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"Fra il dire e il fare" c'è di mezzo il Coaching

Alessandra Abbattista in un intervista ci racconta come la nostra felicità dipenda solamente da noi e come la figura del coach risvegli il coach interiore che tutti abbiamo per raggiungere i nostri sogni.

“ Punta alla luna, mal che vada vagabonderai tra le stelle”. Sono le parole di Les Brown, oratore , ex politico e conduttore radiotelevisivo degli Stati Uniti che aprono il libro di Alessandra Abbattista. La mental coach attraverso il suo libro “ Fra il dire e il fare…coaching” riesce in maniera diretta a portare il lettore ad una consapevolezza di come i desideri che perseguiamo, in realtà, potrebbero essere raggiunti facilmente se riuscissimo a metterci in un’onesta connessione con noi stessi.  A tal proposito le abbiamo fatto qualche domanda su come il percorso del coaching oggi sia determinante per un sano raggiungimento dei propri obiettivi.

Nella società contemporanea come la nostra in cui il risultato è la metafora del successo, quale valore ha la figura del coaching?

“Premettendo che ognuno di noi vuole le stesse cose ma in misura misura; c’è da dire che nella società fortemente occidentalizzata come la nostra e che porta ad una grande confusione è importante che si abbia chiara la motivazione delle scelte che vogliamo prendere, e che ci permettono di metterci nella condizione migliore per noi stessi. Quindi la figura del coach sicuramente svolge il ruolo di chiarificatore  del pensiero, che permette di distinguere quello che si vuole da quello che non si vuole; punto di partenza fondamentale per un benessere che si manifesta tramite le azioni che facciamo”.

Lei stessa da quanto racconta nel libro, ci dice che prima di trovare la  “strada giusta” c’ha impiegato un po’ di tempo, ma che in fondo riflettendoci bene è sin da quando era piccola che sentiva il bisogno di aiutare gli altri. Quindi, coach si nasce o ci si diventa?

“Ma forse un po’ tutti e due. Anche qui credo valga molto il discorso della consapevolezza. Come scrivo anche nel libro, spesso se non quasi sempre sentiamo che siamo più portati ad esprimerci in un determinato contesto o più portati a fare una determinata cosa. Nonostante ciò non riusciamo a capire esattamente cosa siamo portati a fare. Questo avviene perché tendiamo a non incanalare in modo giusto le nostre energie e creiamo una dispersione, che ci allontana dall’obiettivo. I motivi di questa dispersione sono individuabili nelle nostre paure oppure perché le pressioni sociali ci allontanano dal nostro centro interiore e di conseguenza l’instabilità interiore diviene specchio di quella esteriore ”.

Cosa intendi quando dici “ prima di vedere quello che manca è importante vedere quello che si ha”?

“In una maniera molto chiara mi piacerebbe più che far capire, fare apprezzare alle persone le qualità che già hanno o abbiamo. Mi riferisco alle risorse interiori che spesso non consideriamo o  non riconosciamo, che invece ci concederebbero di superare i propri limiti e ancor di più l’idea fittizia che abbiamo di essi, in modo da non convincercie che non si può raggiungere un traguardo”.

Quale tipo di difficoltà incontri nel momento in cui provi a far capire alle persone che la soluzione ai nostri problemi è dentro di noi?

“ Oltre all’aspetto empatico, che rimane quello più importante, è altrettanto importante anche la forma pratica riguardante l’ aspetto sociale espresso nel contesto lavorativo in cui ci si rapporta . La figura del coach in Italia è ancora un po’ in ritardo rispetto a paesi come gli Stati Uniti. Il caoching attua un processo mentale, spirituale e fisico che si manifesta sotto l’aspetto e il cambiamento comportamentale. In un contesto culturale come il nostro è ancora non facilmente comprensibile questa forma di sviluppo individuale. Penso semplicemente che ci voglia un po’ di tempo per avvicinare le persone al mondo del coaching.  E’ una questione di esercizio, che dopo tutto è alla base di ogni obiettivo, se davvero si vuole raggiungerlo.

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