Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cultura

Alda Merini, poesia e follìa all’Eliseo

Anna Foglietta è "La pazza della porta accanto", nell' appassionante spettacolo di Alessandro Gassmann sugli anni del manicomio, fino all'11 dicembre

Sono nata il ventuno a primavera?

ma non sapevo che nascere folle,?

aprire le zolle? potesse scatenar tempesta.

Lo spettacolo scritto da Claudio Fava e diretto da Alessandro Gassman descrive le drammatiche esperienze della poetessa dei navigli negli istituti dove venne sottoposta a elettroshock e trattamenti disumani poiché la sua depressione viene diagnosticata come un caso di bipolarismo e schizofrenìa.

 “La pazza della porta accanto” racconta la straziante storia d’amore tra la giovane Alda Merini, a 36 anni già donna complessa dal carattere malinconico che viene internata per volere del marito, e Pierre, un altro paziente dell’ospedale psichiatrico. La Foglietta, che ricalca matericamente anche l’eros della poetessa tra rauchi respiri, passi stretti, e la celebre gestualità del fumo, è affiancata sul palco dagli attori Angelo Tosto, Alessandra Costanzo, Sabrina Knaflitz, Olga Rossi, Cecilia Di Giuli, Stefania Ugomari Di Blas, Giorgia Boscarino, Gaia Lo Vecchio, Liborio Natali.

Il marito di Alda rientra una notte ubriaco. Tutto comincia nel segno dell’incomprensione racconteranno le figlie:  Alda, stanca delle bastonate, si difende con una sedia mandandolo all’ospedale.  Dal giorno dopo verrà internata e sottratta alle sue figlie. Da quel momento cesserà di essere madre.  L’antefatto non è detto, le ellissi e i riassunti lirici dell’universo psichico della Merini attraverso la citazione dei suoi versi esigono uno spettatore informato.  

Fin dal sipario (già aperto col pubblico in sala) ci accorgiamo dell’artificio messa in scena teatrale, oltre le quinte osserviamo nella penombra il movimento degli attori. Una dichiarazione di parzialità forse, quella che vogliamo raccontarvi è “una” storia, una lettura, un’interpretazione. La scatola magica della scena è pertanto coerentemente divisa dalla platea attraverso un velo,  posto sul ciglio del palco: un velo di Maya che imprigiona lo spettacolo in un’atmosfera ovattata, onirica e rarefatta. 

eliseo-09877-4-2Medico e infermiere indossano camici ed uniformi nella stessa tinta gialla dei matti, come una riflessione sul labile confine tra normalità e “società sbagliata”.  Mentre il tempo è scandito dalle “cure“: pillole, curaro, elettroshock e morfina, il tempo scenico è orchestrato musicalmente da livide luci bianche che illuminano la scena attraverso grate e finestroni. Gli attori stessi, continuando il discorso metateatro, spostano pareti di sbarre che confinano ciò che è diverso e ciò che è sano, e muri imbrattati a diario: pennarelli, gessi, scarabocchi, parole, versi, numeri. 

L’atteggiamento del personale medico descrive forse il passaggio epocale che sarà rappresentato dalla Legge Basaglia, lo psichiatra che contestò in primis l’elettroshock come la profilassi standard dei manicomi per ogni tipo di cura. “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere”. 

Se la caposala, che esorcizza la disperazione dell’istituto nelle sue peripezie di cuore, incarna uno spirito assai freddo ed automatico nell’esecuzione di ciascuna barbarie nei confronti dei pazienti, invece la titubante infermiera (che prima fugge l’elettroshock e poi piange la morte di un degente) rappresenta quel rigetto del metodo che si tradurrà storicamente nella celebre rivolta degli infermieri dell’istituto di Colorno che sfilarono a Parma negli anni Sessanta: in uno sciopero sfilarono per le vie della città indossando la camicia di forza e mostrando alla gente gli strumenti di coercizione utilizzati sui degenti. Parma veniva così informata e coinvolta, veniva rivelata una realtà che pochi conoscevano. Da lì si arrivo alla rivoluzione Basaglia e alla chiusura dei manicomi. 

Negli abissi dell’ospedale psichiatrico Alda incontra la timidezza di Pierre (Liborio Natali), e comincia un gioco di ruolo che scardina il classico schema di corteggiamento tra Romeo e Giulietta, dove la poetessa preda la bellezza, l’umanità, la verità e la dolcezza del suo inadeguato amante, che lei vede “azzurro”, perché “amare un giovane è come sfidare Dio”, ed Alda lo sa, che beati sono quelli che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.

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Si alza il velo di Maya, e comprendiamo che la storia a cui abbiamo assistito protetti da una soglia ci aggredisce in prima persona, perché ci appartiene: siamo confusi con la follìa, dentro e fuori, collusi con la colpa, palco e scena si mescolano nell’inchino finale finché l’ultima speranza s’inciela dal grembo della gravida isterica. La speranza è verde, come un palloncino, che scappa letteralmente fuori dalla rappresentazione, oltre il teatro. 
Del resto forse il manicomio (come il teatro) esiste per questo. Perchè il vero peccato mortale per gli uomini è la libertà.

L’internamento di Alda sarà un susseguirsi di periodi di salute e di malattia con andirivieni in manicomio. Nel 1979 Alda uscirà definitivamente. Ricomincerà a scrivere raccontando gli orrori e le torture dell’internamento nell’ospedale psichiatrico. Negli ultimi anni, ritornata a vivere tra i suoi Navigli a Milano, cercherà di far conoscere al grande pubblico ciò che succedeva veramente nei manicomi prima della legge Basaglia. 

Ecco come Gassmann ha scelto di raccontarci Alda Merini: curiosa, libera, irregolare, viva.

“Dei vent’anni che ho passato a Niguarda, solo i primi dieci sono stati un ricovero coatto. Gli altri li ho passati lì volontariamente, stavo benissimo con i malati di mente, con quella che gli altri chiamavano “la società sbagliata”.

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una produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Stabile di Catania 
scritto da Claudio Fava ?
uno spettacolo di Alessandro Gassmann ?
con Anna Foglietta 
?e Alessandra Costanzo, Angelo Tosto, Cecilia Di Giuli, Gaia Lo Vecchio, Giorgia Boscarino, Liborio Natali, Olga Rossi, Sabrina Knaflitz, Stefania Ugomari Di Blas ?
ideazione scenica Alessandro Gassmann ?
costumi Mariano Tufano ?
musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi 
?disegno luci Marco Palmieri
videografie Marco Schiavoni
fotografie di scena di Ombretta De Martini?

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