Andrea Sartoretti e il legame con Romanzo Criminale: "Per strada mi urlano ancora 'Bufalo'!"

Intervistato ai Lunatici su Radio 2, l'attore romano ha parlato della sua infanzia, del suo rapporto con la notte e di "Bufalo" di Romanzo Criminale, un ruolo che gli è rimasto cucito addosso

Andrea Sartoretti, foto da Facebook

Andrea Sartoretti è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì notte, dalla mezzanotte alle sei del mattino.

L'attore, noto al pubblico per 'Romanzo criminale, la serie', 'Io ti cercherò' e 'Boris', ha parlato di sè e del suo rapporto con la notte: "Per me la notte è un momento o in cui si lavora di insonnia, perché recuperare il ritmo non è mai facile. Il sonno spesso tarda ad arrivare. Io in realtà la notte la notte la amo molto, i film li guardo di notte, leggo di notte, è un piacere andare a letto tardi quando non mi devo svegliare all'alba".

Sulla sua carriera attoriale Sartoretti ha continuato: "Se ho sempre sognato di fare l'attore? Assolutamente no. Io ho iniziato tardissimo, a 25 anni, avevo una grande passione per i viaggi, appena potevo viaggiavo, mi sono iscritto all'università ma non l'ho finita, ho scoperto tardi che ho sempre desiderato fare l'attore, ma fino a 25 anni non me ne rendevo conto. Da piccolo a mia madre dicevo che volevo fare il dentista. La cosa che mi appassiona di più e che ancora oggi mi appassiona è sempre stato il mare. Volevo vivere su una barca. Sono nato a New York, per caso. Sono un 'accidental american', sono nato negli Usa perché mio padre in quel momento ci stava lavorando, non ho nessun legame, nessuna parentela con gli Stati Uniti, ci sono nato, dopo un anno e mezzo ci siamo trasferiti".

Da piccolo era una peste, come ammette a I Lunatici: "Io non ho mai fatto a botte in tutta la mia vita. Mai. Mai fatto a botte, nemmeno da piccolo. Detto questo, per onestà, ammetto che ero una peste. Ai miei genitori ne ho fatte vivere di tutti i colori. Sono stato un bambino non facile, un adolescente non facile, se ripenso ad alcune cose che ho fatto, mi viene da dire 'ragazzi, mi raccomando, attenti, fate le cose con la testa".

Infine, l'attore romano è tornato su "Bufalo di Romanzo Criminale", un ruolo che, in qualche modo, gli è rimasto cucito addosso: "Quel personaggio mi ha dimostrato che il pubblico è intelligente e va rispettato per la sua intelligenza. Per questo sono felice di fare prodotti innovativi. Nell'arte bisogna rischiare. Quando mi fermano ancora oggi per strada, anche per 'Il Bufalo', nessuno mi dice che è rimasto affascinato da come sparava, da come uccideva, dalla sua violenza, dalla sua follia, ma tutti mi parlano della sua fedeltà, della sua amicizia fedele. Era un sentimentale, metteva il cuore prima di tutto, questa cosa è arrivata. Affrancarmi non è facile, per strada a volte mi urlano Bufalo, ma devo dire la verità, fa piacere, riuscire nella carriera di un attore a interpretare un personaggio che rimane nei cuori delle persone, io provo gratitudine, perché è una cosa bellissima. Non rinnegherò mai Romanzo Criminale, è stato un prodotto meraviglioso, è entrato nella storia della televisione, ha alzato il livello della fiction italiana. I cattivi che piacciono alla gente? Sono tutte cavolate, una cosa strumentalizzata, una buffonata, perché l'educazione viene da altre parti, dallo Stato, dai genitori, dalla scuola. E poi i protagonisti di 'Romanzo Criminale' fanno tutti una brutta fine e in età giovanissima". 

Su Boris l'attore ha aggiunto: "L'atmosfera sul set? Abbiamo vissuto anche delle situazioni da...'set di boris'. Quello che raccontavamo succedeva anche sul set. Alcuni di noi siamo amici di infanzia, io e Sermonti andavamo a scuola insieme, siamo stati compagni di banco, una volta ci hanno cambiato di classe. Con altri abbiamo fatto teatro insieme, ormai venticinque anni fa. L'umorismo di Boris è nato anche sulle panchine dei parchi da piccoli e poi è stato riportato in maniera egregia su un set televisivo".

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Infine, sull'emergenza sanitaria e il periodo difficile che il cinema sta vivendo, Sartoretti ha aggiunto: "E' faticosissimo, andiamo al cinema, aiutiamo il cinema, aiutiamo il teatro. Sono pericolosi gli assembramenti, il mio lavoro è un assembramento mentre lo fai e mentre lo fruisci. Per questo siamo nei guai. Sul set si sta molto attenti, la guardia è altissima, si riesce a lavorare con le dovute precauzioni, si riesce a lavorare, ma non come prima. Ora piano piano si sta riprendendo, in maniera un po' claudicante".

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