Che ne resta di noi? Gli attori-detenuti al Teatro Argentina

Mercoledì 12 luglio (ore 21), nell’ambito della vetrina sulla coreografia contemporanea, IL TEATRO CHE DANZA, il palcoscenico del Teatro Argentina accoglie Che ne resta di noi?, una partitura fisica che non segue un filo narrativo, ma procede per associazioni poetico-musicali maturate durante un processo di improvvisazioni del gruppo di lavoro di alcuni attori-detenuti del carcere di Milano-Bollate, coordinati dalla regia di Michelina Capato Sartore, in collaborazione con Renato Gabrielli, la coreografa Claudia Casolaro e l’allenatrice del “senso teatrale” Matilde Facheris. 

Sei figure umane in continuo, inquieto movimento su una scalinata che si protende verso l’alto ma che non porta ad alcun cielo, immerse in una totale assenza di parole. Questi elementi danno vita ad un lavoro registico, drammaturgico e coreografico che nasce a partire da un profondo interrogativo che sembra aleggiare sulla scena, tra gli attori e il pubblico: che ne resta dei sei personaggi, una volta sottratti la fame di sesso e potere, la solitudine che si riflette nella ripetizione ossessiva dei gesti e l’attaccamento disperato ad abitudini e oggetti? Che ne resta degli spettatori che li osservano muoversi, nel momento in cui si dissolve la presunzione di sentirsi diversi da loro, forse migliori? Che ne resta di noi? cerca risposte attraverso i corpi e i loro frenetici movimenti, seguendo una drammaturgia che si affida ad associazioni poetico/musicali senza un vero e proprio percorso narrativo. Una performance che grida senza parole con la potenza dei gesti e degli interrogativi.

Il carcere di Milano-Bollate è considerato un “modello” non soltanto in Italia ma a livello europeo. Al suo interno operano diverse cooperative, tra cui e.s.t.i.a., con lo scopo di avviare chi ha scontato la pena al lavoro appreso e intrapreso durante la detenzione: un percorso di inserimento in settori inerenti attività quali tipografia, falegnameria, computer e video, panetteria e pasticceria, sartoria, floricultura, e ancora tecnico teatrale e corsi per attori. Infatti, attività cardine della cooperativa e.s.t.i.a. è il teatro, che vanta numerose produzioni e laboratori ormai consolidati. Alla base del lavoro teatrale risiede un processo educativo non formale, parte fondante e integrante del percorso di reinserimento sociale delle persone: le statistiche registrano che la recidiva è più bassa (il 6%) fra chi ha seguito i corsi teatrali.
 

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