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Soccorsi a -15 tra i ghiacci dell'Alaska: così il "viaggio della vita" al Magic Bus è diventato un libro

Il gruppo di viaggiatori, tra cui tre romani, reduci dall'avventura sulle orme di Into the Wild raccontano 'The next travel - L'ultimo viaggio al Magic Bus' (Orme): sono stati tra gli ultimi a vedere l'iconico bus di Christopher McCandless prima della rimozione

“Quando ci siamo entrati, inconsciamente abbiamo trattenuto il respiro. Diversi attimi in apnea per non intaccare la sacralità del luogo”. Poi il silenzio, la sorpresa, il coronamento di un sogno e la consapevolezza di aver raggiunto una meta ambita, di esserci arrivati superando numerose difficoltà. Così si sono sentiti i cinque viaggiatori (tra cui tre romani) all’arrivo al Magic Bus, quello reso noto dall’avventura di Christopher McCandless, alias Alexander Supertramp, la cui storia ha ispirato prima il libro Nelle terre estreme di Jon Krakauer e poi il film di Sean Penn, Into the Wild.

Sulle orme di Into the Wild verso il Magic Bus

Il bus numero 142 è diventato iconico, meta di omaggi e pellegrinaggi continui. Nel giugno scorso la Guardia Nazionale dell’Alaska lo ha rimosso “per motivi di sicurezza”: diversi i turisti rimasti feriti, bloccati e addirittura scomparsi lungo il sentiero verso il Magic Bus. Anche i cinque viaggiatori italiani, parte di un gruppo inizialmente di sette, sono stati soccorsi tra i ghiacci dell’Alaska, a -15 gradi tra neve, gelo e alci.

The next travel - L’ultimo viaggio al Magic Bus

Restano tra gli ultimi ad aver visto il Magic Bus nelle terre estreme dell’Alaska: un’avventura che è diventata un libro The next travel - L’ultimo viaggio al Magic Bus (Orme Editore). Un emozionante racconto di amicizia, ai confini del mondo. Un libro scritto a sei mani che ripercorre passo passo “il viaggio della vita” di David De Giorgio, Matteo Gabrieli, Daniele Bertè, Tommaso Galletti, Roerto Rizzitiello, Valerio Tauro. Dopo averli intervistati al rientro a Roma dopo essere stati soccorsi nel gelo dell’Alaska, RomaToday li ha incontrati per parlare del libro già in distribuzione. 

Tra i ghiacci dell'Alaska come Into the wild: parla uno dei romani soccorsi a -15 gradi 

Come è nata l’idea di scrivere un libro sull’ultimo viaggio al Magic Bus?

Qualcuno di noi aveva sicuramente già in testa l’idea di fare qualcosa per ricordare questo viaggio così strepitoso. Quando nel giugno scorso hanno spostato il Magic Bus, Lucio Biancatelli di Orme Editore, ci ha cercati e proposto di scrivere un libro per raccontare la nostra avventura. Siamo rimasti entusiasti della proposta, per l’opportunità di poter avere un ricordo tangibile di quel viaggio per noi così significativo. 

Nella vita non siete però propriamente degli scrittori...

In effetti la cosa più difficile nella fase iniziale è stata coordinare sei teste, capre l’impostazione del libro e tenere una linea. Ma forse è stato più difficile a dirsi che a farsi.Il risultato poi è venuto naturale: nel libro sono rappresentati tutti i punti di vista, emerge il carattere di ciascuno e anche il modo in cui ognuno di noi ha affrontato quell’avventura.

Quali sono i capitoli ai quali siete più legati?

Sicuramente quello dell’arrivo al Magic Bus. Tutti esprimiamo quello che abbiamo provato salendo in quel bus abbandonato: si capisce cosa trasmette e cosa ci ha spinti a fare un viaggio del genere. Poi c’è il capitolo della prima notte al gelo, quando due di noi decidono di abbandonare il percorso per problemi fisici e timori: l’amarezza di dover abbandonare un sogno per motivi importanti.

A quasi un anno da quel viaggio, che cosa vi rimane di un’esperienza così estrema?

E’ come se fossimo tornati ieri. L’emozione che abbiamo provato li è ancora viva. Scrivere il libro ha riacceso tutto, pure la tensione. Anche oggi mentre lo raccontiamo abbiamo i brividi. Ripercorrere passo dopo passo quel che abbiamo vissuto nelle terre estreme dell’Alaska è emozionante, ci riempie di adrenalina e di gioia. Sicuramente quel che oggi rimane è il ricordo di una bellissima esperienza, irripetibile e probabilmente ineguagliabile. Questo è stato il viaggio della vita. 

Che cosa ne pensate della rimozione del Magic Bus?.

La notizia ci ha particolarmente toccati, sapere che dopo quell’esperienza che per noi è stata così travolgente lo hanno rimosso ci provoca un mix di emozioni che non sapremmo nemmeno descrivere. Quello verso il Magic Bus è un viaggio emotivamente impegnativo, quasi spirituale: è un peccato che altri non possano goderne. Sicuramente (ridono ndr.) non è colpa nostra o di altri viaggiatori che si sono trovati in difficoltà se le autorità hanno deciso di portare via il bus 142: ma forse, e lo diciamo senza alcuna pretesa di avere certe competenze, si poteva cercare un compromesso e non una soluzione così netta. 

Diciamo che il compromesso potrebbe essere la nuova collocazione del Magic Bus, al Museo del Nord dell'Università dell'Alaska. Ora è nel cortile, in mezzo agli alberi…

Ma non è la stessa cosa. Ci piange il cuore a sapere della fine di un pellegrinaggio tra neve e ghiaccio verso il Magic Bus in favore di un sentiero finto: così è stato svilito e snaturato un simbolo, non ha nulla a che vedere con la storia di McCandless. Siamo dispiaciuti: è difficile da spiegare e ancor più da capre. Era un pezzo d una bella storia, una storia importante di vita che non esiste più. Ci auguriamo che chi vuole vivere questa avventura possa arrivare ugualmente nella radura del Magic Bus: anche se non c’è più il bus rende sicuramente più onore a McCandless che farsi la foto in una sorta di set. 

Ma non è un viaggio per tutti, serve grande preprazione

Per quel viaggio noi ci siamo preparati per dei mesi: oltre all’attrezzatura adeguata, occorrono una grande tenuta fisica e mentale. Oggi siamo consapevoli che abbiamo fatto un viaggio irripetibile, che nessuno purtroppo da qui in avanti può replicare.  Il nostro “ultimo viaggio al magic bus” è un’esperienza che ci legherà per sempre. 
 

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