Cosimo Veneziano | Rompi la finestra e ruba i frammenti

  • Dove
    Roma
    Via Flaminia 122
  • Quando
    Dal 29/01/2018 al 10/02/2018
    Orario non disponibile
  • Prezzo
    Gratis
  • Altre Informazioni

 Il 29 gennaio 2018 inaugura ad AlbumArte la prima mostra personale a Roma di Cosimo Veneziano(Moncalieri 1983, vive e lavora a Leeds, UK) dal titolo Rompi lafinestra e rubai frammenti!, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, una mostra breve che porta a Roma un gruppo di lavori che ragionano sul concetto di monumento e corpo. Alcune opere sono state presentate nel 2016 presso il MEF - Museo Ettore Fico di Torino. La mostra inaugura il ciclo di mostre AlbumArte | Flash! * Il titolo che la curatrice ha voluto per la mostra “trae ispirazione da un’opera dello scultore lituano Mindaugas Navakas, vuole porsi come riflessione giocosa su quello che la storia della scultura / monumento, associata all’opera di Cosimo Veneziano, rappresenta oggi”.

Il lavoro sui monumenti e sul mutevole destino dell’opera pubblica fuori dal suo contesto temporale o politico, quello che rappresenta un monumento del passato quando cambia la mentalità dominante e cambiano i fatti reali di un luogo o di una nazione, o addirittura di tante nazioni quando sono sotto un unico regime, ha sempre generato proficue riflessioni dell’uomo intelligente. Non solo da parte di chi deve (o dovrebbe) conservare il monumento come testimonianza di un evento passato, ma anche di chi ha saputo leggere in quelle opere dell’altro. Per esempio, nei paesi governati da dittature, il monumento pubblico assume un ruolo celebrativo preciso, talmente impregnato di significati che è la prima cosa che si distrugge quando quel regime cade. Nei boschi deipaesi dell’ex URSS, ci sono dei suggestivi depositi di monumenti non più utilizzabili, perché quello per cui sono stati eretti non esiste più o non vuol essere ricordato da nessuno. Oppure altre opere pubbliche del passato anche prossimo, finiscono per non avere più il potere di testimoniare qualcosa di attuale importanza, perché la fama o il fine di quell’opera è stato decontestualizzato dallo scorrere spesso incalzante di altri eventi. Perciò non solo il monumento al dittatore deposto, ma anche la targa di un Istituto che ha dato lavoro a molte persone e che oggi giace abbandonato e devastato dall’incuria e che prima, all’epoca dei fatti, incuteva rispetto ed esprimeva autorevolezza. E proprio per quanto fosse prima interprete delle proiezioni di chi lo ammirava o al quale era destinato, ecco che nella sfera pubblica del monumento e dell’opera pubblica, comincia a insinuarsi, differenziandosi, oltre allo sguardo, il sentire dell’altro, che è il singolo. I singoli. La comunità presa talmente in forma di particolare, che si frammenta e diventa l’individuo. Non quel singolo che ha ispirato il monumento ma quello per cui è stato realizzato, cioè l’individuo ed entriamo perciò nella sfera personale. È qui che Veneziano indaga ed è in queste pieghe che l’artista formula ipotesi diverse. Non è un riciclo della materia, ma una reinterpretazione della materia superstite che suscita la riflessione di Cosimo Veneziano, proprio nel momento in cui da pubblico diventa privato e lo diventa perché l’artista comincia qui a considerare il coinvolgimento di altre storie più piccole, ma evidentemente per lui, non più banali. Scompone e frantuma l’idea di opera pubblica e la riporta tra noi, con quello che resta e dandogli un’altra vita, perché la sua vita è insita nell’interpretazione.

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