra l’ultima fase di ricerca dell’artista.

Si tratta di un enorme evento per il Macro di Via Nizza, sicuramente il più importante da parecchio tempo, che grazie ad Anish Kapoor tenta di rilanciarsi dopo un lungo periodo di scarsa attività.

Figura immensa nel panorama artistico internazionale sin dagli anni novanta, Anish Kapoor non avrebbe bisogno di presentazioni. L’artista anglo-indiano vanta infatti un eccellente curriculum, dalla vittoria alla Biennale di Venezia del 1990 come rappresentante della Gran Bretagna fino alla conquista del prestigioso Praemium Imperiale nel 2011, l’equivalente del Nobel nel campo dell’arte.

Questa esposizione curata da Mario Codognato e sponsorizzata da BNL, mostra però un Kapoor decisamente diverso da quello che siamo abituati a vedere. L’ingresso nella grande sala al piano terra del Macro risulta da subito sconvolgente, sorprendendo il visitatore con del materiale nuovo ed inatteso e lasciandolo al contempo in uno stato di shock per il carattere viscerale e vagamente disturbante delle opere esposte.

L’indagine sullo spazio, sulle forme concave e convesse, sulla dicotomia tra pieno e vuoto che aveva contraddistinto la carriera di Anish Kapoor fino a questo momento, viene adesso superata per analizzare un altro spazio, e cioè quello interno della carne e del sangue. A fare da protagonista è quindi chiaramente il colore rosso, che domina violentemente tutto l’ambiente.

Ideato e supervisionato dallo stesso Kapoor, il percorso espositivo comprende trenta dei suoi lavori, di cui ben ventiquattro inediti. Contribuisce a mostrare l’assoluto cambio di direzione rispetto al passato il fatto che le opere in mostra siano tutte particolarmente recenti e soprattutto dell’ultimo biennio 2015-2016.

Titoli come “Flayed/Scorticato”, “Inner Stuff/Materia Interiore” o “Dissection/Dissezione” fanno tutti parte di un’unica serie di dipinti e rilievi che sembrano squarciare la sala come se fosse un unico organismo facendone fuoriuscire organi ed interiora. L’effetto viene solitamente ottenuto tramite l’uso di vari strati di silicone rosso e bianco e vernice, oppure talvolta sfruttando anche la resina, i pigmenti, la garza o la cera.

In “Internal Object in Three Parts”, opera precedentemente esposta accanto ai Rembrandt del Rijksmuseum di Amsterdam, Kapoor gioca di nuovo con gli spazi dividendo la sua “carne cruda” in tre sezioni poste ad angolo, come a suggerire un punto di vista interno per il visitatore.

La recente passione di Anish Kapoor per le interiora e per le rappresentazioni più cruente deriva anche dalla sua fascinazione per il mito del satiro Marsia, scorticato vivo da Apollo per essersi ritenuto superbamente superiore a lui, da cui trasse ispirazione nel 2002 per la colossale scultura Marsyas esposta alla Tate Modern Gallery di Londra.

Sulla stessa scia si iscrive anche “Sectional Body preparing for Monadic Singularity”, scultura centrale della mostra al Macro. Inserita nel 2015 tra quelle installazioni nei giardini della reggia di Versailles considerate scandalose dai francesi e vandalizzate, viene ora messa a nudo al Macro privandola dei teli neri che coprivano gran parte della struttura.

Suggestioni apocalittiche che pervadono l’intero allestimento arrivano invece dalla Brexit, motivo per cui Kapoor afferma scherzosamente di essere venuto in Italia. L’artista si era già fortemente opposto all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, considerandola un salto nel buio ed una grande sconfitta anche per il mondo artistico e culturale.

Unico rimando ai tradizionali non-oggetti della prima parte della sua carriera restano infine le due superfici riflettenti di “Mirror (Black to Red)/Specchio (Da Nero a Rosso)” e di “Corner disappearing into itself/Angolo che scompare in se stesso”. Pur se in modo diverso entrambi spiazzano l’osservatore creando un effetto di distorsione spaziale che sembrerebbe sconfiggere le leggi della fisica. Due piccole opere degne del primo Kapoor.

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