Carmine Leta. Nel giardino magico. Scultura e nuove tecnologie

“Di Natura arte par, che per diletto, l’imitatrice sua scherzando imiti”
(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, XVI-X)

Il Giardino incantato della maga Armida, che nella confusione dei sensi ci riporta ad una realtà altra, si concretizza nel parco della Link Campus University: le sculture di Carmine Leta, con l’ausilio della tecnologia, vivono e dialogano con il pubblico in uno scenario naturale di antica memoria.
Quale luogo migliore del parco del Casale di San Pio V, costruito proprio negli anni in cui Torquato Tasso creava il suo poema, per ricreare il sovversivo luogo di delizie in cui Rinaldo rischiò di perdere sé stesso?
Quale artista più adatto di Carmine Leta, demon fabro al servizio della magia, che disegna sculture di ferro e di aria, concepite fin dall’origine in simbiosi con il Cielo e la Terra?
Il locus amoenus rinascimentale torna a vivere nel fondamentale ribaltamento dialettico dell’arte contemporanea. Grazie a degli effetti sonori, sono le opere a rivolgersi a noi spettatori: non forniscono risposte, ma al nostro passaggio pongono domande essenziali sulle quali meditare.

Tutto cominciò nel παράδεισος /parádeisos, luogo perfetto in cui l’anima si rigenera a confronto con la Natura. Dai greci ai cristiani il concetto è salvo: la rigenerazione è rinascita, dall’Eden all’Eden, andata e ritorno.
Carmine Leta costruisce per noi una nuova percezione spazio temporale che ci pone al cospetto di un mondo dal quale il peccato è bandito, in cui la seduzione è un rito eterno e necessario, in cui Vita provvede continuamente a conservarsi, si evolve e si ricrea a prescindere dall’Umanità.
Così l’aura magica di Armida pervade il giardino, ci chiama a seguire il viaggio iniziatico perché anche noi, come Rinaldo, possiamo alla fine ritrovarci. (P.F.)

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