Cardía: il debutto italiano al Teatro Olimpico

Dopo l’inaugurazione affidata al nuovo spettacolo Raíces Tango di Miguel Ángel Zotto, la settima edizione del Festival Internazionale della Danza di Roma della Filarmonica Romana e Teatro Olimpico prosegue con un altro nuovo spettacolo, al suo debutto in Italia, di un altro carismatico talento, questa volta proveniente dalla Spagna: si tratta del coreografo e ballerino di Saragozza, il maggior virtuoso al mondo dell’antica danza spagnola della jota, Miguel Ángel Berna, che mercoledì 12 e giovedì 13 aprile (ore 21) presenta Cardía un lavoro firmato a quattro mani insieme alla ballerina Manuela Adamo, con partecipazione di uno dei maggiori attori e scrittori salentini Brizio Montinaro. Sulla scena, insieme a Manuela Adamo, Miguel Ángel Berna con la sua compagnia e cinque musicisti diretti da Francesco Loccisano, un ospite d’eccezione, il ballerino turco, esperto di danza tradizionale dei Sufi, Ziya Azazi e la cantante salentina Maria Mazzotta presenza abituale del concertone della Notte della Taranta, una delle voci più amate del repertorio tradizionale salentino.

Ad introdurre lo spettacolo è Andrea Carlino, professore di Storia della medicina dell’Università di Ginevra, che ha collaborato con gli artisti per il nuovo spettacolo: “Cardía è un viaggio nell’anima di due regioni del sud d’Europa: l’Aragona e il Salento. Terre distanti, si dirà, oggi diverse, addirittura estranee, benché abbiano condiviso un tratto di storia quando agli albori dell’età moderna gli aragonesi governarono l’Italia meridionale. Eppure, scavando nelle tradizioni, nella memoria popolare, nei recessi del patrimonio immateriale di queste terre si scorgono affinità inaspettate, curiose coincidenze, tracce, forse, di una patria culturale comune: musiche e balli per curare il mal-essere miticamente generato dal morso di un ragno o di uno scorpione; canti e lamenti di prefiche che accompagnano la straziante separazione dei morti dai vivi; coltelli e bastoni che maneggiati con maestria riproducono in un disegno coreutico perfetto la tensione di scontri e duelli. Segni che attestano una sensibilità comune, modi analoghi che le tradizioni popolari, superando i confini posti dalla storia, preservano e tramandano per scandire i tempi e i fatti della vita.

I gesti, le danze, le musiche e le parole che compongono Cardía sono, dunque, quelli che nei secoli, per coincidenza o per convergenza, hanno dato voce in queste due regioni agli accadimenti che segnano il volgere dell’umana avventura, quelli che irrompono nel quotidiano e sembrano alterare per sempre l’ordine del mondo, quelli che agitano le passioni, alterano gli equilibri, scompaginano l’esistenza. Amore, disperazione, follia; sofferenza, malattia, remissione del male; i conflitti che scuotono il quotidiano, per rabbia, onore o vendetta; la morte, soprattutto, l’estremo dramma della perdita di una persona cara; e poi la vita, di nuovo, che festosamente ricomincia. Sono questi gli aspetti di un ciclo vitale costellato di emozioni, gioie e dolori che, in Aragona come in Salento, sono narrate, commentate, addomesticate da rituali, canti e poesia.

Elemento centrale di questa vicenda mondana e delle sue rappresentazioni, nella storia viva come in questo spettacolo, è il cuore - cardia, sacello dell’anima sensibilis. Nella cultura dell’antica Grecia, in particolare quella che sistematizzata da Aristotele e che è a fondamento di tanta parte della civiltà occidentale come di quella araba, il cuore è l’organo che sente, tripudia e patisce. Battendo, attraverso il fluire del sangue, irradia lo spirito vitale, il sentire che anima, muove e commuove tutto il corpo. Ecco perché Cardía: cos’altro sono musica, danza e rituali se non prodigiosi artifici elaborati per commuovere (cum movere), per muovere insieme, per accordare i battiti del cuore e i flussi del sentire?

Non a caso cardía è vocabolo ricorrente nel repertorio tradizionale di canti d’amore e di lamentazioni funebri in grico, nell’odierna Grecìa salentina: un cuore composto da quattro foglie chiuse a bocciolo, recita uno di questi componimenti raccolti e studiati alcuni anni fa da Brizio Montinaro. Quattro come le cavità anatomiche del cuore. Quattro come i tempi in cui s’articola questo spettacolo, elaborando le suggestioni offerte da quegli elementi ricorrenti nella cultura popolare del Salento e dell’Aragona: l’amore e la follia; il duello; la disperazione del lutto; la festa collettiva”. 

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